“La difesa del territorio e la sicurezza idraulica del Delta del Po sono una priorità per il Veneto. La subsidenza è un fenomeno che non può essere affrontato con interventi episodici: servono risorse certe e una programmazione di lungo periodo, perché parliamo della sicurezza delle nostre comunità, delle attività economiche e di un territorio che rappresenta una parte fondamentale del patrimonio ambientale e produttivo del Paese. Come Regione siamo pronti a fare la nostra parte e a lavorare insieme al Governo e all’Emilia-Romagna per riportare questo tema al centro dell’agenda nazionale”. Con queste parole il presidente del Veneto Alberto Stefani ribadisce il proprio impegno sul fronte del contrasto alla subsidenza e facendo proprio anche il nuovo appello al rifinanziamento della legge sulla gestione del fenomeno della subsidenza nei territori del Delta del Po, nonché nelle province di Ferrara, Rovigo e Ravenna, lanciato dall’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, giovedì, al convegno “La sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”, nell’ambito della fiera RemTech di Ferrara.
Nel corso dell’incontro, aperto dai saluti in video del Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, è stato presentato il testo della proposta normativa di emendamento alla Legge di Bilancio 2027, presentata dall’Anbi per il rifinanziamento della legge sulla subsidenza che prevede prevede che venga istituito un apposito fondo del ministero dell’Agricoltura, e che venga dotato di 6 milioni di euro annui per i sei anni dal 2027 al 2032, per un totale di 36 milioni.
Sulla scia del sostegno già espresso dal presidente del Veneto Stefani durante il primo appuntamento in Polesine, il convegno “Subsidenza, vietato dimenticare”, dello scorso aprile 2026 a Ca’ Vendramin, giovedì è intervenuto il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, che ha confermato la propria vicinanza alle istanze dei consorzi nei confronti del Governo e ha annunciato una prossima iniziativa congiunta con il collega presidente Stefani.
Va ricordato che il sistema di bonifica è costituito da un numero consistente di idrovore che garantiscono la sicurezza idraulica, 201 in Polesine, 170 nel Ferrarese e 144 nel Ravennate, e che il costo complessivo annuo per la sola energia elettrica sta lievitando di anno in anno. Con il mancato finanziamento della legge sulla subsidenza il rischio è che tutto questo sistema vada in crisi.
“L’economia delle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo – rimarca Anbi – è sopravvissuta ai danni causati dalla subsidenza, mettendo in sicurezza idraulica un territorio, dove oggi tutta l’acqua delle precipitazioni viene pompata meccanicamente per essere allontanata e non ristagnare; inoltre, il territorio costiero deve essere difeso dall’innalzamento del mare e dall’ingressione salina. Tutto questo comporta un gigantesco sforzo economico per mantenere efficienti le opere già realizzate, realizzarne di nuove, farle funzionare senza sprechi, utilizzare personale qualificato, sostenere le ingenti spese per l’energia elettrica. La compromissione di tale rete idraulica in caso di allagamenti, avrebbe rilevanti ripercussioni anche sul Pil del Paese. La piena e costante funzionalità di queste opere deve quindi essere uno un prioritario interesse nazionale.
Per questo, i Consorzi di bonifica d’intesa con le categorie economiche e la società civile dei territori interessati, propongono il rifinanziamento della Legge 205 del 2017, ultima di una serie di leggi atte a risarcire i danni per estrazioni di idrocarburi, che tra il 2018 e il 2024 aveva stanziato 26 milioni di euro per le tre province interessate. Il Polesine, maggiormente colpito, ha ricevuto in sette anni poco più di 10 milioni, suddivisi tra consorzio Adige Po e Delta del Po e tradotti in interventi di manutenzione straordinaria e nuove opere per la sicurezza idraulica. La cessazione di questi finanziamenti ha costretto i consorzi a proseguire nella mitigazione del danno attingendo dai propri bilanci e dunque con risorse dei contribuenti, prime vittime della subsidenza.
Il convegno “La sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”, promosso da Anbi e Anbi Emilia-Romagna, ha fatto registrare l’attiva presenza dei consorzi di bonifica del Veneto, a partire dai due consorzi polesani, Adige Po, con sede a Rovigo, e Delta del Po, con sede a Taglio di Po, guidati da Anbi Veneto. “L’unione fa la forza, il tema della subsidenza è di importanza vitale per le aree direttamente colpite, ma assume un valore strategico per l’intero sistema nazionale della bonifica a dimostrazione dell’attenzione prestata alla difesa di ogni territorio, a partire dalle aree interne”, ha rimarcato Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto.
Il percorso istituzionale, articolato nelle due tappe di Taglio di Po e Ferrara, culminerà prossimamente in un ultimo incontro a Roma in un contesto di massimo livello istituzionale. Sul tavolo, due richieste fondamentali: da un lato, il ripristino, nella prossima legge di bilancio, di una linea di finanziamento per i danni da subsidenza con una dotazione di 6 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2027 al 2032, da ripartire tra le province di Rovigo, Ferrara e Ravenna; dall’altro, lo stop ad ogni nuova estrazione di idrocarburi in assenza di un parere scientifico certo che ne garantisca la totale sicurezza idrogeologica.
“La nostra iniziativa – spiega il presidente di Anbi Francesco Vincenzi – non è contro qualcosa o qualcuno, ma chiediamo grande attenzione verso territori, che stanno ancora pagando le conseguenze di scelte operate fino a metà degli anni ’60. Pur progressivamente rallentando, ma le aree costiere tra Veneto ed Emilia Romagna continuano ad abbassarsi fino ad un centimetro all’anno con evidenti conseguenze sull’assetto e la gestione del territorio. Questa non è una partita politica, ma di equità sociale e e per questo auspichiamo la condivisione di tutti.”
Fra i relatori, presente anche la deputata polesana Nadia Romeo, componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, con il collega dem Stefano Vaccari, i forzisti Francesco Battistoni e Pino Bicchielli, nonché il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale. “La lotta alla subsidenza – sottolinea l’onorevole Romeo – è una priorità irrinunciabile per il futuro del territorio e del Basso Polesine. Ancora più urgente ora che, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, il Governo ha deciso di tagliare i fondi destinati ai Consorzi di bonifica per contrastare questo fenomeno. Ho presentato emendamenti e ordini del giorno, chiedendone il ripristino, ma non hanno sortito effetti: hanno avuto parere favorevole, ma, poi, quando è stato il momento di passare ai fatti, nulla. Il Governo ha lasciato senza risorse i Consorzi di bonifica, i veri custodi della sicurezza idrogeologica, a maggior ragione in quei territori colpiti dalla subsidenza. E non in un periodo facile, ma in una congiuntura in cui il caro energetico pesa in maniera drammatica, per questi enti, le cui idrovore sono sempre in funzione. Il mio e il nostro impegno su questo fronte, però, rimane e rimarrà, immutato. Ringrazio Anbi perché continua a tenere alta l’attenzione su un tema fondamentale come la subsidenza, per il quale da tempo mi spendo e si spende il Pd”.
Virginia Taschini, presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po, rimarca: “L’aumento dei costi energetici sta ulteriormente gravando sullo sforzo che ogni giorno compiamo per tenere all’asciutto un territorio fragile come il nostro. I danni da subsidenza sono continui e spesso nascosti perché riguardano l’allineamento dei fondali di canali, l’alterazione delle quote rappresenta un fattore di rischio per campagne e centri abitati”.
Roberto Branco, presidente del Consorzio di Bonifica Adige Po, evidenzia come “i consorzi di bonifica, in un contesto di cambiamento climatico, sono chiamati a investire in misure di adattamento del territorio. Non possiamo sottrarre risorse dei nostri bilanci per continuando a pagare i danni del passato derivanti da un servizio che abbiamo svolto a favore di tutto il Paese.”
Nel contesto di fragilità strutturale del territorio, alla quale si sommano gli effetti crescenti della crisi climatica ed il progressivo innalzamento del mare, è indispensabile ed urgente l’attenzione al fenomeno della subsidenza, accentuata dall’estrazione di gas nell’Alto Adriatico. “Le estrazioni metanifere hanno contribuito nel dopoguerra a dare un aiuto di rilievo all’economia nazionale di un Paese, che doveva assolutamente riprendersi e svilupparsi, ma è rimasto un danno permanente, del quale è giusto che si faccia carico lo Stato”, ha rimarcato Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi.
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