E’ stato pubblicato nella collana “Economie regionali” della Banca d’Italia, che offre analisi aggiornate sull’andamento delle principali articolazioni territoriali dell’economia italiana, con approfondimenti sui sistemi produttivi locali, mercato del lavoro, credito e finanza, il report sull’economia pugliese.
Nel quale i numeri evidenziano come Taranto, con l’ex Ilva e il porto, abbia un’incidenza fondamentale nel settore industriale e dei traffici marittimi della regione. E come la lunga crisi del territorio ionico impatti notevolmente anche sui dati regionali.
Nel 2025 l’economia pugliese è cresciuta in misura contenuta:il prodotto sarebbe aumentato dello 0,4% a prezzi costanti (0,7 nel Sud e 0,5 in Italia).
Sull’andamento dell’attività economica regionale hanno influito la debolezza di industria e servizi e il calo dell’agricoltura, mentre il settore delle costruzioni ha registrato una marcata espansione.
Nel 2025 l’attività dell’industria pugliese è rimasta debole, in un contesto di elevata instabilità geopolitica e tensioni commerciali. Le indagini evidenziano una dinamica fiacca delle vendite nei principali comparti della manifattura; mentre nel siderurgico, continuano a rilevare le criticità dello stabilimento di Acciaierie d’Italia di Taranto, i cui livelli produttivi si sono mantenuti in linea con il 2024 e inferiori ai valori storici.
L’economia della Puglia, analogamente al resto del Paese, si è caratterizzata per una crescita molto contenuta nel corso degli ultimi 15 anni (1,1% a prezzi costanti in controtendenza rispetto al Sud (-1,9), ma significativamente inferiore a quello nazionale 3,2).
La dinamica è stata differenziata all’interno della regione, evidenziando nel 2023 un completo recupero dei livelli iniziali solo per le province di Bari (con livelli pro-capite superiori alla media regionale), Lecce e Barletta Andria-Trani (BAT).
L’andamento, così come quello della regione, è stato sostenuto dai servizi, a fronte di un calo degli altri settori.
Dell’espansione del terziario hanno beneficiato le province di Lecce (+1,7%) e BAT (1,0). Hanno invece mostrato un andamento nel complesso negativo Brindisi (-1,1%), penalizzata dalla dinamica del settore industriale e delle costruzioni, Foggia (-3,5), che, nonostante l’espansione dell’industria, ha risentito del calo di costruzioni e servizi, e soprattutto Taranto (-5,1%), anche per effetto dell’andamento negativo del comparto siderurgico, il valore aggiunto industriale si è ridotto di quasi la metà nel periodo di analisi.
L’andamento di lungo periodo ha visto alternarsi a livello regionale e provinciale fasi cicliche differenti. Negli anni della doppia recessione (2007-13) tutte le province pugliesi hanno subito flessioni prossime al 10%, con valori assoluti più elevati a Lecce e Taranto.
Nella successiva fase di ripresa (2014-19) il recupero è stato trainato soprattutto dallo sviluppo dei servizi e dell’industria a Bari, BAT e Lecce; Foggia, Brindisi e Taranto sono rimaste invece in una sostanziale stagnazione.
Analizzando le determinanti della crescita del valore aggiunto nell’orizzonte temporale considerato (2007-23), emerge che in Puglia l’incremento del tasso di occupazione ha più che compensato il calo della produttività del lavoro (misurata dal valore aggiunto per addetto), della popolazione e del suo invecchiamento.
Bari, nel confronto con le altre province, ha registrato il maggior incremento del tasso di occupazione, una contenuta flessione della produttività e un calo demografico marginale. Di contro, Foggia e soprattutto Taranto hanno risentito maggiormente della riduzione della produttività ma anche di andamenti peggiori della popolazione (per effetto prevalentemente della componente migratoria) e della quota di individui in età da lavoro.

Secondo le elaborazioni su dati del Registro statistico delle imprese attive dell’Istat, nella maggior parte delle province si è registrata una sostanziale stabilità della quota di lavoratori della manifattura ad alta tecnologia (2,8% nel 2023 in regione); rispetto al 2007, l’incidenza è risultata in crescita nella provincia di Taranto, dove si è però confermata lievemente inferiore alla media regionale.
La quota di addetti nella manifattura a bassa tecnologia (13,4 per cento a livello regionale, che riguarda settori come il tessile, l’abbigliamento, l’arredamento, l’alimentare) si è ridotta marcatamente in quasi tutte le province, e soprattutto a Taranto, dove è diminuita di 8,0 punti percentuali.
Sono cresciute in tutte le province sia la quota di addetti nei servizi a bassa intensità di conoscenza (al 48,1% nella media regionale) e quella nel terziario ad alta intensità di conoscenza (al 22,9).
Nel 2025 l’attività del settore industriale pugliese ha continuato a risultare debole, registrando un incremento dello 0,5 per cento rispetto al 2024.
Tra i comparti, hanno mostrato alcuni segnali positivi le aziende dell’energia, dell’estrattivo, dell’elettronica e quelle meccaniche, mentre hanno registrato maggiori criticità, quelle dell’alimentare, del tessile e della chimica. Nel siderurgico, la produzione dello stabilimento di Acciaierie d’Italia di Taranto è rimasta su livelli di poco superiori a 2 milioni di tonnellate di acciaio, un valore simile a quello del 2024 e di molto inferiore al limite stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale in vigore (6 milioni).
L’incertezza del contesto esterno potrebbe influire sugli investimenti di quest’anno, previsto in riduzione; per circa il 60% delle aziende il rischio geopolitico potrebbe influenzare le decisioni strategiche nel biennio 2026-27.

Il sistema portuale pugliese si distingue per la complementarità tra i suoi principali scali. Il porto di Bari è specializzato nei traffici ro-ro, relativi alla logistica commerciale, con una componente secondaria di container e rinfuse solide; quello di Brindisi combina ro-ro e rinfuse liquide, connesso con l’approvvigionamento di combustibili; lo scalo di Taranto, il più rilevante in termini di movimentazione mercantile, è orientato alle rinfuse solide e liquide e ai container, in forte integrazione con il polo siderurgico e le attività industriali pesanti.
Nel 2025 i porti pugliesi hanno movimentato circa 28 milioni di tonnellate di merci, il 5,6 per cento del totale nazionale.
I ro‑ro hanno rappresentato quasi un terzo del totale, mentre le rinfuse solide e liquide circa il 35 e il 22 per cento, rispettivamente. Tra il 2015 e il 2025 la movimentazione è diminuita di quasi un terzo, per effetto soprattutto del calo delle rinfuse solide di Taranto e Brindisi; a fronte di un dato nazionale in crescita del 3,0%.
Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli nella media del triennio 2020-22 (ultimo periodo disponibile) circa l’1,5% del valore dell’export nei paesi extra UE transitato dai porti italiani è riconducibile agli scali della regione.
Il bacino d’utenza del sistema portuale pugliese è costituito principalmente da imprese esportatrici localizzate in Puglia e in Calabria, Basilicata e Molise. Particolare rilevanza assume la rete portuale per la provincia di Taranto: più del 75 per cento delle esportazioni della provincia transita dai porti pugliesi, in larga parte da quello della città stessa. Nelle altre province della regione, la quota si colloca invece su livelli di molto inferiori.
Le principali categorie di merci esportate sono state i prodotti alimentari e chimico farmaceutici, i macchinari, le autovetture e i metalli, con quote del valore dell’export extra UE superiori al 10%. Rispetto al decennio precedente si è osservata una riduzione dell’incidenza dell’export di metalli di oltre dieci punti percentuali, dovuta soprattutto al ridimensionamento della produzione del polo siderurgico di Taranto.
Dati su cui andrebbe svolta, finalmente, una riflessione seria e definitiva sul futuro del territorio ionico.
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