Biogas a Bojano da scarti che abbondano in zona, Comune dice no


Qualche settimana fa nella piana di Bojano è stato allestito il cantiere per un grosso impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili: il Tar aveva congelato il progetto, ma il Consiglio di Stato ha dato l’ok alla società che rischiava di perdere i fondi pubblici. A gennaio 2027 si entrerà nel merito e si saprà se ai piedi del Matese di potrà produrre biometano sfruttando gli scarti delle lavorazioni delle aziende della zona.

Nella piana di Bojano, in località Codacchio, è stato recentemente allestito il cantiere per la realizzazione di un impianto di biometano abbastanza grande (500 Sm³/h) che dovrebbe produrre energia dagli scarti agricoli e zootecnici.

L’area, come sa chiunque conosca un po’ il Molise, è vocata a produzioni lattiero casearie e all’allevamento bovino e avicolo: trovare pertanto letame, reflui zootecnici e scarti di mozzarelle e formaggi, come il siero del latte, non solo è molto facile, ma anche veloce essendoci, nel raggio di pochi chilometri, un’intera filiera che potrebbe andare ad alimentare l’impianto. 

Ma a Bojano il progetto presentato nel 2023 dalla Finanza Agevolata Srl (e da Bojano Biometano che poi è il nome dell’impianto) non convince, tanto che – dietro le pressioni dell’opposizione – il Comune guidato dal sindaco Carmine Ruscetta sta cercando di opporsi per ottenere più trasparenze e dati certi sui possibili rischi ambientali e su eventuali disagi per la popolazione. Una richiesta, quella dell’Amministrazione, legittimata da una carenza di informazioni e dubbi procedurali da parte di chi vuole realizzare il progetto nella piana bojanese.

Già la scorsa primavera, era il 29 aprile, c’è stato un pronunciamento del Tar che ha respinto il ricorso della società proponente congelando l’iniziativa.

Finanza Agevolata e la Bojano Biometano hanno chiesto di riformare quella sentenza perché se non inizieranno i lavori rischiano di perdere i fondi pubblici concessi entro un certo limite temporale alle imprese che investono sul biometano. E in un secondo pronunciamento il Consiglio di Stato gli ha dato ragione permettendo di allestire il cantiere e iniziare le prime fasi di realizzazione dell’impianto in attesa di poter entrare nel merito – a gennaio dell’anno prossimo – e decidere se il biogas sarà il futuro dell’area matesina oppure no.

Al momento, come si evince anche dalle immagini pubblicate da Primonumero.it., non c’è più di una recinzione in lamiera a delimitare l’area: nulla di impattante, ma buono per far capire a chi concederà i fondi, che le intenzioni di andare avanti ci sono tutte.   

Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta esclusivamente in via cautelare, sospendendo l’esecutività della precedente sentenza del Tar che aveva dato ragione al Comune. La decisione cautelare è stata motivata principalmente dal cosiddetto periculum in mora, cioè dal rischio che la società potesse perdere un finanziamento di rilevante importo – parliamo di milioni di euro – destinato alla realizzazione dell’impianto qualora non avesse potuto avviare tempestivamente i lavori.

“È importante chiarire che la sentenza del TAR non è stata annullata – leggiamo nella pagina facebook del Comune di Bojano –  e che il Consiglio di Stato non ha ancora deciso nel merito della vicenda. La sospensione è infatti una misura cautelare e non rappresenta una decisione definitiva sulla legittimità dell’impianto. Anche in questa fase, così come già avvenuto davanti al TAR, l’Amministrazione Comunale di Bojano, nella persona del Sindaco quale rappresentante legale dell’Ente, si è costituita in giudizio a tutela degli interessi della comunità. Come Amministrazione continueremo a seguire con la massima attenzione l’evoluzione del procedimento, mantenendo ferma la volontà di tutelare gli interessi di Bojano e affrontando questa vicenda con serietà, responsabilità e piena attenzione alle ragioni della comunità”.

Carmine Ruscetta

Tutto ha avuto inizio 29 maggio del 2023 quando la società Finanza Agevolata Srl ha presentato una Scia al Suap della Provincia di Campobasso per la “realizzazione di un impianto di biometano di 500 SM3/H per la valorizzazione degli scarti e sottoprodotti agricoli in un agro del Comune di Bojano (CB)”, da insediare nella zona agricola di contrada Codacchio. La Provincia, a luglio dello stesso anno, ha chiesto documentazione integrativa, a quel punto la società proponente, un mese dopo, ha chiesto allo Sportello di convocare la Conferenza di Servizi per avere come ‘testimoni’ tutti gli enti (ARPA Molise, Asrem, Servizio Geologico e Sismico regionale, Comando VV.FF., Autorità di Bacino, Soprintendenza, Snam rete gas s.p.a.) inviando anche i pareri e gli atti richiesti i cui allegati, però, non risultavano leggibili dall’Amministrazione. La società a quel punto ha rimanda tutto di nuovo e ancora il Suap ha rilevato la necessità di acquisire ulteriori informazioni, stavolta ancora più dettagliate.

Una serie di studi su impatto delle biomasse in arrivo e in uscita dall’impianto, sulle ricadute per la viabilità locale, su stoccaggio e messa in scurezza dei siti ad esso destinati.

La società ha fornito le carte con una relazione integrativa e a fine dicembre viene convocata la Conferenza di servizi definendo i tempi per eventuali richieste di chiarimento o ulteriori integrazioni da parte dei tanti enti coinvolti. Che arrivano: Snam Rete Gas dice che il progetto così com’è non va bene e va modificato, la Provincia di Campobasso dà alcune prescrizioni, il Comune di Bojano chiede grafici e altre indicazioni.

E siamo già a marzo 2024.

La società inoltra le integrazioni e considera concluso il procedimento, ma la Provincia non è d’accordo e riconvoca la Conferenza di Servizi per maggio 2024, nel frattempo spunta un nuovo ostacolo: capannoni avicoli a meno di mezzo km dall’impianto. E altri ancora emergeranno nella seconda Conferenza da parte dei VVF per la prevenzione incendi e dell’Asrem. Ma Finanza Agevolata cerca comunque di andare avanti, parla di silenzio-assenso, di eccesso di potere, ritiene illegittime le continue richieste: nel frattempo, questo è un punto di svolta nel loro ricorso, le società erano state ammesse a finanziamento da parte del GSE (il Gestore dei Servizi Energetici, che è una SpA controllata dai ministeri di Economia e Finanze per promuovere e sviluppare le fonti di energia rinnovabile e l’efficienza energetica in Italia) e temono di perdere i fondi per il progetto.

Ed è proprio per questa ragione che – nonostante la carenza di informazioni lamentata da varie enti e certificata dal Tar che ritiene infondati “tutti i motivi del ricorso” – il Consiglio di Stato a giugno del 2026 accoglie in via cautelare il ricorso non entrando nel merito ma neppure impedendo alla società di gettare le basi del progetto perché se poi si scoprisse che lo stesso era pienamente legittimo i proponenti subirebbero un doppio danno.


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