Come ormai è ben noto, la città di Taranto è ultima per qualità della vita dei giovani: secondo la classifica stilata dal Sole 24 Ore, si posiziona in fondo alla lista delle città italiane.
Un argomento che il corriereditaranto.it ha voluto approfondire, che prende in considerazione proprio questi ultimi, è quanto il capoluogo ionico investa sulle doti sportive dei suoi giovani, in particolar modo se questi provengono dalle periferie.
Lo sport è essenziale alla crescita dei ragazzi, sia da un punto di vista fisico che psicologico e sociale, ma anche qui, analizzando i dati Istat del Paese e il rapporto Sport 2025 stilato dall’ente Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, si può evincere quanto esista ancora una netta divisione tra Nord e Sud:
“Il quadro conferma una persistente disomogeneità territoriale nella distribuzione dell’offerta impiantistica sportiva. Le Regioni del Sud presentano una dotazione inferiore rispetto alla media nazionale, accompagnata da una maggiore incidenza di strutture non funzionanti. In tali aree, la percentuale di impianti inattivi raggiunge il 15%, a fronte di una media nazionale dell’8%, con punte fino al 19% del patrimonio regionale.”
In un momento in cui si urla al progresso, quindi, gli impianti del Sud restano ancorati al passato; concretamente lo si può notare quotidianamente gettando un occhio alle strutture sportive del capoluogo jonico, che attua un’ulteriore disomogeneità degli impianti tra centro città e periferia.
Una città che tra pochissimo sarà la protagonista dei Giochi del Mediterraneo, che ospiterà atleti internazionali, lascia quindi i propri giovani sportivi nelle retrovie, ad allenarsi in strutture datate, senza alcun obiettivo di miglioramento.
Ma, si sa, quelli che, volente o nolente, ci rimettono un po’ di più sono proprio i ragazzi dei quartieri periferici. In questa occasione abbiamo dato voce ad alcune realtà sportive di Paolo VI: realtà che, nonostante i pochi impianti funzionanti, permettono ai ragazzi che ci abitano di coltivare i propri sogni, di allenarsi e avere un’opportunità.
La prima associazione è la ASD Atletico Paolo VI, nata nel 2020: “L’associazione è nata nel 2020. Fui contattato dall’ex presidente dell’ASD, che aveva un’altra denominazione: eravamo una società satellite di una società di Grottaglie, quindi iniziamo questo percorso agganciandoci a loro. L’ex presidente della società mi chiamò per collaborare con loro e aiutarli a far crescere il loro progetto. Io accettai con molto piacere, perché portare avanti un progetto sul mio quartiere, soprattutto per i ragazzi, è sempre una gioia; perché chi ci ha vissuto ci tiene al quartiere e punta a migliorarlo.”
A parlare è il presidente attuale dell’associazione, Mimmo Ricatti, che con la sua voglia di miglioramento ha portato qualcosa di nuovo nel suo quartiere. Una particolarità, infatti, molto interessante, che per molti può sembrare scontata, è la nascita della prima squadra calcistica femminile.
Prima della costituzione di questa associazione, se eri una ragazzina e volevi praticare il calcio le opzioni erano due: iniziare ad allenarti con i ragazzi, per poi smettere successivamente poiché, man mano che l’età avanza, le differenze biologiche si fanno sentire, o cercare per tutta Taranto una squadra femminile di cui poter far parte. Ma, in ogni caso, nulla di tutto questo era fattibile a lungo tempo; infatti, proprio i dati ISTAT fanno ancora emergere una disuguaglianza tra il genere maschile e femminile proprio da un punto di vista di continuità.
“Dal rapporto emerge che i livelli di pratica sportiva sono più elevati per il genere maschile rispetto al genere femminile: il 27,9% contro il 19,6% per chi pratica sport con continuità.”
Quest’associazione ha letteralmente dato una possibilità a queste bambine, mettendole a proprio agio e spronandole a seguire la propria passione senza catalogarla come prettamente maschile. Ma, purtroppo, idee che possono sembrare rivoluzionarie, devono comunque scontrarsi con la realtà e, in questo caso, con i fondi destinati alle strutture.

“Le strutture comunali non sono al meglio dell’utilizzo. Ce ne sono poche, anzi ce n’è solamente una, che verte in uno stato di abbandono. L’esempio lampante è quello della palestra Pirandello dove noi quest’anno siamo riusciti ad entrare, dopo molti anni in cui è stata inagibile. Ci sono stati nove anni di battaglia, di ricorsi su ricorsi per poter utilizzare questa palestra perché i lavori non partivano. Finalmente quest’anno, da ottobre, abbiamo iniziato anche una nuova avventura, quella della pallavolo che, ripeto, dopo nove anni siamo riusciti a riportare nel quartiere.”

Dalle parole del sig. Ricatti si percepisce rammarico, ma anche tanta forza di volontà. L’ASD Atletico Paolo VI, quindi, oltre ad aver creato un’oasi calcistica per le giovani tarantine, ha anche preso in mano le redini del futuro della pallavolo del quartiere.
Ma questa non è l’unica realtà presente in questa periferia. Spostando l’occhio ad uno sport che non sempre viene etichettato come tale, accendiamo i riflettori sulla Jonica Studio Danza in Two, una scuola di ballo che, nonostante quel che si dica sulla danza, è riuscita a portare ai mondiali di hip hop, volando fin in America, ragazze e ragazzi provenienti da Paolo VI e Tamburi.
“Questa scuola di danza nasce precisamente nel 2002 come Jonica Studio Danza. Poi nel 2011 si trasforma in Danza in Two, che è l’unione tra due rioni di periferia, Tamburi e Paolo VI; poi con il passare degli anni, nel post-pandemia, si decide di fare un’unica scuola.
A parlare è Teresa Attanasio, cofondatrice di questa associazione insieme al suo socio e grande amico Vincenzo D’Alconzo.

“Io sono sempre stata convinta che il bambino che ha meno opportunità — perché sappiamo bene che in una grande città le realtà sono più ampie, un bambino può decidere di fare più tipi di sport, mentre nella periferia ti devi un po’ adeguare a ciò che trovi; dalla mia esperienza, il bambino della periferia ci crede di più e cerca di fare meglio.”
Lo sport in generale, ma in particolare la danza così come insegnata dal duo Teresa e Vincenzo, regala ai ragazzi non solo nozioni tecniche e teoriche sulle varie discipline da loro insegnate, ma getta le basi per maturare il rispetto, la disciplina e, soprattutto, la competitività non tossica.
“La danza, ed in generale lo sport, aiuta il bambino a capire come socializzare, come accettare e comprendere una sconfitta. Un bambino che già frequenta un corso e si unisce a un gruppo è già un vincitore, perché ha imparato a stare in una squadra: quindi non è un solista, ma sa che l’unione fa la forza. Sa che sostenersi in un momento di debolezza può essere fondamentale. Tra queste mura sono cresciute delle vere e proprie amicizie durature; avevo allieve che ora sono cresciute, sono diventate mamme, e ora insegno alle loro figlie: è un legame indissolubile.”

La passione della sig.ra Attanasio per il proprio lavoro è palpabile: è in ogni frase detta alle proprie allieve, nei consigli tra una lezione e l’altra, nel rapporto che si instaura che tende ad andare oltre alla semplice e pura danza, ma che arricchisce i bambini e le bambine che frequentano di un amore differente.
La danza, come lo sport in generale, diventa famiglia per questi ragazzi; a parlarcene in questi termini è anche uno dei mister dell’associazione nata nel 2004, AF Arsenal Taranto, Giacomo Maggione: “Noi qui non insegniamo solo il calcio in sé per sé, insegniamo a stare insieme. Io alleno i bambini dai 5-6 anni e penso che questo debba essere principalmente un modo per sfogarsi; ovvio, anche imparare, ma dare un luogo sicuro e protetto al bambino in cui poter sfogare le proprie energie in modo controllato.”

Con le mamme e i papà sempre presenti, seduti sulle panchine di una delle tante sedi utilizzate da questa associazione — quindi, in questo caso, il campo della Santa Maria del Galeso — i bambini corrono seguendo la voce del proprio mister come fosse una sorta di potenza divina. Agli occhi dei bambini quello che fanno i volontari di questa associazione — perché è di questo che si parla: di puro e semplice volontariato — è qualcosa di grandissimo, e il rispetto celato dietro le loro piccole figure schierate è ben percepibile.
“Qui al quartiere è più probabile incorrere in famiglie con problemi economici, ma la nostra associazione non lascia indietro nessuno. Siamo una famiglia e ci aiutiamo a vicenda, dando a tutti i nostri bambini le stesse possibilità.”

Queste tre realtà sportive, per quanto possano essere diverse su carta, nella sostanza però sono identiche. Nelle parole di ognuno di loro si percepisce amore verso quello che si fa, obiettivi raggiunti e ancora da raggiungere e, soprattutto, la voglia di attuare un cambiamento concreto per il quartiere.
Lo sport dovrebbe essere un diritto e, dove il Comune o le istituzioni in generale non arrivano, ci pensano persone come Mimmo, Teresa, Vincenzo e Giacomo a dare ai bambini la possibilità di poterne godere appieno. Anche se questo comporta per loro grandi sacrifici.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link




