Presentata da Edoardo Ziello e altri otto deputati, chiedeva al Governo iniziative diplomatiche e normative per sottrarre il demanio marittimo italiano alla Bolkestein, tutelando investimenti, continuità aziendale e occupazione delle piccole imprese turistiche.
La questione dell’applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni demaniali marittime è tornata al centro del dibattito parlamentare con una proposta che puntava a cambiare radicalmente l’impostazione seguita finora. La risoluzione n. 6-00300, presentata alla Camera dei deputati da Edoardo Ziello insieme ad altri otto deputati, chiedeva infatti al Governo di attivarsi nelle sedi europee e attraverso iniziative normative per escludere categoricamente l’applicazione della direttiva al settore demaniale marittimo italiano.
L’iniziativa, inserita nell’ambito della discussione sulle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, non ha però ottenuto il consenso dell’Assemblea. Come risulta dal resoconto ufficiale della seduta del 14 ottobre, la Camera ha respinto la risoluzione.
La richiesta: escludere la Bolkestein dalle concessioni marittime
Il passaggio centrale della proposta è contenuto nel punto 19 del dispositivo, nel quale i firmatari chiedevano di adottare tempestivamente «ogni iniziativa diplomatica e normativa» per garantire la completa tutela del comparto balneare e delle imprese concessionarie italiane.
L’obiettivo non era limitato alla protezione degli operatori nell’ambito delle procedure selettive o alla previsione di misure economiche per chi dovesse perdere la concessione. La risoluzione indicava una strada più radicale: escludere l’applicazione della direttiva Bolkestein al demanio marittimo italiano, salvaguardando al tempo stesso gli investimenti effettuati dalle imprese, la continuità aziendale e i livelli occupazionali delle micro e piccole imprese turistico-ricettive.
Si trattava, dunque, di una richiesta di intervento su due piani. Da una parte, un’iniziativa diplomatica nelle sedi europee e internazionali; dall’altra, un percorso normativo che desse concreta attuazione alla linea sostenuta dai proponenti.
La risoluzione, tuttavia, non indicava uno specifico progetto legislativo, né dettagliava il procedimento giuridico attraverso il quale realizzare l’esclusione. Formulava un indirizzo politico rivolto al Governo, senza introdurre direttamente modifiche alla disciplina delle concessioni.
Proporzionalità e legittimo affidamento tra gli argomenti richiamati
Nelle premesse, i firmatari contestavano quella che definivano un’applicazione «indistinta e rigida» delle direttive e dei regolamenti europei, ritenendo necessaria una tutela più incisiva degli interessi strategici dell’economia nazionale e dei comparti produttivi tradizionali.
A sostegno della propria posizione, il testo richiamava il principio di proporzionalità e la tutela del legittimo affidamento, indicandoli come principi sanciti dalla giurisprudenza costituzionale e dalla Corte di giustizia dell’Unione europea in materia di concessioni demaniali marittime.
Il richiamo si inserisce nel più ampio confronto sulla compatibilità tra la disciplina europea dei servizi, il regime delle concessioni e la salvaguardia delle imprese che hanno costruito nel tempo la propria attività economica sul demanio marittimo.
È opportuno precisare, tuttavia, che la risoluzione non citava specifiche pronunce a sostegno di questa impostazione e non dimostrava, da sola, che la direttiva fosse inapplicabile al settore. Il richiamo ai principi giuridici rappresentava l’argomentazione dei proponenti a favore dell’intervento richiesto.
La differenza è rilevante: sostenere la necessità di valutare proporzionalità e legittimo affidamento non equivale automaticamente a dimostrare che tutte le concessioni esistenti possano essere sottratte alle procedure selettive previste dal diritto europeo.
La tutela delle piccole imprese al centro della proposta
Un altro elemento significativo riguarda la dimensione economica e occupazionale del comparto. Il testo chiedeva di proteggere espressamente le micro e piccole imprese turistico-ricettive nazionali, con attenzione alla salvaguardia degli investimenti e alla continuità aziendale.
La risoluzione affrontava quindi la questione dal punto di vista delle conseguenze che l’attuale quadro normativo può produrre sulle imprese concessionarie, proponendo un intervento politico diretto a preservare il modello turistico italiano.
Non venivano però individuati strumenti operativi specifici per tutelare gli investimenti, né venivano delineati criteri per distinguere le imprese in base alla loro dimensione, alla storia concessoria o alle caratteristiche degli interventi realizzati. Su questi aspetti, la proposta si fermava alla formulazione dell’obiettivo generale.
La Camera dice no: nessun effetto diretto sulle concessioni
La risoluzione n. 6-00300 è stata respinta al termine della discussione parlamentare del 14 ottobre 2026. Il suo contenuto non si è quindi tradotto in un indirizzo approvato dalla Camera a favore dell’esclusione della Bolkestein dal demanio marittimo italiano.
L’esito va letto correttamente. La bocciatura non costituisce, di per sé, una nuova pronuncia sulla legittimità delle concessioni, né modifica le regole vigenti o risolve le questioni interpretative relative alla direttiva. Allo stesso modo, il rigetto non può essere considerato una decisione giudiziaria sull’applicabilità della normativa europea.
Resta però documentato il tentativo di portare formalmente in Parlamento una linea politica che punta a superare l’applicazione della direttiva al settore balneare, anziché limitarsi a disciplinarne gli effetti sulle imprese concessionarie.
Per il comparto, il nodo rimane quindi quello di individuare strumenti giuridici e normativi concretamente praticabili, capaci di affrontare la questione alla luce del diritto europeo, dei principi richiamati dai proponenti e delle esigenze di tutela delle imprese esistenti.
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