ROMA – Parere favorevole dell’Ordine dei Fisioterapisti del Lazio (OFI LAZIO) alla proposta di legge regionale che introduce la figura del Direttore dei Servizi Sociosanitari nelle Aziende sanitarie locali del Lazio. La posizione è stata espressa dal Presidente Annamaria Servadio nel corso dell’audizione svoltasi ieri presso la Sala dei Latini del Consiglio regionale del Lazio, nell’ambito dei lavori della VII Commissione consiliare permanente “Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare”, presieduta da Alessia Stavo, alla presenza dell’assessore regionale all’Inclusione Sociale e Servizi alla Persona, Massimiliano Maselli.
L’istituzione di una figura di direttore, con incardinamento nella Direzione strategica aziendale specificamente dedicata al coordinamento delle politiche e degli interventi sociosanitari rappresenta una scelta necessaria alla luce dei profondi cambiamenti epidemiologici, demografici e sociali che caratterizzano la popolazione, portando verso un progressivo orientamento delle risorse in favore di una sanità di carattere territoriale e ad alto tasso di integrazione. L’aumento della prevalenza delle patologie croniche, della non autosufficienza, delle condizioni di fragilità, della disabilità e dei bisogni assistenziali complessi richiede infatti modelli organizzativi capaci di garantire continuità assistenziale, integrazione professionale e presa in carico globale della persona, che opportunamente si declina nella dimensione sanitaria e sociosanitaria.


Le parole del Presidente di OFI LAZIO a margine dell’incontro: “L’Ordine dei Fisioterapisti del Lazio accoglie favorevolmente la proposta di legge recante l’istituzione della figura del Direttore dei Servizi Sociosanitari, riconoscendone il valore strategico ai fini del rafforzamento della governance territoriale e dei processi di integrazione sociosanitaria nel sistema regionale. L’iniziativa appare pienamente coerente con l’evoluzione dei bisogni di salute della popolazione e con il progressivo orientamento delle politiche sanitarie verso modelli di assistenza territoriale integrata, l’incremento delle patologie croniche, l’invecchiamento demografico, l’aumento delle condizioni di fragilità, disabilità e non autosufficienza richiedono infatti assetti organizzativi capaci di garantire continuità assistenziale, coordinamento tra i servizi e presa in carico globale della persona. In tale contesto, l’istituzione di una figura di direzione specificamente dedicata al coordinamento delle politiche e degli interventi sociosanitari rappresenta una scelta condivisibile e opportuna, in grado di contribuire al superamento delle tradizionali frammentazioni tra ambito sanitario e ambito sociale e di favorire percorsi assistenziali maggiormente integrati e centrati sui bisogni dei cittadini.
Proprio in ragione della rilevanza – continua Servadio- e della portata innovativa della proposta, l’Ordine ha ritenuto utile sottoporre all’attenzione della Commissione alcune osservazioni e proposte di integrazione, formulate con l’esclusiva finalità di rafforzarne l’efficacia applicativa e la coerenza con gli obiettivi di integrazione, continuità assistenziale e presa in carico multidimensionale della persona.
Il primo tema riguarda i requisiti per la nomina del Direttore dei Servizi Sociosanitari, A nostro avviso – specifica il Presidente di OFI LAZIO- questa figura dovrà essere non soltanto un manager, ma soprattutto un professionista capace di comprendere la complessità dei bisogni assistenziali e dei percorsi di cura integrati. Per questo riteniamo opportuno che il requisito formativo privilegi in maniera esclusiva le discipline sanitarie, sociosanitarie e sociali, che risultano maggiormente coerenti con le funzioni attribuite. Allo stesso modo, sarebbe utile valorizzare esperienze maturate nei servizi territoriali, nella riabilitazione, nella disabilità, nella non autosufficienza e nella gestione delle cronicità. Sono infatti questi gli ambiti nei quali l’integrazione sociosanitaria trova oggi la sua applicazione più concreta e dove si misurano quotidianamente le difficoltà e le opportunità della presa in carico integrata.
Il secondo aspetto riguarda le funzioni del Direttore dei Servizi Sociosanitari. L’Ordine esprime parere favorevole al provvedimento, proponendo una modifica finalizzata a delineare con maggiore chiarezza il ruolo del Direttore Socio-Sanitario, definendone compiutamente gli ambiti di competenza e le funzioni, in considerazione della complessità e della multidisciplinarietà che caratterizzano la governance e l’organizzazione dei servizi socio-sanitari“. In questo passaggio risulta particolarmente delicato delineare in modo puntuale e coerente, con specifico riferimento alla figura del Direttore Socio-Sanitario, il perimetro ed i rapporti con il Direttore Sanitario Aziendale, al fine di definirne chiaramente il ruolo nell’assetto organizzativo aziendale ed evitare sovrapposizioni o incertezze applicative.
Un terzo elemento – prosegue Servadio- che riteniamo centrale riguarda la governance multiprofessionale, l’efficacia dell’integrazione sociosanitaria, infatti, non dipende soltanto dall’assetto organizzativo o dall’introduzione di nuove figure direttive, ma dalla capacità del sistema di valorizzare e integrare il contributo delle diverse professioni coinvolte nei percorsi di cura e assistenza. La crescente prevalenza di condizioni croniche, disabilità, fragilità e non autosufficienza richiede infatti modelli di lavoro interdisciplinari e multiprofessionali, nei quali competenze sanitarie, sociosanitarie, sociali e riabilitative concorrano in modo coordinato alla presa in carico della persona. In questo contesto, il Direttore dei Servizi Sociosanitari è chiamato a svolgere una funzione strategica non solo di coordinamento organizzativo, ma anche di raccordo tra i professionisti e tra i diversi livelli della rete territoriale. Per tale ragione riteniamo opportuno che il testo normativo espliciti il ruolo del Direttore dei Servizi Sociosanitari nella promozione della partecipazione delle professioni sanitarie, sociosanitarie e sociali ai processi di programmazione e valutazione dei percorsi assistenziali integrati. Il successo della riforma, infatti, dipenderà soprattutto dalla capacità di consolidare una cultura della collaborazione interprofessionale e di tradurla in strumenti stabili di governance territoriale, più che dal solo ampliamento delle figure apicali.
Da ultimo, abbiamo richiamato l’attenzione della Commissione su un profilo di carattere culturale e strategico che riteniamo particolarmente rilevante per l’attuazione della riforma. Oggi i principali orientamenti internazionali in materia di salute e le più recenti politiche sociosanitarie riconoscono che gli obiettivi dei sistemi di welfare non possono limitarsi alla cura della patologia, ma devono comprendere la promozione della salute, la prevenzione delle condizioni di fragilità e disabilità, il mantenimento dell’autonomia della persona, la partecipazione alla vita sociale e il miglioramento della qualità della vita. In questa prospettiva, l’integrazione sociosanitaria assume una funzione fondamentale nel garantire percorsi di presa in carico capaci di accompagnare la persona lungo tutto il ciclo di vita, attraverso interventi di prevenzione, cura, riabilitazione e supporto sociale, valorizzandone capacità, funzionamento e progetto di vita. All’interno di tale modello, la componente riabilitativa riveste un ruolo essenziale, non soltanto nel recupero delle funzioni compromesse, ma anche nella prevenzione della disabilità, della perdita di autonomia e dell’aggravamento delle condizioni croniche e di fragilità. La riabilitazione contribuisce infatti in modo determinante al mantenimento del funzionamento della persona, alla partecipazione sociale e all’inclusione nei contesti di vita. Per queste ragioni riteniamo opportuno che, accanto agli obiettivi di integrazione tra servizi sanitari e sociali, la proposta valorizzi esplicitamente anche le finalità di prevenzione, continuità assistenziale, mantenimento dell’autonomia, e inclusione sociale della persona.
L’auspicio – conclude Servadio- è che il Direttore dei Servizi Sociosanitari possa diventare una figura capace di integrare realmente le dimensioni sanitaria, sociale e riabilitativa, contribuendo a costruire un sistema più vicino alle persone, più efficace nella presa in carico e più coerente con le sfide che attendono la sanità territoriale del Lazio”.
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