Nel mausoleo di Teodorico nel 2025 sono entrate 72mila persone, cinquemila in più rispetto al 2024. Nella classifica dei visitatori è la terza attrazione turistica della città di Ravenna dopo le basiliche di San Vitale e Sant’Apollinare in Classe. Il monumento funerario del sovrano ostrogoto – che dal 493 fino alla morte nel 526 fu a capo del Regno in Italia la cui capitale era a Ravenna – dal 1996 è inserito nella lista dell’Unesco dei siti italiani patrimonio dell’umanità. Non può che essere al centro delle iniziative per il 15esimo centenario della morte di Teodorico che cade nell’anno in corso (la data esatta è il 30 agosto).
Il mausoleo è uno dei sei siti che compongono i Musei nazionali di Ravenna (gli altri cinque, oltre alla già ricordata basilica di Sant’Apollinare in Classe, sono il battistero degli Ariani, Palazzo di Teodorico, il Museo nazionale e la Villa romana di Russi). Andrea Quintino Sardo dirige i Musei nazionali da due anni.
Direttore, cosa ci aspetta in occasione dell’anniversario a fine agosto?
«Avremo nove giorni di aperture serali con videomapping proiettati sul mausoleo e proprio la sera del 30 agosto ci sarà un concerto in collaborazione con l’associazione Mariani».
In aprile è stato inaugurato il nuovo allestimento dell’ingresso al mausoleo, come nasce l’intervento?
«Da quando mi sono insediato a Ravenna ho avuto la sensazione che il mausoleo sia riconosciuto come luogo identitario per chi visita la città, ma visitarlo non era pienamente soddisfacente perché non si comprendeva l’enorme portata di quella architettura e di quel monumento. Soffriva di scarsa comprensione del suo valore universale. C’erano cartelloni molto descrittivi e lunghi, più adatti a un pubblico di nicchia, mancava qualcosa che coinvolgesse di più il visitatore».
Allora come siete intervenuti?
«Abbiamo avuto possibilità di accedere a un tesoretto di 200mila euro dal Pnrr dedicato all’accessibilità dei siti. Altrove si è deciso di usarli per eventi temporanei, noi abbiamo preferito qualcosa di permanente: in dieci mesi di progettazione e due di realizzazione è nato “Spazio Teodorico”. Ora abbiamo un padiglione di circa 300 metri quadrati che è veramente un punto di accoglienza pensato in modo moderno: la biglietteria, il bookshop, nuovi pannelli informativi in varie lingue, compresi supporti tattili per gli ipovedenti, video nel linguaggio dei segni e comunicazione aumentate per persone con dislessia o difficoltà cognitive».
È uno spazio pensato per il turista?
«Non solo. Mi piacerebbe che diventasse un luogo anche per la comunità locale, per portare i ravennati. Abbiamo una sala che può accogliere 50 persone e potrebbe essere il luogo per conversazioni con esperti, incontri, piccole mostre. Una è già in programma dal 24 giugno e un’altra si farà a ottobre».
Qual è il valore del mausoleo che sfuggiva al visitatore?
«Innanzitutto i materiali di costruzione: blocchi di pietra d’Aurisina fatti venire via nave dall’Istria e messi in posa a secco. La cupola è un corpo unico che pesa circa 290 tonnellate ed è straordinario pensare che venne posizionata 1500 anni fa. Siamo di fronte all’unico vero monumento funebre del mondo barbarico, un luogo di sepoltura poi spesso replicato in questi 15 secoli, per esempio in Polonia come monumento a Ottone di Bismarck. E poi c’è un rapporto strettissimo tra l’architettura e l’astronomia: non è un caso che la porta sia rivolta esattamente verso ponente perché è la direzione che indica la fine della vita».
Di recente abbiamo ricevuto la segnalazione di un architetto che lamentava la sporcizia delle pareti esterne e ricordava il bianco che si vede in molte foto del passato. Il mausoleo ha bisogno di essere pulito?
«La pietra esposta agli agenti atmosferici è normale che subisca alterazioni cromatiche. Si può intervenire per mantenerlo sempre pulito, come si fece con un intervento massiccio circa 30 anni fa. Ma un’altra teoria del restauro considera la patina sulla superficie come una testimonianza del tempo che scorre. Si fanno i periodici controlli per evitare problemi strutturali, ma se la pietra è alterata cromaticamente non è degrado, è il tempo che scorre. Il mausoleo va curato, ma credo sia giusto che il suo aspetto dichiari i suoi 1.500 anni».
E qual è il messaggio che trasmette Teodorico dopo 1.500 anni?
«Teodorico era di culto ariano, ma viveva in un impero bizantino con una forte anima cristiana ortodossa. Per tutto il periodo del suo governo ha voluto fortemente smorzare ogni possibile conflittualità tra i culti, era una figura acculturata, aveva studiato a Costantinopoli e aveva una visione di una città cosmopolita. Parliamo di un re con abilità diplomatica e politica che garantì una tolleranza religiosa. Per trent’anni si è avuta una pax politica e la ricostruzione di un regno».
La Ravenna ostrogota conta anche il Palazzo di Teodorico in via di Roma. È un sito un po’ trascurato dall’offerta culturale?
«Con le giornate Fai di marzo abbiamo avuto 700 visitatori in due giorni, ma la carenza di personale fa sì che durante l’anno riusciamo a tenerlo aperto solo il lunedì mattina, quando è chiuso il Museo nazionale e possiamo spostare gli addetti alla sicurezza. Non c’è dubbio che meriterebbe maggiore valorizzazione: è l’unico sito di Ravenna dove si può conoscere la consistenza del palazzo imperiale dell’epoca in cui Ravenna è stata capitale dell’impero. Andrebbero rivisti i percorsi di visita, predisposti apparati che illustrino la storia del sito, sistemati i mosaici esposti».
Quant’è la carenza di personale?
«Negli ultimi dodici mesi abbiamo avuto quattro pensionamenti. Nel complesso siamo sotto organico del 50 percento. Abbiamo 25 persone per la vigilanza che turnano sui sei siti e in ufficio siamo 8 dove dovremmo essere 25. Con queste ristrettezze non possiamo che concentrare gli sforzi per dare l’apertura massima possibile alla basilica di Classe e il mausoleo e nonostante questo in autunno e inverno il mausoleo è aperto solo al mattino».
Speranze di nuove assunzioni?
«Alla fine del 2025 il ministero ha fatto un bando. La procedura non è ancora chiusa, qualcuno verrà assegnato a Ravenna e mi auguro sia entro la fine del 2026, ma è impossibile dire quante persone».
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Andrea Alberizia
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