Papa Leone XIV: mentre il Pontefice visita la Spagna, dove sembra risvegliare l’anima cattolica di cui vi sono tracce visibili sempre più deboli persino nella monarchia restaurata dal franchismo, noi riflettiamo sull’enciclica “Magnifica Humanitas” (MH). Pubblicata lo scorso 15 maggio e attesa da tempo, reca la data anniversaria della “Rerum Novarum” di Leone XIII del 1891. Mentre Papa Pecci prendeva di petto la questione sociale, Papa Prevost affronta quella tecnologica segnata dall’avvento dell’intelligenza artificiale (IA).
Al fondo, l’insegnamento della Chiesa riconduce sempre ogni questione alla sua vera radice, che è quella antropologica. Sia che si tratti di modi di produzione sia che si tratti di strumenti di cognizione, è l’essere umano ad essere chiamato in causa. L’uomo è parte del problema, ma anche della soluzione. Per la Chiesa, l’umanità non si smarrisce definitivamente a condizione di mantenere il proprio legame vitale di dipendenza con Dio creatore e Signore salvatore. MH è nel solco dell’essenziale della missione ecclesiale, che è l’annuncio del Vangelo (la buona notizia del Dio di Gesù Cristo) e di quello specifico corpus del proprio insegnamento storico, che è costituito appunto dalla dottrina sociale. La prima enciclica del nuovo Papa è inserita pienamente anche nella dimensione, relativamente nuova, in cui la Chiesa cattolica si colloca oggi sul piano sociale globale.
Una voce fra le tante?
Non possiamo sviscerare in modo approfondito i contenuti di un documento tanto lungo (245 paragrafi) e complesso. Accenneremo alla sua struttura e ai suoi temi essenziali, evidenziandone i numerosi spunti di riflessione.
MH è così strutturata: l’introduzione, cinque capitoli e la conclusione. Non è inutile considerare una formalità dell’enciclica. Nella sua intestazione, scompare (come già per Papa Francesco) l’identificazione dei destinatari. Un tempo, i documenti papali erano indirizzati alla Gerarchia (patriarchi, primati, arcivescovi, vescovi e altri ordinari dei luoghi); da san Giovanni XXIII in poi, i destinatari sono diventati anche i fedeli direttamente, nonché tutti gli uomini di buona volontà. Oggi, la conoscibilità universale e immediata dei testi rende apparentemente superflua qualsiasi precisazione. Il problema, però, non riguarda i destinatari, ma il mittente. Se non si rivolge anzitutto alla Chiesa, il messaggio è uno dei tanti che vengono lanciati nel mondo da chi ha una determinata riconoscibilità e gode di un certo credito. La “normalizzazione” della Chiesa appare ormai un dato acquisito.
L’IA è buona o cattiva?
Il tema centrale di MH non va dato per scontato in base alle attese da cui ne era stata preceduta la pubblicazione e nemmeno accontentandosi di volgarizzazioni riassuntive. Il senso dell’enciclica si trova scritto apertamente nell’intestazione, basta leggerlo: la custodia della persona umana nel tempo dell’IA. C’è già tutto l’essenziale. Dovrebbe essere scontato, ma giova comunque ribadirlo: non spetta alla Chiesa – che quindi non lo fa – proporre soluzioni tecniche a problemi scientifici, economici e tecnologici. Così, Leone XIV non ha scritto questo documento per dire come debba funzionare l’IA, quali possano essere i campi della sua applicazione, come contenere la sua tendenza energivora e via dicendo.
Il Papa dice: l’IA è un mezzo, per cui il giudizio di valore non verte su di esso, ma sui fini al cui servizio viene posto. L’IA dev’essere per l’uomo. Attenzione: diversamente non sarebbe il contrario, come verrebbe da sostenere parafrasando il detto evangelico sul sabato. Se non dovesse essere al servizio dell’uomo, l’IA verrebbe piegata a mettere grandi porzioni dell’umanità sotto altri uomini, pochi e molto influenti. Ci sembra che qui stia uno dei meriti principali di MH: dire finalmente con chiarezza che, per quanto possano essere evolutivi (cioè, infrastrutture originariamente destinate a svilupparsi nel tempo interagendo con le persone, l’ambiente e le cose), i sistemi di IA sono opera di uomini.
Più semplicemente: un essere umano ben orientato non potrà – perché non vorrà farlo! – predisporre una forma di IA cattiva, disorientata e disorientante. Il bene, il male e la loro conoscenza dipendono da vitalità, libertà e responsabilità. L’IA simula la vitalità ma non è viva, per cui non può essere libera, né tantomeno responsabile. Con Tommaso d’Aquino, possiamo osservare: l’IA simula atti dell’uomo, ma non può compiere atti umani, implicanti cioè il libero arbitrio.
Le responsabilità pubbliche
Degna di sottolineatura è la stigmatizzazione fatta da Leone XIV dell’erosione delle responsabilità pubbliche. Oggi il potere è sempre più immateriale, dipendendo largamente dalla disponibilità dei dati, che è in mano soprattutto a soggetti privati. Gli Stati non devono abdicare alla loro potestà di regolamentazione, senza cedere per altro verso all’opposta tentazione del Leviatano. L’antidoto allo Stato onnipotente è il principio di sussidiarietà, che il Pontefice rivendica con forza come uno dei cardini della dottrina sociale insieme alla dignità della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la giustizia sociale.
Restiamo umani!
Un altro merito insigne di MH è pronunciarsi su sinistre prospettive, che per i motivi che abbiamo detto l’IA da sola non dischiude, ma rende se possibile più temibili. Parliamo del transumanesimo e del postumanesimo, cioè le tentazioni di potenziare e addirittura ibridare l’umanità con le macchine, gli algoritmi e la stessa natura. Leone XIV mette in guardia dallo smarrimento del senso del limite: quest’ultimo è condizione dell’umano e riscontro dell’umanità.
L’uomo aspira all’assoluto, ma è incapace di attingerlo con le sue sole forze. Di fatto, si lascia tentare da scorciatoie sempre più pericolose che ne confermano l’ambiguità, o meglio la fragilità della natura. Il Papa non nasconde i tanti fallimenti della storia, ma anche nei frangenti più tragici l’uomo è capace di bene, cioè di amore e di relazione. Per il Papa, l’uomo è capace di Dio in Cristo. Di fronte alle sfide dell’IA, l’imperativo della Chiesa è, dunque: restiamo umani!
La società in armi e la civiltà dell’amore
Nell’ultima parte, MH si occupa delle varie implicazioni sociali dell’IA – politica, comunicazione, scuola, lavoro – e dedica ampio spazio all’impatto che essa ha in rapporto alla guerra, tema tornato nostro malgrado di stringente attualità. La condanna del Papa della logica complessiva del bellicismo, compresa la classica nozione di deterrenza, è senz’appello. Anche in questo caso, la non-neutralità dell’IA dipende dall’inclinazione di chi la pone in opera: bisogna guardarsi dal rischio che serva a rendere opache le responsabilità, allontanare i decisori dalle conseguenze dei loro ordini, spersonalizzare i nemici e le vittime innocenti.
L’enciclica si conclude ricollegandosi al proprio inizio, quando Leone XIV contrappone due modelli veterotestamentari di civilizzazione: la torre di Babele e la rifondazione delle mura di Gerusalemme da parte del profeta Neemia. Mentre il primo è fondato sull’orgoglio e la sopraffazione (oggi identificabili con la società in armi e la volontà di potenza), il secondo si rispecchia nella civiltà dell’amore, la cui costruzione richiede l’azione paziente, discreta e determinata di tutti e di ciascuno nei rispettivi ambiti di vita.
Termina così, com’era iniziata, la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV: un testo bello e complesso, nel solco di antiche e più recenti tradizioni. Tra queste ultime, c’è l’accettazione piena della condizione minoritaria della Chiesa, in un mondo i cui equilibri tendono a spostarsi sempre più lontano da dove essa ha prosperato per secoli. Forse non è un male, perché anche alla Chiesa giova ricordare di essere parte di una speranza più grande.
Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.
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Corrado Cavallotti
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