Bologna, 19 giugno 2026 – È cominciata ufficialmente oggi l’avventura di coach Demis Cavina sulla panchina della Fortitudo, a tre giorni dall’insediamento di Rossano Guerri e Matteo Gentilini come presidente e vicepresidente del club. Alla presentazione ufficiale del tecnico nativo di Castel San Pietro Terme, che ha firmato un biennale, arriva subito un messaggio carico di passione: “La parola d’ordine è condivisione e voglio sia questa, solamente con l’unione di intenti si va avanti”.
Il presidente Guerri: “Speriamo sia il protagonista di tante cavalcate in campo”
“Speriamo sia il protagonista di tante belle cavalcate in campo, ne siamo certi – introduce la conferenza il presidente Guerri -. In questo momento di vicinanza fra noi e l’ambiente siamo contenti della reazione del pubblico, abbiamo ricevuto tanti messaggi di apprezzamento e ci fa molto piacere. Abbiamo esaminato tanti allenatori, ma ci siamo convinti che Cavina fosse la prima scelta. Ci siamo reciprocamente apprezzati per intraprendenza e voglia di fare: è stato un rapporto fiorito subito e abbiamo subito parlato di progetti”.
Gentilini: “Contento di avere Cavina tra i nostri”
Un regalo coi fiocchi per il compleanno Matteo Gentilini. “Voglio fare un grosso in bocca al lupo a lui e allo staff tecnico – dice l’ad di Flats Service -. Spero che il regalo l’anno prossimo lo posso solo immaginare. Quando l’ho conosciuto due anni fa sono rimasto molto colpito dal primo momento e ora sono contento di averlo con noi: al tavolo ci sono tre fortitudini di vecchia data”.
Il nuovo tecnico biancoblù: “Grazie per la fiducia”
Poi la parola al nuovo tecnico biancoblù, passato dai gradoni del PalaDozza alla panchina. “Grazie alla società, che fin da subito mi ha mostrato grande fiducia. Li ringrazio per questo incarico prestigioso. Non vi nascondo che sto attraversando momenti di grande emozione, sono settimane che stiamo lavorando e ci siamo visti tante volte: solo ieri ho realizzato la presa in carico di questo ruolo, che è importante dal punto di vista personale. Quando ero uno ‘sbarbo’ ero sui gradoni e si prendeva il treno nel pomeriggio per andare a vedere la Fortitudo, oggi è un motivo di emozione. Questo è il momento giusto per me e per la storia della Fortitudo. Abbiamo già cominciato a lavorare sulla squadra e mi piacerebbe che iniziasse di buoni esempi: stiamo cercando di tenere unito un gruppo che abbia già giocato in un contesto speciale. Volevamo continuità tecnica con giocatori che sanno cosa vuol dire giocare in Effe. Non è il momento di proclami, non voglio oggi parlare di obiettivi, ma dico solo che sono un allenatore esigente. Penso che col sacrificio si ottengono risultati, anche dopo qualche cicatrice, sapendole curare. È da qui che costruiremo le vittorie: per farlo servono unione e serenità. La parola d’ordine è condivisione e voglio sia questa, solamente con l’unione di intenti si va avanti”.
Demis Cavina, 51 anni, è il nuovo coach della Effe
“Soddisfatto delle mosse della società? La cosa che paga è avere le idee chiare”
Cavina continua: “La cosa che paga è avere le idee chiare. Ancora qualcosa dev’essere definito, il ruolo dello straniero. La cosa importante è sapere cos’è la Fortitudo, dalla squadra allo staff. Sono contento sul lavoro sulla squadra, ha le caratteristiche di cui sopra”. Quali saranno le caratteristiche del secondo straniero? “Non sono un amante dei ruoli definiti, penso che la pallacanestro si sia evoluta rispetto ai canonici 1, 2, 3, 4 e 5. Per questo stiamo cercando giocatori duttili e che possano spaziare nel campo, interni, fronte a canestro, Così per l’americano, dovrà essere giocatore importante. Se saremo bravi a trovarlo low cost faremo felice anche la società. Stanno valutando profili importanti, giocatori di qualità. Ci vuole un giocatore a cui affidare le responsabilità, capace di creare, che abbia qualità nel trattamento della palla. Il miglior giocatore possibile senza soffermarsi il ruolo, anche se sarà una guardia. La squadra dovrà imparare a difendere e sacrificarsi, con talento diffuso. Dovremo essere bravi a farlo”.
Staff?
“Lo abbiamo voluto ed è uno staff che ha già iniziato a lavorare sin da subito. Matteo Angori sarà il primo assistente, che è una vecchia conoscenza dell’ambiente, Federico Tosarelli sarà il secondo assistente, giovane e con tante idee. Francesco Del Santo preparatore atletico che verrà aiutato da Riccardo Passerini. Ultimo ma non ultimo è Giovanni Lunghini, figura per me fondamentale, che sarà consulente, coordinatore e scout. È uno staff eccellente che verrà ampliato, ma già partiamo con elementi di grande valore”.
Che campionato si aspetta?
“Sarà difficile come lo è stato negli ultimi anni, in A2 ci sono piazze storiche e ambiziose, che quando arrivano in serie A non fanno male. Ci aspetta un’altra stagione difficilissima, spettacolare. Difficile dire quali saranno le protagoniste: noi vogliamo vincere, lo dico fin da subito, poi non so se saremo bravi a curarci le cicatrici per vincere. Sarà una squadra con grandissima ambizione, queste sono le poche certezze che posso dire oggi. Dobbiamo essere certi che volontà e ambizione siano alte sin dall’inizio».
Quanto sarà più sarà una squadra offensiva e quanto difensiva?
“Nelle stagioni vincenti penso che la parte difensiva è quella a cui ti aggrappi quando le cose non vanno bene in attacco. Una squadra che vince è capace di farlo anche se non segna. Purtroppo si confondono i punti subiti come una buona difesa, ma penso che parte tutto dal controllo dei possessi: sarà importante il numero dei possessi. Certo è che la difesa sarà importantissima e penso che il grande compito mio e dello staff sia costruirla”.
Spazio ai giovani?
“In tutte le mie esperienze ho sempre cercato di mettere un punto di partenza e di cercare di guardarmi indietro solo per guardare avanti. So che sembra astruso. Assolutamente sì: è stato condiviso ed è stata una delle idee di Rossano Guerri, quella di avere una squadra di giocatori che possono crescere e dare un contributo crescente, anche nei momenti difficili. Cercheremo di allargare il roster non fermandoci solo ai 10 che compongono la panchina. Qualcuno di interessante cercheremo di portarlo. I grandi talenti hanno mille padri, soprattutto chi arriva in Nazionale. Pretenderò che quando si parla di Fortitudo si parla di 14-15 giocatori“.
La pressione è un ingrediente per i grandi obiettivi?
“Quando alleni in certi contesti puoi scegliere anche la strategia comunicativa. La pressione l’abbiamo comunque. Io riconosco il valore di una squadra non per il budget, ma per gli uomini, i giocatori. Ho cambiato la mia comunicazione 8-9 anni fa: ero a Olbia e un collega mi ha aperto gli occhi. Nessuno gioca per arrivare secondo e io voglio vincere, non ci sono altre storie. Non dirò che la Fortitudo è favorita, ma che farò una squadra per provare a vincere”.
Come si sta costruendo il roster?
“Il roster non è ancora annunciato e le cose che si leggono magari arrivano da chiacchiere. Qualcosa corrisponde al vero, qualcos’altro meno: ci penserà la società in tempi consoni. Onestamente non ho mai parlato di eventualità di sostituzione di Fantinelli e Mazzola, viste le condizioni fisiche. Le decisioni che stiamo prendendo vertono solo sulla qualità dei giocatori. Non abbiamo idee di sostituzioni, quelli che terremo sono giocatori importanti della Fortitudo e tenuti per il valore tecnico”.
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