Il caffè a Roma e nel Lazio non è soltanto una pausa veloce o un’abitudine: è un elemento identitario, una certezza quotidiana a cui è quasi impossibile rinunciare. Nella Capitale e nella regione, l’86% di chi beve espresso lo fa ogni singolo giorno, con quasi quattro cittadini su cinque (il 78%) che si dichiarano consumatori regolari. È la fotografia scattata dalla nuova indagine “Evoluzione delle abitudini di consumo del caffè in Italia”, realizzata dal Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food e curata da Altroconsumo. Un rapporto viscerale che non accenna a diminuire: negli ultimi tre anni il 75% dei romani e dei laziale ha mantenuto stabili i propri consumi, mentre un 21% ha persino aumentato le tazzine quotidiane. Soltanto un marginale 4% ha deciso di ridurne il numero.
Tra le mura domestiche la tazzina resta sacra per il 98% degli intervistati, ma la piazza romana conferma un legame fortissimo con il bar sotto casa o vicino al posto di lavoro, indicato come punto di riferimento costante dall’84% dei consumatori.
Sorpasso in casa: le capsule superano la moka
Mentre sul piano nazionale la caffettiera tradizionale resiste in cima alle preferenze, a Roma e nel Lazio si registra uno storico sorpasso nei consumi domestici. Le capsule diventano la modalità prevalente di preparazione per il 35% dei cittadini, staccando la classica moka che si ferma al 32%. A seguire si piazzano le macchine espresso con caffè in grani (18%), mentre le cialde scendono al 12%, invertendo nettamente la tendenza registrata nel resto del Paese.
Quando si tratta di riempire il carrello, la bussola principale resta l’aroma: per il 67% dei romani e dei laziali il gusto è il fattore fondamentale o molto importante nella scelta. La marca incide per il 54%, superando la caccia allo sconto: prezzo ed offerte guidano le decisioni del 45% dei consumatori, seguiti dalla scelta della miscela tra Arabica o Robusta (43%). Il supermercato si conferma il canale d’acquisto prioritario per il 73% delle famiglie, ma cresce la quota di chi ordina le scorte direttamente online, opzione scelta dal 30% degli intervistati.
A fronte di un consumo così radicato, emerge tuttavia un vero e proprio paradosso conoscitivo: esattamente la metà dei consumatori dichiara di non conoscere le fasi produttive che portano il chicco dalla pianta alla tazzina, e appena il 19% è a conoscenza del fatto che in Italia non vengano coltivate quantità significative di caffè verde.
I numeri del settore in Italia e la cooperazione internazionale
I dati emersi sul territorio romano si inseriscono in un quadro nazionale dalle dimensioni industriali imponenti. Nel 2025 l’Italia ha prodotto 424.168 tonnellate di caffè tostato e solubile, confermandosi come il primo produttore dell’Unione Europea. Il comparto conta circa 1.000 torrefazioni per un fatturato complessivo di 5,9 miliardi di euro. L’Italia importa 641.234 tonnellate di caffè verde (due terzi Arabica e un terzo Robusta), arrivando prevalentemente da Brasile e Vietnam (57% dei volumi), ed esporta quasi 280 mila tonnellate di tostato. Su scala nazionale il consumo pro capite tocca i 4,9 kg all’anno, pari a circa 812 tazzine a persona.
Sul fronte dei consumi nazionali complessivi, il macinato rappresenta ancora il 64% delle vendite totali sul mercato, seguito da cialde (24%), solubile (8%) e grani (4%). A livello domestico, moka e capsule viaggiano invece su percentuali quasi speculari (rispettivamente 32,5% e 31,2%).
Il futuro della filiera incrocia inevitabilmente la sostenibilità e la cooperazione con i Paesi d’origine. Tra i progetti di punta figura l’ACT Coffee Programme (Advancing Climate-Resilience and Transformation in African Coffee), iniziativa del Piano Mattei per l’Africa e del Global Gateway UE, lanciata da UNIDO e finanziata dalla Cooperazione Italiana per rafforzare la resilienza climatica e la formazione in Etiopia, Kenya, Malawi, Tanzania e Uganda attraverso i Coffee Training Centres.
Le voci dai protagonisti
L’occasione per fare il punto sullo stato del settore e sulle sfide future si è tenuta proprio a Roma, presso l’Ambasciata della Repubblica Democratica Federale d’Etiopia, alla vigilia della Giornata Internazionale del Caffè designata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Endaweke Tesfaye, Capo Missione con il titolo di Incaricato d’Affari presso l’Ambasciata della Repubblica Democratica Federale d’Etiopia, ha sottolineato l’importanza delle relazioni commerciali e strategiche tra i Paesi: “Il caffè è uno dei doni più duraturi dell’Etiopia al mondo. Dalle terre dei nostri agricoltori alle tazze di tutto il mondo, porta con sé la nostra storia e la nostra ospitalità, dà sostentamento a milioni di persone e unisce culture diverse. Mentre portiamo sui mercati internazionali quantità crescenti del nostro eccezionale caffè Arabica, cerchiamo collaborazioni che vadano oltre gli scambi commerciali: investimenti, innovazione e una filiera più solida, capace di assicurare maggiori benefici agli agricoltori. La Giornata Internazionale del Caffè è un’occasione per rafforzare la collaborazione tra Etiopia e Italia. Unendo le origini etiopi alle competenze italiane, possiamo migliorare la qualità, la tracciabilità e la resilienza climatica, costruendo per il caffè un futuro più sostenibile e vantaggioso per entrambi i Paesi”.
Sull’importanza dell’adattamento ai cambiamenti climatici è intervenuto Andrea De Marco, Programme Manager e Partnership Advisor di UNIDO: “Ogni espresso servito in Italia comincia con un agricoltore all’origine. Attraverso l’ACT Coffee Programme, finanziato dalla Cooperazione Italiana, lavoriamo con governi, settore privato e istituzioni finanziarie perché i Paesi produttori di caffè possano proteggere i raccolti dagli shock climatici e accedere ai finanziamenti necessari per investire nel proprio futuro. In occasione della Giornata Internazionale del Caffè, il nostro messaggio è semplice: il futuro del caffè che amiamo dipende da una filiera resiliente e sostenibile, dall’origine alla tazzina”.
A tracciare la rotta industriale per il Made in Italy è stato infine Giuseppe Lavazza, Presidente del Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food: “L’espresso italiano è rimasto fedele alla propria identità perché la filiera non ha mai smesso di evolvere. Oggi la sfida non riguarda soltanto ciò che accade nella tazzina, ma tutto ciò che viene prima e dopo: produzione, qualità, sostenibilità, ricerca, cooperazione internazionale e capacità di creare valore nei Paesi d’origine. L’Italia ha competenze e know-how che possono contribuire a guidare questa trasformazione. Raccontare il futuro del caffè italiano significa, quindi, raccontare una filiera sempre più internazionale, resiliente e capace di innovare senza perdere le proprie radici. Essere un Paese leader nel settore del caffè non significa soltanto saper fare un espresso riconosciuto nel mondo, ma avere la capacità di assumere un ruolo guida nel confronto internazionale e contribuire attivamente all’evoluzione dell’intera filiera”.
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