“I fondi del governo non bastano”


CHIOGGIA – I fondi annunciati dal Governo per sostenere agricoltura e pesca rappresentano un primo passo, ma da soli non bastano ad arginare una crisi che continua a pesare sulle aziende e sull’occupazione. E’ il messaggio che arriva dalla Fai Cisl Venezia, da Terra Viva e dai rappresentanti del settore pesca, che chiedono misure più incisive e tempestive per fronteggiare l’impennata dei costi del gasolio e dell’energia. L’emergenza riguarda da vicino anche il territorio veneziano e la marineria di Chioggia, dove il rincaro dei carburanti sta incidendo pesantemente sulla sostenibilità economica delle attività produttive. Se da una parte i contributi pubblici vengono accolti positivamente, dall’altra cresce la preoccupazione per le conseguenze sui lavoratori e sulle loro famiglie. “Riteniamo fondamentale che ci siano risorse a sostegno della pesca – spiega il segretario generale della Fai Cisl Venezia Pierpaolo Piva – Servono per garantire continuità alle imprese e creare le condizioni perché possano continuare a operare. Ma non possiamo dimenticare che dietro ogni impresa ci sono lavoratori che affrontano sacrifici, condizioni difficili e una crescente incertezza economica”. Secondo il sindacato il rischio è che l’attenzione si concentri esclusivamente sulle difficoltà delle aziende, lasciando in secondo piano la situazione di chi ogni giorno lavora a bordo dei pescherecci o nei campi. Quando l’attività rallenta o si ferma, infatti, molti dipendenti si trovano senza adeguati strumenti di protezione del reddito. L’allarme riguarda anche il comparto agricolo. Nel Veneziano operano poco meno di 10 mila aziende agricole che impiegano circa 4 mila lavoratori dipendenti, ai quali si aggiungono migliaia di stagionali. L’aumento dei costi di produzione, dal carburante all’energia elettrica, dai fertilizzanti ai trasporti, rischia di mettere in difficoltà un settore già chiamato a fare i conti con margini sempre più ridotti. “Quando i costi diventano insostenibili – avverte il segretario della Fai Cisl Diego Pontello – le aziende possono essere costrette a ridimensionare l’attività, rinviare interventi colturali o ridurre il ricorso alla manodopera. Questo significa meno giornate lavorative, salari più bassi e maggiori difficoltà per raggiungere i requisiti contributivi e previdenziali”. Per il sindacato la risposta deve essere complessiva e coinvolgere l’intera filiera. Sul tavolo vengono richiesti interventi per contenere i costi energetici, sostegni alle imprese, strumenti di tutela del reddito e misure capaci di garantire continuità occupazionale. Fondamentale, secondo la Fai, anche il rafforzamento del confronto tra istituzioni, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali. Sulla questione è intervenuto ance il segretario di Uila Pesca Veneto Carlo Muccio: “L’astensione dall’attività di pesca ha portato all’attenzione nazionale una crisi che a Chioggia conosciamo bene – sottolinea – Il caro gasolio pesa sulle imprese, sulle possibilità di uscire in mare e sul reddito degli equipaggi. Dietro ogni peschereccio ci sono famiglie e comunità che vivono di questo lavoro”. A Chioggia, dove la pesca rappresenta ancora uno dei pilastri economici e identitari del territorio, la preoccupazione è concreta. L’aumento dei costi rischia infatti di mettere in discussione non solo l’equilibrio delle imprese, ma anche la tenuta occupazionale di un comparto che continua a garantire reddito a centinaia di famiglie.

I fondi annunciati dal Governo per sostenere agricoltura e pesca rappresentano un primo passo, ma da soli non bastano ad arginare una crisi che continua a pesare sulle aziende e sull’occupazione. E’ il messaggio che arriva dalla Fai Cisl Venezia, da Terra Viva e dai rappresentanti del settore pesca, che chiedono misure più incisive e tempestive per fronteggiare l’impennata dei costi del gasolio e dell’energia. L’emergenza riguarda da vicino anche il territorio veneziano e la marineria di Chioggia, dove il rincaro dei carburanti sta incidendo pesantemente sulla sostenibilità economica delle attività produttive. Se da una parte i contributi pubblici vengono accolti positivamente, dall’altra cresce la preoccupazione per le conseguenze sui lavoratori e sulle loro famiglie. “Riteniamo fondamentale che ci siano risorse a sostegno della pesca – spiega il segretario generale della Fai Cisl Venezia Pierpaolo Piva – Servono per garantire continuità alle imprese e creare le condizioni perché possano continuare a operare. Ma non possiamo dimenticare che dietro ogni impresa ci sono lavoratori che affrontano sacrifici, condizioni difficili e una crescente incertezza economica”. Secondo il sindacato il rischio è che l’attenzione si concentri esclusivamente sulle difficoltà delle aziende, lasciando in secondo piano la situazione di chi ogni giorno lavora a bordo dei pescherecci o nei campi. Quando l’attività rallenta o si ferma, infatti, molti dipendenti si trovano senza adeguati strumenti di protezione del reddito. L’allarme riguarda anche il comparto agricolo. Nel Veneziano operano poco meno di 10 mila aziende agricole che impiegano circa 4 mila lavoratori dipendenti, ai quali si aggiungono migliaia di stagionali. L’aumento dei costi di produzione, dal carburante all’energia elettrica, dai fertilizzanti ai trasporti, rischia di mettere in difficoltà un settore già chiamato a fare i conti con margini sempre più ridotti. “Quando i costi diventano insostenibili – avverte il segretario della Fai Cisl Diego Pontello – le aziende possono essere costrette a ridimensionare l’attività, rinviare interventi colturali o ridurre il ricorso alla manodopera. Questo significa meno giornate lavorative, salari più bassi e maggiori difficoltà per raggiungere i requisiti contributivi e previdenziali”. Per il sindacato la risposta deve essere complessiva e coinvolgere l’intera filiera. Sul tavolo vengono richiesti interventi per contenere i costi energetici, sostegni alle imprese, strumenti di tutela del reddito e misure capaci di garantire continuità occupazionale. Fondamentale, secondo la Fai, anche il rafforzamento del confronto tra istituzioni, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali. Sulla questione è intervenuto ance il segretario di Uila Pesca Veneto Carlo Muccio: “L’astensione dall’attività di pesca ha portato all’attenzione nazionale una crisi che a Chioggia conosciamo bene – sottolinea – Il caro gasolio pesa sulle imprese, sulle possibilità di uscire in mare e sul reddito degli equipaggi. Dietro ogni peschereccio ci sono famiglie e comunità che vivono di questo lavoro”. A Chioggia, dove la pesca rappresenta ancora uno dei pilastri economici e identitari del territorio, la preoccupazione è concreta. L’aumento dei costi rischia infatti di mettere in discussione non solo l’equilibrio delle imprese, ma anche la tenuta occupazionale di un comparto che continua a garantire reddito a centinaia di famiglie.




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