Economia Usa solida, allarme inflazione ridimensionato, Dollaro molto forte.
Occhi aperti su inflazione PCE Usa di maggio: impatta su scelte della FED.
Metalli preziosi in ulteriore caduta: livelli interessanti per acquisti?
Seduta da dimenticare, ieri, 23 giugno, per i mercati globali, travolti da un’ondata di vendite che ha colpito il comparto tecnologico e riportato in primo piano il tema delle valutazioni, dopo quasi tre mesi di rally ininterrotto degli asset più rischiosi.
Dall’Asia a Wall Street, gli investitori hanno ridotto l’esposizione ai titoli legati alla tecnologia, spinti dai dubbi sulla sostenibilità dei multipli raggiunti e sulla reale redditività degli enormi investimenti destinati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il settore dei semiconduttori è stato il principale bersaglio delle vendite: il relativo indice ha registrato un crollo del 7%, dopo essere comunque più che raddoppiato rispetto ai minimi toccati durante la fase più acuta della guerra.
A pesare sul sentiment è stata anche la debolezza di SpaceX, che nella seduta di lunedì 22 giugno aveva già perso il 16% a pochi giorni dalla sua Ipo record. Ieri il titolo è arrivato a scendere sotto il prezzo di apertura del giorno del debutto, alimentando i timori su valutazioni sempre più elevate anche nel segmento delle società ad alta crescita.
Il quadro resta condizionato anche dall’evoluzione geopolitica. Gli investitori continuano a monitorare i negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz, vero snodo strategico per il commercio energetico mondiale. Donald Trump potrà considerare chiusa positivamente la partita iraniana solo se il passaggio marittimo verso il Golfo Persico tornerà pienamente operativo e con traffico regolare.
Iran e Oman, i due Paesi che si affacciano sullo Stretto, hanno annunciato l’avvio di trattative per definire la futura gestione del corridoio, inclusi i costi di transito. Il mercato guarda con attenzione all’ipotesi di introduzione di un sistema di pedaggi, fortemente criticata dagli operatori del settore marittimo, secondo cui una simile misura violerebbe il diritto internazionale e creerebbe un precedente pericoloso.
Sul fronte azionario, la chiusura del 23 giugno è stata negativa, condizionata dal sell-off tecnologico partito da Wall Street: Londra ha terminato praticamente invariata, +0,01%, ma Francoforte ha perso -0,98%, Parigi -0,71% e Milano -1,46%.
Anche Wall Street, pur recuperando dai minimi intraday, ha chiuso in territorio negativo: Dow Jones -0,1%, Nasdaq -2,2% e S&P500 -1,4%. Tra i titoli più penalizzati Micron Technology, Sandisk, Seagate, Intel e Advanced Micro Devices. In controtendenza Ibm +3,4%, dopo che JPMorgan ha rivisto il giudizio sul titolo portandolo a “overweight”.
La volatilità sul comparto chip resta elevata: martedì l’indice SOX ha chiuso in ribasso di quasi l’8%. Grande attenzione ora ai conti trimestrali di Micron Technology, miglior titolo del SOX da inizio anno con un progresso del +268%. Ieri il titolo ha perso -13,2%, seguendo il movimento dei concorrenti.
Micron pubblicherà questa sera i risultati del terzo trimestre fiscale. Il mercato cercherà indicazioni sulla domanda di memorie legata all’intelligenza artificiale: il consenso Bloomberg prevede un utile per azione di 20,49 dollari e ricavi per 35,63 miliardi nel trimestre chiuso a maggio. Per il trimestre successivo le stime indicano fatturato a 43 miliardi ed EPS a 25,31 dollari.
La seduta asiatica del 24 giugno appare più equilibrata dopo la pesante correzione. CSI300 e Hang Seng sono sulla parità, mentre il Taiex di Taiwan perde -2% per la debolezza di Taiwan Semiconductor. Al contrario, rimbalzano i produttori cinesi di semiconduttori: Hua Hong +18% a Hong Kong, SMIC +9%, Gigadevice +8,7% e Montage +5,8%.
In Giappone il Nikkei cede -0,7%, con SoftBank Group a -2,5% dopo il -7% della seduta precedente.
Molto volatile il mercato coreano: il Kospi, dopo aver azzerato i guadagni a metà seduta, ha accelerato nel finale chiudendo a +3,5%. Samsung Electronics starebbe preparando un buyback da Us$ 65 miliardi di dollari per finanziare i bonus ai dipendenti, secondo quanto riportato da Yonhap News.
In India il BSE Sensex sale +0,7%, mentre proseguono i negoziati tra Stati Uniti e India per rafforzare i rapporti economici e superare gli ostacoli ancora presenti verso un accordo commerciale provvisorio.
Sul mercato delle materie prime, il petrolio Brent scende a 76,50 dollari, sui minimi da inizio marzo e circa 6 dollari sopra i livelli ante conflitto. Gli alleati degli Stati Uniti, guidati dal Regno Unito, stanno spingendo l’amministrazione Trump a non accettare eventuali pedaggi iraniani nello Stretto di Hormuz.
Prosegue invece la debolezza dei metalli preziosi: l’oro resta poco sopra i minimi degli ultimi 20 mesi, a 4.024 dollari, mentre l’argento ha toccato in apertura il minimo da dicembre 2025 a 60,7. A pesare sono il rafforzamento del dollaro e le aspettative di un rialzo dei tassi Fed entro fine anno, oltre alla riduzione della domanda di beni rifugio dopo i progressi nei colloqui Usa-Iran.
Il dollaro continua la sua corsa, con il quinto rialzo in sei sedute. Il cambio euro/dollaro è sceso a 1,1363, sotto 1,14 per la prima volta in un anno. Il biglietto verde beneficia della svolta più restrittiva emersa dalla Fed nella riunione della scorsa settimana, la prima presieduta da Kevin Warsh.
I tassi Usa sono rimasti invariati al 3,50%-3,75%, ma le proiezioni indicano un consenso crescente verso un rialzo entro fine anno. I futures ora incorporano una probabilità di circa il 90% di un aumento a dicembre. Occhi apreti sui dati sull’inflazione PCE, attesi giovedì, indicatore preferito dalla Fed per valutare le pressioni sui prezzi.
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