Alla «festa del risk-on» partecipano anche Asia, Europa e metalli preziosi.
BCE alza i tassi 25 bps, come previsto, invoca prudenza e chiede tempo.
Petrolio di nuovo in cali: possibili sorprese positive per inflazione giugno.
I mercati stanno progressivamente archiviando il premio per il rischio accumulato nelle ultime settimane, scommettendo su una possibile svolta diplomatica in Medio Oriente.
Le dichiarazioni di Donald Trump su un accordo ormai vicino con l’Iran hanno alimentato un deciso ritorno dell’appetito per il rischio, favorendo il calo delle materie prime energetiche e sostenendo gli asset più sensibili alla crescita.
Il segnale più evidente arriva dal comparto commodities. L’indice Bloomberg Commodity è sceso a 129,40 dollari, sui minimi da fine marzo, chiudendo la settimana a -3,8% dopo quattro rialzi consecutivi. In forte arretramento anche il gas naturale europeo TTF, in calo del 5% a 47 euro/MWh, grazie alla prospettiva di una riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico globale.
Anche il petrolio prosegue la correzione: il greggio perde il 2% nella seduta e il 5% nell’arco della settimana, tornando sui minimi da metà aprile. A pesare è soprattutto la decisione dell’amministrazione Trump di rinunciare ai piani di attacco contro l’Iran, riducendo il rischio di una nuova escalation dopo gli scontri dei giorni precedenti.
Lo stesso Trump ha dichiarato di aver ottenuto da Teheran l’impegno a non sviluppare armi nucleari, lasciando intendere che un accordo potrebbe essere firmato già nel fine settimana durante gli incontri previsti in Europa. Il presidente americano ha inoltre indicato il vicepresidente JD Vance come possibile rappresentante degli Stati Uniti alla firma, anche se resta attesa una conferma ufficiale da parte della leadership iraniana.
Sul fronte monetario, l’11 giugno la BCE ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 2,25%. Una decisione ampiamente scontata dai mercati, che ha avuto un impatto limitato sugli asset finanziari. Si tratta comunque del primo rialzo da quasi tre anni e di un segnale della volontà di Francoforte di contrastare le persistenti pressioni inflazionistiche senza attendere una completa normalizzazione dello scenario geopolitico.
Gli investitori continuano a prezzare un ulteriore aumento di 25 punti base a settembre. La BCE ha mantenuto un approccio prudente, evitando indicazioni precise sulle prossime mosse, ma ha ribadito che il quadro resta caratterizzato da rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica.
Il mercato obbligazionario ha accolto positivamente sia il miglioramento del contesto geopolitico sia i messaggi emersi dalla banca centrale. I rendimenti sono scesi al 4,47% per il Treasury decennale americano, al 3,03% per il Bund tedesco e al 3,79% per il BTP italiano.
Particolarmente interessante il nuovo scenario pubblicato dalla BCE, che ipotizza un ritorno dell’inflazione dell’Eurozona sotto il 2% entro la primavera del prossimo anno nel caso in cui i prezzi energetici diminuiscano più rapidamente del previsto. In questo contesto, l’inflazione sarebbe pari al 2,9% nel 2026 e all’1,8% sia nel 2027 sia nel 2028.
Il miglioramento del sentiment ha immediatamente favorito il comparto tecnologico e i semiconduttori, tra i settori più penalizzati durante la recente fase di volatilità. A Seoul il KOSPI ha registrato un balzo superiore all’8%, sostenuto dai forti rialzi dei principali produttori di chip.
La tecnologia continua inoltre a beneficiare dell’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale. Goldman Sachs ritiene che il mercato stia sottostimando la portata degli investimenti necessari per sostenere questa rivoluzione tecnologica. Secondo la banca d’affari, la spesa degli hyperscaler potrebbe raggiungere 1.400 miliardi di dollari entro il 2027, ben oltre le attuali stime di circa 920 miliardi. Pur richiedendo investimenti molto elevati, il settore dovrebbe continuare a beneficiare di una crescita degli utili sufficiente a giustificare valutazioni elevate.
Un esempio emblematico è arrivato da Oracle, che ha sorpreso il mercato annunciando investimenti nettamente superiori alle attese per accelerare l’espansione della propria infrastruttura di data center.
L’ottimismo si riflette anche sui mercati azionari globali. I future sullo S&P 500 avanzano dello 0,4% dopo il +2,5% registrato dal Nasdaq nella seduta precedente. In Asia il Nikkei 225 sale del 3,5%, il CSI300 di Shanghai e Shenzhen dell’1,5%, il Taiex di Taiwan del 2,3% e l’Hang Seng di Hong Kong del 2%.
Tra i protagonisti della seduta asiatica spicca Alibaba (+2%), sostenuta dalle indiscrezioni riportate da Bloomberg su un’offerta da 1,5 miliardi di dollari per acquisire la catena cinese di supermercati Pupu e rafforzare la propria presenza nel mercato della spesa online.
Gli investitori guardano inoltre alla riunione della Banca del Giappone della prossima settimana, dalla quale il mercato si attende indicazioni più restrittive alla luce delle crescenti pressioni inflazionistiche legate ai prezzi dell’energia.
Nel comparto dei beni rifugio, oro e argento recuperano in media l’1,5%. L’oro risale a 4.187 dollari l’oncia dopo il forte rimbalzo avviato dai minimi di novembre 2025 a 4.024 dollari, ma il bilancio settimanale resta negativo per il 3,3%, segnando la quarta settimana negativa delle ultime cinque.
Il mercato sembra infatti attribuire maggiore importanza alle prospettive sui tassi di interesse piuttosto che alla tradizionale funzione difensiva dei metalli preziosi.
Anche Bitcoin beneficia del miglioramento del clima generale e recupera il 3%, tornando a quota 63.200 dollari. A sostenere il comparto contribuisce inoltre la decisione dell’Ungheria di allentare le restrizioni sul trading di criptovalute, segnando una significativa inversione di rotta rispetto alle misure introdotte negli anni passati sotto il governo di Viktor Orbán.
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