Roland Garros amaro per l’Italia, Cobolli in finale tra imprese azzurre e maledizioni parigine – JUORNO.it / IL GIORNO


Parigi, o cara. O forse no. Per il tennis italiano, il Roland Garros 2026 resterà il torneo delle meraviglie e delle ferite, delle imprese e delle occasioni spezzate, della nouvelle vague azzurra capace di conquistare rispetto e applausi sulla terra rossa francese, ma anche di inciampare in una sequenza di sventure quasi impossibile da prevedere.

Alla fine, il nome che resta in cima alla copertina è quello di Flavio Cobolli, arrivato alla sua prima finale Slam senza giocare la semifinale tutta italiana contro Matteo Arnaldi, fermato da un virus a poche ore dall’ingresso in campo. Cobolli affronterà Alexander Zverev nella finale di domenica e da lunedì entrerà per la prima volta nella top ten del ranking Atp. Ma il modo in cui è arrivato all’ultimo atto lascia addosso più emozione che festa, più rispetto che euforia.

Arnaldi fermato dal virus prima della semifinale

Il colpo più crudele è arrivato proprio all’ultimo. Matteo Arnaldi, reduce da un torneo straordinario, è stato costretto al forfait prima della semifinale con Cobolli a causa di un malessere virale. Il ligure ha raccontato di essere stato colpito da vomito, febbre e brividi dopo una giornata che sembrava normale, con allenamento regolare e sensazioni positive.

La sua rinuncia ha trasformato una semifinale storica per il tennis italiano in una scena sospesa, quasi irreale. Da una parte la gioia inevitabile di Cobolli, proiettato verso la finale; dall’altra il dolore sportivo di Arnaldi, privato della possibilità di giocarsi sul campo il momento più importante della carriera.

L’immagine più bella è arrivata dopo, in conferenza stampa, con i due azzurri insieme. Cobolli ha reso omaggio al compagno e amico, spiegando di essere stato quasi sul punto di piangere alla notizia del ritiro. Parole semplici, ma forti: Arnaldi deve essere fiero di ciò che ha fatto e sta facendo. In un torneo pieno di strappi, quella scena ha restituito al tennis il volto più umano.

Prima Berrettini, poi Arnaldi: il derby mai davvero compiuto

La sfortuna italiana aveva già colpito nei quarti, quando Matteo Berrettini si era ritirato contro Arnaldi per un nuovo problema fisico. Il romano, ancora una volta costretto a fare i conti con il corpo, aveva lasciato via libera al ligure in un derby azzurro che avrebbe meritato un epilogo pieno e non un’altra uscita dolorosa.

Per Arnaldi era stata comunque la conferma di un torneo enorme. Il sanremese era arrivato fino ai quarti dopo una battaglia durissima contro Frances Tiafoe, durata oltre cinque ore, entrando nella storia del torneo per il tempo passato in campo. Un percorso di resistenza, fatica e qualità che ha dato la misura della sua crescita.

Proprio per questo il forfait in semifinale pesa ancora di più. Non cancella l’impresa, ma le toglie il finale che meritava.

Il crollo inatteso di Sinner

Nel romanzo azzurro di Parigi c’è anche la caduta più inattesa: quella di Jannik Sinner, numero uno al mondo e grande favorito del torneo. Il suo Roland Garros si è fermato al secondo turno contro Juan Manuel Cerundolo, dopo un match che sembrava sotto controllo e che invece si è trasformato in un crollo fisico e mentale.

Sinner, avanti due set, ha perso progressivamente energia, lucidità e controllo della partita. Un black out improvviso, in un torneo che sembrava poter essere quello della sua consacrazione definitiva sulla terra rossa parigina. La sconfitta ha aperto discussioni sulla gestione del caldo, della fatica e della preparazione, ma resta soprattutto uno dei risultati più sorprendenti dell’intero Slam.

Paolini, il piede e le lacrime

Anche Jasmine Paolini ha vissuto un Roland Garros difficile. Il problema al piede sinistro l’ha condizionata pesantemente e l’ha accompagnata fino a una conferenza stampa carica di emozione, nella quale la tennista azzurra non ha nascosto il dolore e la frustrazione per non essere al meglio.

Per una giocatrice che un anno prima aveva trovato a Parigi una delle vette più luminose della propria carriera, l’uscita anticipata è stata una ferita sportiva e personale. Non una semplice sconfitta, ma la sensazione di non aver potuto difendere le proprie possibilità con il corpo libero e la mente leggera.

Anche il doppio paga il conto

Alla lista delle sventure si aggiunge l’infortunio alla caviglia di Simone Bolelli, che ha condizionato la semifinale di doppio giocata insieme ad Andrea Vavassori contro Marcel Granollers e Horacio Zeballos, numeri uno del ranking mondiale. Anche qui, il tennis italiano era arrivato vicino a un altro traguardo di grande prestigio, ma ha dovuto fare i conti con un limite fisico nel momento decisivo.

È il filo rosso di tutto il torneo azzurro: qualità altissima, presenza costante nelle fasi importanti, ma anche una serie di ostacoli fisici e imprevisti che hanno impedito di misurare fino in fondo il reale valore del gruppo.

Il Roland Garros delle sorprese e delle occasioni spezzate

Questo Roland Garros è stato duro per clima, intensità e pressione. Ha visto cadere nomi pesanti, teste di serie importanti e favoriti della vigilia. Ha aperto spazio a giocatori partiti con poche possibilità sulla carta e diventati protagonisti, come Arnaldi nel maschile e la polacca Maya Chwalinska nel femminile.

Per l’Italia resta un torneo contraddittorio. Mai così tanti segnali di forza, mai così tante occasioni trasformate in rimpianto. Cobolli in finale è una notizia enorme, la conferma che il tennis azzurro non vive più soltanto attorno a un campione, ma dentro una generazione larga, competitiva, affamata.

Eppure Parigi lascia anche il sapore amaro delle partite non finite, dei corpi traditi, delle energie svanite sul più bello. Il Roland Garros 2026 sarà ricordato come il torneo in cui l’Italia ha capito di poter stare stabilmente tra le grandi del tennis mondiale. Ma anche come quello in cui la fortuna, almeno per una volta, ha scelto spesso l’altra metà del campo.


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 Anna Buono

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