Lo scenario della cybersecurity per le piccole e medie imprese, segnato dalla democratizzazione dell’AI, dall’evoluzione delle minacce e da una crescente pressione regolatoria, sembra cambiare la percezione dei problemi e le sensibilità, ma non sempre nella direzione attesa. In questo contesto, ESET pubblica l’Smb Cyber Readiness Index 2026, una fotografia globale che mette a confronto percezioni, investimenti e capacità reali delle Pmi di tutto il mondo.
Il quadro che emerge dall’Index, basato su un sondaggio condotto dall’agenzia Go4insight su 4.400 piccole e medie imprese in 13 Paesi tra Europa (Italia compresa), Nord America e Giappone, restituisce una fotografia ambivalente del rapporto tra Pmi e cybersecurity. Le organizzazioni coinvolte – tutte con un numero di endpoint compreso tra 25 e mille unità e con un decision maker sui temi della sicurezza tra i rispondenti – si mostrano più mature rispetto al precedente Sentiment Survey del 2022 di ESET, con investimenti in crescita e una migliore percezione strategica della cybersecurity.
Eppure, sotto la superficie, l’indice evidenzia un divario significativo tra la fiducia dichiarata e la resilienza effettiva, con timori spesso orientati verso minacce mediaticamente rilevanti più che reali.
Il dato di sintesi è netto: il 45% delle Pmi globali ha subito almeno un incidente di sicurezza negli ultimi dodici mesi, ma il 75% si dichiara fiduciosa nella propria capacità di resistere a un attacco (26% molto, 49% abbastanza). Il 61% teme un attacco nel prossimo anno. L’Italia si colloca al di sotto della media globale per incidenza: il 65% degli intervistati italiani dichiara di non aver subito incidenti, mentre il 27% ne segnala uno e l’8% più di uno. E sulla resilienza, il dato italiano allinea il 17% di intervistati “molto confidenti” a un 59% di “abbastanza confidenti”.
Esperienza di Incident negli ultimi 12 mesi
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AI, percezione e realtà non coincidono
Una delle aree di maggiore contrasto tra percezione e dato operativo riguarda l’intelligenza artificiale. Il 31% delle Pmi globali indica l’AI-powered malware come prima minaccia dei prossimi 12 mesi, davanti a ransomware e malware tradizionali (29%) e phishing (26%).
Ma il report di ESET evidenzia che le cause reali degli incidenti riportati dagli stessi intervistati sono ancora convenzionali: campagne di phishing (26%), vulnerabilità non patchate (23%), assenza di monitoraggio (22%) e password deboli (20%).
Il vendor, infatti sottolinea che “Sono ancora password riutilizzate, igiene informatica inadeguata, vulnerabilità non patchate a determinare le criticità.”. Il vero tema, quindi, è che l’AI sta cambiando soprattutto scala e qualità degli attacchi convenzionali, senza sostituirli, individuando nel data leakage – la condivisione inconsapevole di informazioni sensibili con tool AI pubblici – un rischio sottovalutato. Non a caso, il 73% delle Pmi ha integrato applicazioni AI, ma solo il 60% si è dotato di una policy per limitare lo shadow AI. In Italia il rapporto è ancora più sbilanciato: il 60% utilizza AI ma solo il 49% ha una policy formale, valore inferiore alla media globale.

Le basi prima di tutto
Sulla scala delle priorità, ESET sottolinea che prima di guardare a tecnologie sofisticate come Xdr, Siem o Itdr, le Pmi devono mettere in sicurezza i fondamentali.
Da questa logica deriva un consiglio operativo: “Se non si sono ancora sistemate le basi, non ha senso investire su altro”. Per molte Pmi poi, l’investimento tecnologico va accompagnato necessariamente dalla componente umana, ed è qui che si concentra il vero collo di bottiglia. “L’investimento in tecnologia deve sempre essere abbinato a un investimento sulle persone, ed è la sfida più grande per le Pmi, soprattutto quando bisogna mantenere un’operatività 24/7″. Un dato confermato anche dalle telemetrie interne di ESET: la maggioranza degli incidenti si verifica fuori orario lavorativo o nei fine settimana.
Budget, outsourcing e il nodo Mdr
L’80% delle Pmi globali considera sufficiente o più che sufficiente il proprio budget cyber e il 40% si attende un incremento nei prossimi 12 mesi. Sul mercato italiano il quadro è in linea: il 73% giudica il budget sufficiente, il 19% più che sufficiente. Tra le voci di investimento prioritarie per il prossimo anno il primo posto va alla formazione e awareness (41%), seguita da cloud security (33%) e backup & recovery (26%).
Sul fronte organizzativo, l’outsourcing a un Msp qualificato risulta essere la via maestra suggerita da ESET per la gran parte delle Pmi: il consiglio del vendor, infatti, per qualsiasi Pmi che possa permetterselo, è quello di esternalizzare la protezione. E aggiunge una raccomandazione contro-intuitiva: saltare il livello intermedio degli strumenti avanzati per andare direttamente all’Mdr, perché “non ha 
Resta però il nodo del costo. La survey rileva che la willingness to pay (la disponibilità a pagare) media delle Pmi è di 62 euro per dispositivo all’anno, una cifra inferiore al costo reale di un servizio Mdr di mercato e sottolinea un problema di comunicazione tra le aziende del settore e le Pmi, indicando come “il 75% delle Pmi non conosce o non comprende davvero cosa sia l’Mdr.”. Un richiamo alla responsabilità dei vendor nel rendere accessibili termini e proposizioni di valore.
Cosa serve adesso
Lo Smb Cyber Readiness Index 2026 evidenzia anche segnali concreti di miglioramento. Il tempo medio di investigazione degli incidenti si è ridotto in modo significativo rispetto al 2022: il 41% delle Pmi chiude le indagini entro due settimane e un ulteriore 34% tra le due e le sei settimane. L’adozione dell’Mdr si sta diffondendo con modelli di delivery diversificati che vedono coinvolti vendor, Msp/Mssp e – in misura crescente – le stesse compagnie assicurative cyber.
ESET, perciò, raccomanda alle Pmi di sistemare i fondamentali, con hardware e software moderni e aggiornamenti automatici. Ai vendor chiede una comunicazione meno gergale e ai policymaker propone regole più semplici – la complessità del recepimento della Nis2 è citata come esempio negativo – e programmi di sostegno mirati. Per ESET stessa, infine, gli investimenti in AI dovranno tradursi in soluzioni più scalabili e accessibili, in continuità con la promessa di cybersecurity for everyone che resta il riferimento di lungo periodo dell’azienda.
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a cura di ESET
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