Nata nel 2009 con l’idea di concentrare calcolo, rete e storage in un unico stack – il modello dell’iperconvergenza -, Nutanix ha negli anni esteso e cambiato il proprio perimetro di azione ed oggi si posiziona sul mercato con la proposta di una piattaforma per la gestione di risorse, dati e applicazioni negli ambienti IT eterogenei e complessi.
Chiuso l’evento globale .Next 2026 a Chicago (.Next on Tour invece fa tappa a Roma il 17 giugno), è tempo di fare il punto con Albert Zammar, da gennaio country manager di Nutanix per l’Italia. Un’occasione per leggere, anche nella prospettiva del mercato nazionale, come Nutanix indirizza la transizione tecnologica in corso, accelerata ora dall’intelligenza artificiale. “Il concetto di data center in a box nel tempo ha mostrato i suoi limiti e non è più riuscito a soddisfare tutte le esigenze dei clienti”, esordisce Zammar. Da qui il salto verso una logica differente: “Oggi Nutanix offre la sua piattaforma, la Nutanix Cloud Platform, per gestire dati e applicazioni nelle architetture distribuite – dall’edge al cloud (pubblico, privato e gestito) – che per funzionare nel modo migliore devono essere governate da un’unica console di controllo su workload e infrastrutture”.
Nutanix, proposta di piattaforma aperta per il cloud distribuito
Una proposta di piattaforma richiede poi, per essere efficace, di rimanere un sistema aperto. Da qui l’ampliamento progressivo dell’ecosistema di partner: dallo stack proprietario l’azienda si è aperta a soluzioni di storage di terze parti come Everpure (ex Pure Storage) e, proprio a Chicago, ha annunciato l’accordo con NetApp per gestire all’interno della propria piattaforma anche il sistema operativo Ontap. “NetApp ha una grande penetrazione nel mid market italiano, un segmento importante per il nostro Paese”, osserva Zammar, la partnership quindi si rivela strategica anche in relazione alle azioni di business. Restano consolidate le partnership con i produttori di server che ospitano il software Nutanix — Cisco, Dell, HP e Lenovo — ma l’azienda resta aperta ad ulteriori nuovi ingressi (per esempio Fujitsu).
Albert Zammar
" data-large-file="https://i2.wp.com/inno3.it/wp-content/uploads/2026/05/Albert-Zammar_Dentro.jpg?ssl=1" class="size-full wp-image-155491" fifu-data-src="https://i2.wp.com/inno3.it/wp-content/uploads/2026/05/Albert-Zammar_Dentro.jpg?ssl=1" alt="Albert Zammar" width="360" height="426" srcset="https://i2.wp.com/inno3.it/wp-content/uploads/2026/05/Albert-Zammar_Dentro.jpg?ssl=1 360w, https://inno3.it/wp-content/uploads/2026/05/Albert-Zammar_Dentro-254x300.jpg 254w, https://inno3.it/wp-content/uploads/2026/05/Albert-Zammar_Dentro-355x420.jpg 355w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px"/>Di fatto la strategia si muove nel solco delle fotografie e dei numeri degli analisti. Sono quelli dell’ottava edizione dell’Enterprise Cloud Index, l’indagine condotta per Nutanix da Wakefield Research nel novembre 2025 su 1.600 dirigenti IT di aziende con almeno 500 dipendenti in quattordici Paesi, Italia compresa.
Zammar: “Due gli elementi che emergono: la centralità del cloud sovrano, con la richiesta diffusa di mantenere una governance locale del dato, e i rischi legati ai silos organizzativi nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Mentre sul fronte infrastrutturale, il report fotografa una domanda crescente di capacità di calcolo che mette sotto pressione gli ambienti esistenti e spinge verso il cloud distribuito“. È in questo scenario che si colloca il posizionamento di Nutanix nel Magic Quadrant for Distributed Hybrid Infrastructure di Gartner. Zammar ne sottolinea due aspetti: nel quadrante in alto a destra figurano cinque aziende e tra queste Nutanix risulta terza per capacità di execution. “Pur essendo un player di dimensioni minori rispetto ad alcuni competitor, la capacità di Nutanix su questo punto rispecchia il grado di soddisfazione dei clienti”, afferma, ricordando inoltre che il Net Promoter Score dell’azienda è da oltre dieci anni superiore al 90%.
L’evoluzione tecnologica per gli scenari Agentic AI
Sul piano tecnologico, gli annunci di .Next ruotano attorno all’Agentic AI. Con Nutanix Agentic AI l’azienda ha creato una sorta di gateway tra gli agenti di intelligenza artificiale e l’infrastruttura, integrato con la console per la governance. “Il nodo – spiega Zammar – è sempre la gestione efficiente delle risorse: le applicazioni basate su AI richiedono una capacità computazionale ingente e troppo spesso si ricorre all’over provisioning di Gpu e Cpu”. Invece bisogna poter capire “quando gli agenti AI stanno usando una determinata capacità e quando no per saperla distribuire in maniera lineare, così da efficientare le disponibilità senza fare over provisioning”, riprende il country manager.
Nel solco delle risorse per la migliore gestione delle modern applications si colloca invece la proposta Nkp Metal, che estende la capacità di Nutanix Kubernetes Platform al deployment di container direttamente su bare metal, senza necessità di un hypervisor: “Una funzionalità preziosa nelle periferie dell’infrastruttura, dove la maggior parte delle applicazioni viene oggi sviluppata”. Macchine virtuali e architetture a microservizi, ricorda infatti Zammar, “sono destinate a coesistere a lungo all’interno della piattaforma”.

Sul fronte dei dati, Nutanix Unified Storage 5.3 estende le funzionalità di smart tiering a Google Cloud e OvhCloud, “e permette di spostare automaticamente i carichi di lavoro meno pregiati su storage meno costoso”. A orchestrare la capacità di individuare i dati più utilizzati è Nutanix Cloud Manager, la console di gestione della piattaforma. Annunciata anche la versione 2.0 di Nutanix Data Lens, la funzione di visibilità che cataloga dati strutturati e non strutturati e segnala le anomalie negli accessi: “Può essere eseguita sia in cloud sia on-premise, anche in ambienti air gapped, con un’analisi dei log in tempo reale che permette di intercettare gli accessi anomali prima che si traducano in un problema di sicurezza”, tiene a specificare Zammar.
Rilevante, per gli scenari di Agentic AI, arriva anche l’integrazione certificata con MongoDB, database sempre più utilizzato per le ricerche vettoriali tipiche delle applicazioni di Rag (Retrieval-Augmented Generation). Ospitare un database certificato all’interno dello stack Nutanix, ricorda Zammar, “consente di sfruttare le funzionalità della piattaforma – come Nutanix Database Service – per garantire tempi di ripristino estremamente contenuti, con valori di Rto e Rpo prossimi al real-time grazie alla raccolta combinata di log e snapshot”.

L’apertura dell’ecosistema resta il filo conduttore degli annunci: a Chicago hanno partecipato circa 200 partner, non solo i produttori di server e storage, ma anche aziende come Amd e Nvidia. In particolare, Amd ha siglato una partnership e accordi di investimento in Nutanix “per sviluppare congiuntamente una piattaforma ad alto potere di calcolo, abilitando i server con Gpu Amd a gestire i workload portati avanti dall’Agentic AI”. Sul piano della sovranità, l’azienda ha inoltre annunciato la disponibilità su Aws GovCloud e all’interno di Aws European Sovereign Cloud, per garantire che i dati restino confinati nell’Unione Europea e rispondano alle normative comunitarie. Pensato in modo specifico per i service provider è invece “il potenziamento delle funzionalità multitenant della piattaforma, che consente di servire più clienti dallo stesso data center nel rispetto delle normative”.
Nutanix nel mercato italiano
L’azienda incontra in Italia un mercato in crescita, alimentata dalla consapevolezza per cui oggi conviene adottare una dual vendor strategy. “E Nutanix è forse l’unico vendor che può rappresentare una dual vendor strategy per esigenze e su binari diversi”, afferma Zammar. Su un’unica piattaforma si gestiscono infatti container, macchine virtuali e database. Il fatto che la distribuzione Kubernetes dell’azienda sia basata su Vanilla — di fatto Kubernetes “puro” – riduce il lock-in, mentre l’hypervisor nativo Ahv permette di ospitare i server virtuali esistenti.
Il mercato di Nutanix in Italia incrocia poi i bisogni della media impresa, come dell’enterprise, nei diversi vertical. Zammar: “La pubblica amministrazione, centrale e locale, si conferma ricettiva anche grazie alla spinta del Pnrr; banche e assicurazioni guardano alla regulation e al cloud sovrano, con la necessità di avere evidenza dei dati sensibili; ma sposano la nostra proposta anche manifatturiero, servizi e commercio.
La dual vendor strategy, diventa poi tanto più rilevante quanto cresce la dimensione dell’azienda e del suo IT ma oggi le aziende devono fare i conti anche con la carenza di hardware, che riguarda l’intero mercato IT.
Per Nutanix, paradossalmente, questa situazione ha accelerato i trend già in corso. “E infatti stiamo allargando la compatibility list e i processi di certificazione sono molto più veloci rispetto al passato”, spiega il country manager, anche verso piattaforme prima escluse. Con una nota: il vero ostacolo, più ancora dei costi, è il delivery time. “Ma in Italia – assicura Zammar – di fatto non si registrano progetti cancellati su queste criticità, anche perché diversi hardware vendor hanno definito liste di priorità con tempi di consegna che oggi sono nell’ordine più che accettabile di due-tre settimane”.
Valutazioni di convenienza prioritarie sono poi quelle che riguardano le migrazioni dalle piattaforme di virtualizzazione tradizionali. Dopo lo shock iniziale legato alla revisione delle politiche di pricing e di customer care dell’incumbent (leggi Vmware by Broadcom, Ndr.), molte aziende che non si erano mosse in anticipo stanno ora affrontando una seconda fase di confronto, complice l’avvicinarsi delle scadenze di supporto. E il prezzo non è comunque l’unico motore della scelta: “Il driver fondamentale deve essere la consapevolezza che è necessario dotarsi di una piattaforma che guardi al futuro, in grado di raccogliere tutti i moderni workload”, chiosa Zammar. E a supporto, l’azienda mette a disposizione servizi professionali gratuiti, in grado di accompagnare i clienti nella migrazione.
Sul piano strategico gli obiettivi in Italia restano crescita, redditività e una struttura organizzativa adeguata a sostenerle, con un’attenzione particolare alle persone e alla capacità del team di lavorare in modo coeso. Il mercato italiano è organizzato in cinque territori — con la Lombardia gestita a sé, accanto a Nord-est, Nord-ovest, Centro e Sud — e due filiali, a Milano e Roma, affiancate da un team di inside sales basato a Barcellona. Sul perimetro competitivo l’ottimismo è alto: “Siamo in grado di gestire in modo nativo la virtualizzazione, i container e i database certificati all’interno della stessa infrastruttura”, chiude Zammar. Un’unicità che trova terreno di crescita fertile soprattutto presso i clienti consapevoli di dover modernizzare l’infrastruttura per i carichi di lavoro con l’Agentic AI.
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Mario De Ascentiis
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