Trainato da Verona, Veneto secondo in Italia per valore agricolo


Nella Camera di Commercio di Verona è stato presentato il secondo report semestrale 2026 intitolato “Economia, agricoltura e agroalimentare”, elaborato da Confagricoltura Verona in collaborazione con l’Ufficio Studi CGIA di Mestre con dati aggiornati al 15 settembre 2026. All’incontro hanno preso parte Paolo Arena, presidente della Camera di Commercio di Verona; Diego Ruzza, assessore regionale; Elisa De Berti, consigliera regionale; Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona; e Renato Mason, segretario di Cgia Mestre.

Il quadro europeo e nazionale del 2025 delinea una fase di ripresa. Nell’Unione Europea a 27 paesi il valore della produzione agricola ha raggiunto 563 miliardi di euro (+5,8%), con i primi 6 paesi che concentrano il 72% della produzione totale. La Francia guida la classifica con 90,884 miliardi di euro (16,1%), seguita dalla Germania con 78,7 miliardi (14,0%), dalla Spagna con 73,9 miliardi (+7,5%, 13,1%) e dall’Italia al quarto posto con 73,6 miliardi di euro (+4,8%, 13,1%). L’Italia riconquista però il primo posto in Europa per il “Pil agricolo” (valore aggiunto), toccando 42,5 miliardi di euro (+7,1% nominale) e superando la Spagna (41,5 miliardi, +9,7%), la Francia (34,4 miliardi, +10,8%) e la Germania (32,4 miliardi, +4,1%). In Italia il rapporto tra valore aggiunto e valore della produzione supera la metà, attestandosi al 58%, a fronte del 38% della Francia e del 41% della Germania.

Il Veneto ha fatto registrare nel 2025 un valore della produzione agricola pari a 8,2 miliardi di euro, in crescita del 7,4% nominale rispetto al 2024, superando gli 8 miliardi del 2022 e i 7,7 miliardi del 2023. La regione balza al secondo posto della classifica nazionale superando l’Emilia-Romagna (+3,6%) e posizionandosi alle spalle della sola Lombardia (+8%). L’incidenza della produzione agricola veneta sul totale italiano si attesta all’11,6%.

Misurando gli andamenti in termini reali, al netto dell’inflazione, la produzione veneta cresce del 2,2% nel 2025, collocandosi al quinto posto regionale dopo Valle d’Aosta (+15,2%), Marche (+7,2%), Abruzzo (+4,5%) e Liguria (+4,2%). Nel confronto tra il 2019 e il 2025 il Veneto segna una crescita reale del 2,4%, a fronte del calo nazionale del 2% , del -2,2% dell’Emilia-Romagna e di un +0,3% della Lombardia. Le coltivazioni agricole regionali raggiungono un valore di 4.171 milioni di euro (11,1% del totale nazionale).

Il comparto vitivinicolo guida il settore con 1.785 milioni di euro (28,2% del totale italiano; vino a 1,53 miliardi e uva a 0,25 miliardi), con un aumento dei volumi del 7,2% e del valore del 6,9%. L’incidenza del vitivinicolo sulle produzioni vegetali regionali è salita dal 15% degli anni ’80 al 43% nella media del periodo 2020-2025. Il comparto patate e ortaggi totalizza 964 milioni di euro (8,3% nazionale), dove la lattuga vale 210 milioni, le patate 125 milioni (+23,8% volumi, +9,4% valore), le fragole 84 milioni, i pomodori 61 milioni (+32,2% volumi, +16,0% valore) e le zucchine 57,6 milioni (-28,4% valore). I cereali generano 527 milioni di euro (11,7% nazionale, +13,4% valore, +6,1% volumi), trainati dal granoturco con 344 milioni (+23,8% valore, +14,3% volumi), mentre il frumento tenero si attesta a 113 milioni (-0,3% valore), il frumento duro a 27 milioni (-21,4% valore), l’orzo a 12 milioni e il riso a 6,6 milioni di euro (+7,7% valore). L’incidenza dei cereali sulle coltivazioni vegetali è scesa dal 30% degli anni ’80 al 15% attuale. Il settore frutticolo registra 323 milioni di euro (7,2% nazionale, +4,2% valore, -8,9% volumi), con mele a 145 milioni (-7,3% valore), kiwi al record di 83,5 milioni di euro (+64,5% valore, +16,3% volumi), pere a 42 milioni (-17,5% valore), noci a 10 milioni, pesche a 7,6 milioni e nocciole a 2 milioni di euro (+85,3% valore). Le coltivazioni industriali valgono 265 milioni di euro (34,6% nazionale), dove la soia segna 186 milioni (52% della produzione nazionale), il tabacco 52 milioni (32% nazionale, +6,2% valore), la barbabietola da zucchero 16,7 milioni e il girasole 5,9 milioni di euro (+78,9% valore). Le coltivazioni foraggere raggiungono 129 milioni e fiori e piante da vaso toccano 92 milioni di euro.
Gli allevamenti zootecnici veneti generano 3.199 milioni di euro (12,8% del totale nazionale), evidenziando un aumento del valore del 12,4% e una stabilità dei volumi (-0,1%). Le carni rappresentano la voce principale con 2.145 milioni di euro (15,5% nazionale, +12,6% valore), suddivise tra pollame per 1.053 milioni (+15,1% valore), carni bovine per 692 milioni (+19,7% valore), carni suine per 264 milioni (-3,7% valore) e carni ovine e caprine per 1,5 milioni di euro (+10,8% valore). L’incidenza delle carni sulla zootecnia è pari al 68,3% nella media 2020-2025. Il latte genera 687 milioni di euro (8,0% nazionale, +10,4% valore), guidato dal latte di vacca e bufala a 684 milioni (+10,4% valore, +1,0% volumi) e dal latte di pecora e capra a 2,6 milioni di euro (+2,4% valore), con un’incidenza zootecnica del 20,6%. Le uova totalizzano 351 milioni di euro (15,4% nazionale, +15,8% valore, 10,6% di incidenza) e il miele tocca 15 milioni di euro (+3,0% valore).
Le attività di supporto all’agricoltura apportano 848 milioni di euro (9,9% nazionale).

La provincia di Verona si conferma leader in Veneto con 1,3 miliardi di euro (1.306 milioni) di valore aggiunto agricolo stimato, pari al 28,3% del totale regionale, posizionandosi al terzo posto nazionale dopo Bolzano e Brescia. Nel 2025 il valore aggiunto dell’agricoltura veronese è cresciuto del 7,8%, a un ritmo più che doppio rispetto al dato regionale (+3,2%) e in netto contrasto con la flessione nazionale (-0,1%). Le previsioni per il 2026 indicano per Verona un’ulteriore crescita dell’1,6%, in controtendenza rispetto alla contrazione stimata per il Veneto (-0,6%) e per l’Italia (-0,3%). Sul fronte occupazionale la provincia scaligera domina il mercato del lavoro agricolo veneto con 30.875 addetti nel 2024 (oltre 30.000 lavoratori), pari al 35,3% del totale regionale (87.399 occupati). Gli agricoltori autonomi sono 12.832 (29,4% del Veneto) e gli operai dipendenti sono 18.043 (41,2% del totale regionale), evidenziando imprese strutturate. Tra il 2015 e il 2024 gli occupati agricoli a Verona sono cresciuti del 5%, a fronte del +1% registrato a livello nazionale. 
L’export totale veronese ha raggiunto nel 2025 quota 15,4 miliardi di euro (15.392 milioni, +1,7% annuo e +30,5% rispetto al 2019), posizionando la provincia al secondo posto in Veneto dopo Vicenza e davanti a Treviso. L’export agroalimentare di Verona tocca nel 2025 il record di quasi 4,8 miliardi di euro (4.792,8 milioni, +5,1% sul 2024, +43,8% sul 2019 e +196,7% rispetto agli 1,6 miliardi del 2007). Questo comparto rappresenta il 31,1% dell’export totale provinciale, il 45,7% (circa 46%) dell’export agroalimentare veneto (10,5 miliardi di euro) e il 6,6% (6,5%) di quello nazionale (72,5 miliardi).
Verona occupa la seconda posizione tra le province italiane per export agroalimentare nel 2025, subito dietro Cuneo (5.058,9 milioni di euro). E nei primi 6 mesi del 2026 Verona conferma il secondo posto nazionale con 2.318 milioni di euro (-0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025), pari al 6,4% del totale italiano (36.279 milioni). 
La ripartizione dell’export agroalimentare veronese nel 2025 vede al 1° posto i prodotti alimentari con 2.935 milioni di euro (+8,1% annuo, +383% in 18 anni dal 2007), articolati in carni lavorate e conservate per 749 milioni, prodotti lattiero-caseari per 568 milioni, prodotti dolciari e condimenti per 526 milioni, prodotti da forno e farinacei per 507 milioni, preparati per l’alimentazione animale per 194 milioni, frutta e ortaggi lavorati per 218 milioni e oli e grassi per 138 milioni di euro. Le bevande (vino) apportano 1.213 milioni di euro (+109% dal 2007) e i prodotti agricoli toccano 644 milioni di euro (+52% dal 2007). Il saldo commerciale agroalimentare della provincia di Verona si mantiene positivo dal 2010, chiudendo il 2025 con un surplus di 143 milioni di euro (4.793 milioni di export e 4.650 milioni di import). Il saldo positivo è guidato dalle bevande (+824 milioni), a fronte del deficit contenuto negli alimentari (-42 milioni) e di quello nei prodotti agricoli (-639 milioni).
Riguardo ai mercati esteri, la Germania costituisce la prima destinazione assorbendo il 27,4% dell’export agroalimentare veronese (1.313 milioni di euro, +8,1%), mentre l’intera area germanofona (Germania, Austria e Svizzera) ne concentra il 38%. Seguono la Francia al secondo posto (354 milioni, +7,2%), il Regno Unito al terzo (240 milioni), i Paesi Bassi al quarto (233 milioni), la Svizzera al quinto (232 milioni) e gli Stati Uniti al sesto posto con 227 milioni di euro (meno del 5% del totale), al riparo da eventuali inasprimenti tariffari e dazi.

L’analisi dei costi evidenzia per il 2025 una stabilizzazione dell’indice generale dei mezzi di produzione (+0,8% su base annua; consumi intermedi +0,4%, investimenti +2,0%). Il livello dei costi resta superiore del 28,2% rispetto ai valori del 2019 pre-Covid (sementi +49,7%, concimi +43,4%, energia +35,9%, mangimi +25,8%). L’incidenza dei consumi intermedi sul valore delle produzioni è cresciuta dal 40% negli anni ’90 al 48% tra il 2000 e il 2009, fino al 52% nel periodo 2020-2025, imponendo un ritorno sotto la soglia del 50% per garantire la sostenibilità delle aziende.

Il 2026 mostra nuove criticità legate al rialzo del 31% del prezzo dei fertilizzanti e alla ripresa dei costi energetici. Nei primi 15 giorni di settembre 2026 i prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale sono schizzati rispettivamente a 210 euro e 80 euro per megawattora, mentre il gasolio agricolo ha superato i 2,20 euro al litro in estate e settembre, nonostante il taglio delle accise. La Banca Centrale Europea ha inoltre innalzato i tassi di interesse due volte di 25 punti base nei mesi di giugno e settembre 2026, portando il tasso di rifinanziamento dal 2,15% al 2,65% (+50 punti base complessivi).

Arena, De Togni e Mason

«Il 2025 è stata un’annata positiva per l’agricoltura, che ha restituito il primato agricolo all’Italia per valore aggiunto con 42,5 miliardi di euro, davanti alla Spagna – ha commentato il presidente di Confagricoltura Verona Alberto De Togni – Bene anche il Veneto, secondo in Italia per valore della produzione agricola, con Verona sempre seconda nell’export agroalimentare con il 46% della regione e il 6,5% dell’export nazionale. Bene le produzioni industriali, dal tabacco alla soia, e i cereali, oltre alle produzioni vitivinicole. I costi intermedi, pur avendo subito un ridimensionamento rispetto agli anni precedenti, rimangono però ancora elevati. Inoltre, nel 2026 ci sono diversi segnali negativi dovuti soprattutto alle turbolenze geopolitiche mondiali, che hanno portato a forti incrementi nei costi dell’energia e del gasolio, per non parlare di concimi e fitofarmaci. In quest’annata pesano anche i cambiamenti climatici, con temperature altissime per periodi prolungati e i disastri causati dal maltempo, in primis grandine e trombe d’aria. Le prospettive per il 2026, anche se con le previsioni di una leggera crescita dell’1,6%, sono quindi di una notevole flessione per quanto riguarda la quantità e la qualità dei prodotti. Idem per i prezzi, perché le principali commodities segnano una flessione stabile, a meno di una ripresa nell’ultima parte del 2026, che ci auguriamo avvenga».

«L’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea (Bce), a giugno e a settembre di quest’anno, rappresenta un’ulteriore fonte di preoccupazione per il settore agricolo, già alle prese con il forte rincaro dei mezzi di produzione – ha aggiunto il segretario di Cgia Mestre Renato Mason – Del resto, il costo dei finanziamenti alle imprese aveva iniziato a salire già nella prima parte del 2026, nonostante la stabilità dei tassi di riferimento ufficiali. Con la doppia stretta monetaria di quest’estate da parte della Bce, per le aziende agricole ricorrere al credito diventerà ancora più costoso. Una situazione particolarmente penalizzante per un comparto che, per aumentare produttività e competitività, ha invece bisogno di investire. È quindi fondamentale che il sistema bancario continui a sostenere le imprese agricole, evitando che il caro-denaro si trasformi in un freno alla modernizzazione del settore. Proprio in questa fase, infatti, l’agricoltura italiana avrebbe bisogno di accelerare gli investimenti in nuovi macchinari, tecnologie, efficientamento energetico e innovazione».


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม