ROMA – L’innovazione utile, concreta, che nasce in corsia come risposta ad un bisogno importante ed inevaso è al centro del 26° Convegno nazionale Aiic in via di svolgimento a Torino. Ed il tema è stato approfondito da Umberto Nocco (presidente dell’Associazione) in un intervento fondativo proposto nella sessione inaugurale dell’evento, all’interno del quale – citando anche gli aspetti di umanizzazione delle soluzioni hi-tech nella recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV – l’azione dell’ingegnere clinico è stata descritta come rivolta ai pazienti, in risposta al loro bisogno di salute, dentro e fuori l’ospedale: a casa, sul territorio, più o meno connessi tra loro, ma sempre con un denominatore comune: la tecnologia. “Noi ingegneri clinici- ha dichiarato Nocco- siamo un popolo di tecnici che accetta la sfida di costruire qualcosa utile alla convivenza essendo risposta alle necessità di salute. Una comunità professionale che dialoga con tutti per rendere questa costruzione ancora più efficace”.
INNOVAZIONE CHE NASCE IN CORSIA: L’ESPERIENZA CARPEDIEM E LE ALTRE VOCI
E’ stato Claudio Ronco (International Renal Research Institute di Vicenza), nefrologo riconosciuto a livello internazionale per i numerosi e innovativi sistemi per emodialisi realizzati – a raccontare “come l’innovazione tecnologica nasce effettivamente in corsia”, intervenendo a Torino. “Con un gruppo multidisciplinare di ingegneri, designer e clinici abbiamo studiato la fattibilità concettuale di una nuova generazione di dispositivi per dialisi, analizzando le tecnologie disponibili, l’ergonomia, il design, le fonti energetiche e gli aspetti logistici e gestionali – ha spiegato Ronco riferendosi soprattutto agli ultimi due decenni della sua attività clinica – Questo percorso ha portato alla realizzazione di una nuova generazione di dispositivi miniaturizzati che offre i maggiori benefici sopratuttto nell’ambito neonatale”.
Di fatto, l’insufficienza renale neonatale rappresentava una malattia orfana dal punto di vista tecnologico e per affrontare correttamente il problema serviva uno strumento specifico: da questa consapevolezza è nato il progetto Carpediem (Cardio-Renal Pediatric Dialysis Emergency Machine), sviluppato per raggiungere livelli di efficienza, accuratezza e sicurezza inediti in questa fascia di pazienti. L’innovazione deve compiere un percorso che va dal letto del paziente al laboratorio, “ma soprattutto- ha puntualizzato il nefrologo- deve nascere dalla collaborazione multidiscipinare tra professionisti, prendere forma e poi traslare dal laboratorio alla coscienza collettiva“.
Durante la giornata sono intervenuti proprio su queste forme di collaborazione capace di creare tecnologia utile, anche Leonardo Chiariglione (presidente Mpai), Leandro Pecchia (Università Campus Biomedico di Roma) e Guido Costamagna (Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Roma). Tra gli speaker è intervenuta anche Cinzia Marano (general manager Moderna Italia) che ha raccontato il percorso della tecnologia mRna, applicata soprattutto nel periodo della pandemia Covid, ma che oggi consente di sviluppare una pipeline per diversi bisogni di sanitari, dalle patologie respiratorie alle emergenze sanitarie, dalle malattie rare a quelle oncologiche. Ultima voce importante della sessione che ha approfondito il titolo del Convegno 2026 è stata quella di Fabio Faltoni (presidente Confindustria Dispositivi Medici), che ha sottolineato un principio strategico: l’innovazione “non nasce dallo stanziare risorse, ma da un ecosistema che permette a un’idea di trasformarsi in una soluzione per i pazienti. Questo coinvolge il clinico, l’ingegnere clinico e biomedico, le università e centri di ricerca e le imprese che investono in ricerca e produzione e, infine, le istituzioni che devono creare le condizioni affinché l’innovazione arrivi al cittadino. Si finanzia quando il sistema investe sull’innovazione che migliora la salute”.
PNRR E CASE DI COMUNITA’: RISULTATI, ESPERIENZE E COLLABORAZIONI
Tra le sessioni centrali del Convegno AIIC di Torino anche quella che ha fatto il punto sull’implementazione delle azioni della Missione Salute del Pnrr, in particolare sulle Cot e Case di Comunità. Intervenendo in remoto Achille Iachino (direttore generale dell’Unità di Missione per l’attuazione del Pnrr presso il ministero della Salute), ha dichiarato che i target per il Pnrr in sanità “sono stati pienamente raggiunti e la piena operatività è attualmente in corso”, con un dato particolarmente rilevante che riguarda il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, che già oggi consente di ridurre la pressione sui servizi di continuità assistenziale e sui presidi territoriali, migliorando la gestione complessiva della domanda sanitaria. Stefano Bergamasco (presidente del Comitato scientifico del Convegno), ha puntualizzato che “nell’ambito del meccanismo di finanziamento del Pnrr era previsto che, per case e ospedali di comunità, il raggiungimento degli obiettivi minimi essenziali dati dal target fosse attestato da un’attività di verifica di un esperto indipendente. Grazie all’azione di Aiic molti ingegneri clinici hanno avuto l’opportunità di portare la loro competenza nell’ambito di questa attività di verifica. Questa esperienza è stata molto interessante e, per alcuni tratti, molto sfidante, in particolare per le tempistiche date dal Pnrr, ed ha offerto a moltissimi colleghi la possibilità di integrare le tecnologie e l’informatica all’interno di queste nuove strutture, creando nelle Case di comunità una forte sinergia con gli operatori sanitari, i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, gli specialisti sul territorio e gli infermieri”.
Proprio in questa direzione, la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli, ha ricordato la collaborazione in corso tra infermieri ed ingegneri clinici (definita anche da un protocollo siglato nel 2019) ed ha sottolineato che nell’ambito delle Case e degli ospedali di Comunità la sanità deve “ricomporre i diversi contributi professionali in un sistema coerente e continuo”. Il dialogo tra infermieri e ingegneri clinici, ha aggiunto Mangiacavalli, “è continuo e proficuo all’interno delle aziende sanitarie, con un impatto concreto sia sull’utilizzo delle tecnologie sia sulla gestione dei percorsi di cura e continuità assistenziale”. La presidente Fnopi ha concluso sottolineando che la crescente articolazione del sistema, che oggi coinvolge decine di professioni sanitarie e attori sociosanitari, rende necessario ripensare i modelli tradizionali di organizzazione: “Diventa quindi essenziale valorizzare modelli di collaborazione multidisciplinare e di utilizzo condiviso delle tecnologie, con livelli di autonomia differenti in base alle competenze professionali”.
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