ROMA – Electrolux sospende il piano di licenziamenti e le chiusure per 50 giorni. È quanto emerso dal tavolo in corso al Mimit, secondo quanto si apprende. L’azienda, spiegano le stesse fonti, si è detta disposta a rinunciare ad “azioni unilaterali” e a proseguire l’incontro a fronte di un impegno di tutte le parti a trovare “soluzioni che permettano di sostenere la competitività”.
URSO: ORA NUOVA PROPOSTA SOSTENIBILE E CONDIVISA
“Electrolux ha accolto la richiesta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di avviare al Mimit un confronto serrato con tutte le parti sul piano di riorganizzazione che prevede oltre 1.700 esuberi”. È quanto emerso nel corso del tavolo presieduto dal ministro Urso, alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e i sottosegretari al Mimit Fausta Bergamotto e Mara Bizzotto. “Come evidenziato dal Ministro Urso, l’apertura manifestata oggi da Electrolux a lavorare a soluzioni alternative rappresenta un primo segnale positivo. È particolarmente importante che l’azienda abbia preso atto della necessità di individuare un percorso condiviso con il Governo e le parti sociali, che il MIMIT accompagnerà e coordinerà per garantire la massima tutela dei lavoratori e la sostenibilità del futuro degli stabilimenti interessati. Ora è necessario proseguire il confronto con responsabilità per tradurre questa disponibilità in risultati tangibili”, ha dichiarato Bergamotto. Il confronto proseguirà al Mimit “con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti i siti coinvolti”.
USB: NON CI FIDIAMO, FUORI DA TAVOLO ESUBERI E CHIUSURE
Rispetto all’incontro precedente, oggi Electrolux, voce del suo ad, “ha parzialmente modificato il tono della propria posizione, dichiarandosi disponibile a proseguire il confronto con l’obiettivo di individuare misure alternative” a licenziamenti e chiusure. Ma Electrolux ha anche “confermato la gravità del contesto di mercato, sostenendo che le condizioni generali continuano a remare contro l’azienda, e ha posto al centro della discussione europea in corso la necessità di strumenti a sostegno dei nuovi prodotti, misure per minimizzare l’impatto dei costi fissi e soluzioni urgenti per ridurre un gap competitivo che continua a crescere”. Lo evidenzia Usb al termine del summit a Roma,rilevando “un cambio di tono rispetto alla rigidità iniziale. Ma lo abbiamo detto con altrettanta chiarezza al tavolo: non ci fidiamo. Non ci fidiamo perché Electrolux, negli ultimi anni, ha già prodotto accordi, piani di riorganizzazione e percorsi di fuoriuscita, spesso presentati come strumenti necessari per evitare scenari peggiori”. E oggi l’azienda torna al tavolo “raccontando ancora una volta la necessità di intervenire sul perimetro occupazionale, senza assumersi fino in fondo la responsabilità di avere disatteso gli impegni e le tutele che avrebbero dovuto accompagnare le precedenti ristrutturazioni”.
Dunque, per Usb “qualsiasi discussione deve partire da un presupposto netto: esuberi e chiusure di stabilimenti devono essere tolti dal tavolo. Non può esistere un confronto serio se resta anche solo sullo sfondo l’idea che a pagare la crisi siano ancora una volta lavoratrici, lavoratori e territori”. Usb ha anche chiesto al Governo e al Ministero “di esercitare un ruolo più assertivo nella definizione di un piano alternativo”.Per Usb, inoltre, la vertenza Electrolux deve diventa “il punto di partenza per una discussione più ampia sugli strumenti straordinari necessari a difendere il settore del bianco, dentro un quadro di complessità elevatissimo che non può essere governato solo dal mercato o dalle convenienze delle multinazionali. L’elettrodomestico deve essere riconosciuto come settore strategico per il Paese” e “qualsiasi intervento pubblico deve essere legato a condizioni precise: mantenimento dell’occupazione, salvaguardia dei siti, investimenti reali e permanenza delle competenze in Italia”. Con il ministero si è concordato l’avvio di un percorso strutturato, fatto di tavoli tecnici e politici, da calendarizzare già a partire dalla prossima settimana. Per Usb “questa disponibilità deve ora tradursi in atti concreti, verificabili e vincolanti. I prossimi tavoli dovranno servire a costruire una reale alternativa al piano dell’azienda, non a gestire esuberi, chiusure o riduzioni del perimetro industriale. La crisi Electrolux non può essere affrontata come una normale trattativa aziendale. Qui è in discussione il futuro di un pezzo importante dell’industria italiana. Per questo continueremo a chiedere il ritiro del piano, nessuna chiusura, nessun esubero, nessuna azione unilaterale e l’apertura di una vera discussione su un piano industriale alternativo, costruito dentro una regia pubblica forte”.
SINDACATI FORLÌ: MOBILITAZIONE PAGA, MA PARTITA NON CHIUSA
Un passaggio “significativo, frutto della mobilitazione dei lavoratori, della determinazione del sindacato e della forte attenzione che la vertenza ha saputo costruire a livello istituzionale”. Escono rinfrancate Cgil, Cisl, Uil e Ugl di Forlì-Cesena dall’incontro di oggi al ministero delle Imprese a Roma sulla vertenza Electrolux. Anche se, avvertono, “nessuno può considerare chiusa la partita”. Comunque oggi si registra “un primo risultato importante- analizzano- si è aperta una nuova fase di confronto che durerà circa 50 giorni e che dovrà servire a costruire soluzioni alternative al pesante piano di ridimensionamento presentato dall’azienda”. Il governo, proseguono, conferma la “netta contrarietà” al progetto di Electrolux e chiede di “lavorare a una proposta alternativa condivisa con le organizzazioni sindacali”. Per le parti sociali forlivesi, “l’apertura di un nuovo confronto rappresenta un riconoscimento della fondatezza delle ragioni sostenute in queste settimane dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali”. E l’obiettivo “resta il ritiro del piano e la costruzione di un vero progetto industriale capace di garantire occupazione, investimenti e prospettive produttive”. Lo stabilimento Electrolux di Forlì, concludono, è “un’eccellenza europea nella produzione dei piani cottura” e “non può essere indebolito da una scelta che metterebbe a rischio oltre 400 posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto, con pesanti conseguenze per l’intero territorio”.Mentre a Roma era in corso il tavolo ministeriale, davanti ai cancelli dello stabilimento di via Bologna un partecipato presidio unitario ha confermato la determinazione a difendere il futuro del sito: “I prossimi 50 giorni saranno decisivi. La mobilitazione continua e continuerà fino a quando non saranno garantiti tutti i posti di lavoro e un futuro industriale credibile per Forlì e per gli stabilimenti italiani di Electrolux”.
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Marta Tartarini
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