Hegseth blocca le promozioni nella Marina, nuova bufera sul Pentagono di Trumpc – JUORNO.it / IL GIORNO


Il capo del Pentagono Pete Hegseth finisce ancora al centro delle polemiche. Secondo ricostruzioni della stampa americana, il segretario alla Difesa avrebbe bloccato e sottoposto a nuova verifica la lista di promozioni di diversi ufficiali della Marina già selezionati da alti ammiragli.

La decisione riguarda ufficiali destinati al grado di ammiraglio a una stella e avrebbe inciso anche su profili femminili e afroamericani. Da qui l’accusa politica: non una valutazione fondata solo sul merito professionale, ma una scelta coerente con la linea anti-woke adottata da Hegseth sin dal suo insediamento.

Le accuse sulla linea anti-woke

La vicenda tocca un punto sensibile dell’amministrazione Trump: la battaglia contro le politiche di diversità, equità e inclusione nelle istituzioni federali e nelle Forze armate.

Secondo i critici, il blocco delle promozioni rischia di violare la tradizione di un sistema militare formalmente apolitico e basato sul merito. Hegseth, invece, ha costruito la propria linea pubblica proprio sull’idea di liberare il Pentagono da ciò che considera condizionamenti ideologici.

Il risultato è un nuovo scontro sulla natura delle Forze armate americane: apparato tecnico e professionale sottratto alle battaglie culturali, oppure istituzione da riallineare politicamente alla visione del presidente.

La nuova stretta sui media

La bufera sulle promozioni arriva mentre il Pentagono è già sotto accusa per la nuova stretta sui giornalisti. L’area dell’ufficio stampa è stata riclassificata come spazio riservato, con conseguente divieto di accesso ai reporter.

La motivazione ufficiale riguarda la presenza di personale impegnato nella preparazione di discorsi e documenti sensibili. Ma per molte testate si tratta di un altro passo nella limitazione della trasparenza e della libertà di informazione all’interno del Dipartimento della Difesa.

Il rapporto tra il Pentagono di Hegseth e la stampa è ormai deteriorato. Le restrizioni sugli accessi, le regole più rigide per i corrispondenti e le contestazioni giudiziarie aperte da alcune testate hanno trasformato la comunicazione militare in un fronte politico.

Il malumore anche tra i repubblicani

Hegseth resta uno dei volti più divisivi dell’amministrazione Trump. I democratici lo attaccano frontalmente, ma il malumore cresce anche in settori repubblicani, soprattutto per la gestione della crisi con l’Iran e per il costo politico di una linea percepita come sempre più conflittuale.

Il Pentagono è al centro di dossier delicatissimi: guerra con l’Iran, deterrenza, rapporti con Israele, sicurezza nel Golfo, ruolo degli Stati Uniti nella Nato, controllo dell’informazione militare. Ogni mossa di Hegseth viene letta dentro questo quadro.

Il fondo anti-weaponization si ferma

Un altro fronte riguarda il Dipartimento di Giustizia. Il governo ha fatto sapere che rispetterà l’ordinanza di un giudice federale che ha sospeso temporaneamente il fondo anti-weaponization da quasi 1,8 miliardi di dollari.

Il fondo era stato presentato come uno strumento per risarcire chi sostiene di essere stato vittima di persecuzioni politiche o di un uso strumentale della giustizia. Ma il progetto ha provocato fortissime polemiche, anche tra i repubblicani, perché avrebbe potuto indennizzare alleati di Trump e perfino soggetti coinvolti nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

Il nodo del contenzioso fiscale di Trump

Il fondo nasceva nel quadro di un accordo più ampio collegato al contenzioso tra Trump e l’Irs, l’Agenzia delle entrate americana, per la diffusione delle dichiarazioni dei redditi dell’ex e attuale presidente.

La parte più controversa del provvedimento riguarda anche il possibile scudo fiscale a favore di Trump e della sua famiglia. Il rischio politico era evidente: trasformare uno strumento pubblico in un meccanismo percepito come tutela personale del presidente e dei suoi alleati.

Le critiche del Congresso hanno inciso. La Casa Bianca non vuole mettere a rischio il resto della propria agenda, in particolare i fondi per le politiche di contrasto all’immigrazione illegale.

Primarie e midterm, il test della California

Intanto gli Stati Uniti votano in diversi Stati in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il test più importante è in California, dove si tiene il primo turno per la successione al governatore Gavin Newsom, arrivato al limite dei mandati e considerato un possibile aspirante alla corsa presidenziale del 2028.

Il sistema californiano prevede che i primi due candidati, indipendentemente dal partito, vadano al ballottaggio. La scheda è affollatissima, con oltre sessanta nomi, in uno Stato da circa quaranta milioni di abitanti e a forte impronta democratica.

Becerra avanti, corsa aperta per il secondo posto

Gli ultimi sondaggi indicano in testa Xavier Becerra, ex segretario alla Salute dell’amministrazione Biden. Per il secondo posto la corsa appare più aperta, con il democratico Tom Steyer e il repubblicano Steve Hilton tra i nomi più competitivi.

Trump ha dato il proprio sostegno a Hilton, cercando di trasformare anche il voto californiano in un test nazionale. In uno Stato tradizionalmente democratico, l’obiettivo repubblicano non è solo arrivare al ballottaggio, ma sfruttare la frammentazione del campo avversario.

Redistricting e scontro sui collegi

In California si vota anche su un tema tecnico ma politicamente decisivo: la nuova mappa dei distretti elettorali per la Camera. La ridefinizione dei collegi arriva dopo la Proposition 50 e viene letta come risposta democratica alla scelta del Texas di ridisegnare i propri confini congressuali per favorire distretti a orientamento repubblicano.

Il redistricting è diventato una delle armi più rilevanti nella battaglia per il controllo della Camera. Non si tratta solo di confini geografici, ma di potere politico, equilibrio tra partiti e possibilità di conquistare o mantenere la maggioranza al Congresso.

Los Angeles, Bass cerca il secondo mandato

A Los Angeles la sindaca uscente Karen Bass si ricandida per un secondo mandato. Deve però affrontare una doppia sfida: da sinistra, con la candidatura dell’ex alleata Nithya Raman; da destra, con la candidatura della star dei reality Spencer Pratt.

Anche qui lo scenario più probabile è il ballottaggio di novembre. Los Angeles resta una città simbolo per i democratici, ma attraversata da tensioni fortissime su sicurezza, casa, immigrazione, povertà urbana e gestione dell’ordine pubblico.

Una giornata che misura la tenuta di Trump

Promozioni militari bloccate, media sotto pressione, fondo anti-weaponization sospeso, voto in diversi Stati. La giornata americana racconta un’amministrazione Trump che continua a governare attraverso lo scontro.

Hegseth è il volto più evidente di questa linea dentro il Pentagono. Il Dipartimento di Giustizia prova a difendere scelte controverse ma deve fare i conti con giudici e Congresso. Le primarie misurano invece la temperatura politica di un Paese già proiettato verso le midterm.

Il filo che unisce tutto è la radicalizzazione del potere federale. Trump e i suoi uomini vogliono cambiare in profondità l’apparato dello Stato. Ma ogni accelerazione apre nuovi fronti: nelle Forze armate, nella giustizia, nei media e nelle urne.


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 Anna Buono

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