Cosenza, il duale greco diventa libro al Telesio



Una categoria grammaticale del greco antico può ancora parlare al presente, soprattutto quando diventa occasione per riflettere sui legami, sull’amore, sull’amicizia e sul bisogno di riconoscere l’altro. È il cuore del volume “C’era una volta il duale… La lingua perduta dell’amore”, presentato nella Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza, davanti a un pubblico numeroso e partecipe.

Il libro, edito da Falco Editore, nasce da un percorso didattico realizzato dagli alunni delle classi I, II e III D del Liceo Classico “B. Telesio” di Cosenza, guidati dalla professoressa di latino e greco Daniela Filice. Un progetto che ha trasformato la grammatica in esperienza educativa, il mito in racconto del presente e la scuola in luogo di relazione, creatività e consapevolezza.

Il duale greco come metafora del legame

Al centro del lavoro c’è il duale, antica forma grammaticale del greco utilizzata per indicare due elementi strettamente uniti. Non un semplice tecnicismo linguistico, ma una chiave per leggere l’umano. In un tempo segnato dall’individualismo dell’“uno” e dal rumore indistinto dei “tanti”, il duale riporta l’attenzione sul valore del “noi due”, sulla relazione che non cancella l’identità ma la arricchisce.

Per la professoressa Daniela Filice, il duale conserva una forza attuale proprio perché «non è singolare e non è plurale, ma rappresenta un’unità intermedia, unica: il noi due». È, nelle sue parole, «la dimostrazione che si possa vivere uniti senza avere il timore di perdere la propria identità, né con la paura di avvertire l’altro come una minaccia, ma accogliendolo invece come una presenza capace di migliorarci, di aiutarci a crescere e di consentirci di guardare le cose nella loro giusta complessità».

Dal punto di vista linguistico, il duale si colloca tra singolare e plurale. Ma nel progetto del Telesio diventa qualcosa di più: una grammatica del riconoscimento reciproco, una forma antica capace di parlare di amicizia, fratellanza, amore e dialogo.

La scuola che attualizza i classici

Ad aprire gli interventi è stato il dirigente scolastico Domenico De Luca, che ha sottolineato la qualità dei contenuti dell’opera e la perdurante validità dei classici. Il Liceo Classico, ha evidenziato, offre agli studenti non solo la possibilità di conoscere la tradizione, ma anche di renderla viva, attuale e consapevole.

Particolarmente sentito anche l’intervento dell’editore Falco, presente nella doppia veste di editore e genitore. Falco ha voluto superare il luogo comune secondo cui i giovani sarebbero lontani dalla lettura e dalla cultura, valorizzando invece la forza del rapporto educativo.

«La straordinarietà della prof.ssa Filice risiede nella capacità di dimostrare come i ragazzi, se adeguatamente stimolati, sappiano rispondere con entusiasmo e profondità. Quando si instaura un rapporto empatico, i risultati diventano sorprendenti», ha affermato l’editore. Poi ha aggiunto che il duale diventa anche il simbolo di una sintonia autentica tra docente e studenti, ribadendo «l’originalità e la profondità della mente umana, che non potrà mai essere sostituita dall’intelligenza artificiale».

Le voci dei docenti e il valore del dialogo

Il dibattito è stato arricchito dai contributi di diversi docenti. La professoressa Franca Occhiuto, già docente del Liceo Telesio, ha indicato nella curiositas il punto di partenza del sapere e nel duale una regola grammaticale capace di elevarsi a categoria dell’anima e dello spirito.

La professoressa Ada Capilupo, del Liceo Classico “V. Julia” di Acri, ha espresso emozione per la profondità delle riflessioni degli studenti. Richiamando Galimberti, ha ricordato che «non si apre la mente se prima non si aprono i cuori» e ha letto il duale come base di un pensiero pluralistico e democratico: senza il riconoscimento dell’altro, non può esserci vero dialogo.

Il professor Nimpo, del Liceo Telesio, ha offerto un intervento attraversato da ironia e ricordi personali, definendo la collega Filice un “duale” nella sua esperienza umana e professionale. Ha inoltre evidenziato la maturità degli studenti, capaci di ritrovare nei miti greci verità profonde e legami inattesi sull’esistenza.

Gli studenti trasformano la grammatica in sentimento

Il momento più intenso è arrivato con le riflessioni degli studenti. Tre alunne, in rappresentanza delle rispettive classi, hanno raccontato il senso del percorso compiuto, mostrando come il progetto sia riuscito a trasformare una regola grammaticale in esperienza vissuta.

Francesca Caiello, della III D e autrice dell’introduzione del volume, ha accompagnato il pubblico oltre la dimensione tecnica del testo, ricordando la capacità dei Greci di rendere «eterno il temporaneo». In un’epoca distratta, il duale diventa così un invito a cercare ciò che davvero completa l’essere umano.

Maria Irene Carere, della I D, ha raccontato come il concetto di duale fosse inizialmente nuovo per il gruppo e come la curiosità abbia spinto gli studenti a superare le difficoltà iniziali. Il greco antico, in questa prospettiva, non è apparso come una materia silenziosa da memorizzare, ma come una realtà viva da abitare.

Sophia Granieri, della II D, ha posto l’accento sull’esperienza del lavoro di squadra, ricordando che il linguaggio non nasce mai da una voce solitaria, ma si arricchisce attraverso l’incontro tra sensibilità diverse. Ha inoltre sottolineato un passaggio decisivo: perdere un elemento linguistico significa spesso smarrire anche la sensibilità antropologica che quell’elemento custodiva.

Miti, copertina e beneficenza

Il percorso narrativo del libro attraversa i grandi miti della dualità, dalla frattura generativa di Gea e Ponto fino alle coppie immortali della letteratura classica, come Castore e Polluce, Achille e Patroclo, Elena e Paride, per chiudersi con la matrice latina di Amore e Psiche.

La copertina è illustrata da un disegno di Mariastella Garritano, della II D, mentre un trailer video sulle note di Alex Warren ha restituito in immagini ed emozione il senso del progetto. Dietro il successo della presentazione c’è stata anche una forte sinergia interna al corpo docente. La professoressa Filice ha ringraziato la professoressa Antonella Maio, che ha curato la parte scenografica dell’evento e il servizio d’ordine con gli studenti del quarto e quinto anno.

Un dettaglio che racconta bene la continuità del progetto è la dedica del volume, rivolta «agli alunni di ieri, di oggi e di domani». Una formula che restituisce il legame tra generazioni di studenti e il senso profondo di una scuola capace di lasciare tracce.

A suggellare il valore etico dell’iniziativa c’è anche la finalità solidale: l’intero ricavato della vendita del libro sarà devoluto in beneficenza. Un gesto concreto che chiude il cerchio del percorso. Perché, come hanno dimostrato gli studenti del Liceo Telesio e la professoressa Daniela Filice, conoscere non è mai un atto isolato. È relazione, dono, ascolto. Proprio come il duale.


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