Sicurezza stradale in Italia: 3.030 morti nel 2024, dati e AIe per invertire la rotta


La sicurezza stradale in Italia rimane un’emergenza concreta, con numeri che non accennano a migliorare in modo strutturale. Nel 2024 si sono registrati 173.364 incidenti con lesioni alle persone – circa 7.000 in più rispetto all’anno precedente, con una crescita del 4,1% – mentre le vittime sono state 3.030, praticamente invariate rispetto al 2023. Il 73,2% degli incidenti si concentra nelle aree urbane, dove si contano anche il 69,3% dei feriti. Il costo sociale complessivo dell’incidentalità è stimato in circa 20 miliardi di euro l’anno, considerando perdite di vite umane, spese sanitarie, danni materiali, oneri assicurativi e perdita di produttività. Sono i dati al centro del Forum 2026 di The Urban Mobility Council – think tank promosso da Unipol – che si è tenuto a Milano l’8 giugno con il titolo “Le strade per una mobilità sicura. Dall’impegno globale alla dimensione locale”.

Il quadro statistico, elaborato da Isfort su dati ISTAT-ACI per il 2° Rapporto TUMC, descrive una tendenza che preoccupa soprattutto per la sua stabilità. Dopo i miglioramenti significativi registrati tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, gli indicatori di mortalità stradale hanno smesso di scendere. Il tasso di incidentalità – misurato come numero di sinistri per mille abitanti – ha raggiunto quota 2,94 nel 2024. Secondo Isfort, invertire in modo strutturale questa dinamica richiede politiche integrate di prevenzione, innovazione tecnologica e controllo delle infrastrutture. Gli attuali livelli restano incompatibili con gli obiettivi europei fissati al 2030 e al 2050, in particolare per gli utenti vulnerabili: pedoni, ciclisti e motociclisti.

RoadSafeAI 2.0 è il modello predittivo sviluppato dal Politecnico di Milano e presentato al Forum da Sergio Savaresi, Direttore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria. Il sistema non analizza gli incidenti già avvenuti ma stima preventivamente il livello di rischio delle diverse aree urbane, elaborando milioni di dati telematici provenienti dai veicoli, informazioni sul traffico e caratteristiche della rete stradale. La principale innovazione rispetto alle versioni precedenti è l’integrazione della variabile traffico: anziché produrre una fotografia statica del rischio, il modello genera mappe dinamiche che mostrano come la pericolosità cambi nelle diverse condizioni di circolazione e nei diversi momenti della giornata.

RoadSafeAI 2.0 è stato applicato a Milano e Genova e testato su Napoli – in assenza di dati telematici locali – confermando la localizzazione delle zone ad alta intensità di frenate brusche con un margine di errore del 5-6%. Per le amministrazioni pubbliche e i gestori delle infrastrutture, si tratta di uno strumento decisionale nuovo per definire le priorità di intervento.

Una prospettiva complementare viene dalla ricerca presentata da Carlo Ratti, Direttore del MIT Senseable City Lab, basata sull’analisi di milioni di harsh events – frenate brusche, sterzate, accelerazioni improvvise – registrati nella città di Milano attraverso la telematica UnipolTech. Lo studio dimostra che il rischio non è distribuito in modo uniforme all’interno della città: alcune strade presentano livelli di pericolosità sistematicamente più elevati, indipendentemente dal volume di traffico. Le strade più larghe e aperte tendono a favorire comportamenti di guida più aggressivi, mentre contesti urbani più densi risultano associati a rischi inferiori. La ricerca evidenzia anche il ruolo delle infrastrutture ciclabili: le piste fisicamente separate correlano con una maggiore sicurezza, mentre le corsie semplicemente tracciate mostrano livelli di rischio più elevati nelle aree circostanti. L’approccio proposto è data-driven, orientato a identificare preventivamente gli hotspot di rischio e a guidare interventi mirati di redesign urbano.

Il Forum ha anche segnato due passaggi istituzionali rilevanti. È stata annunciata la partnership con Jean Todt, Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale, e la prossima finalizzazione di un Protocollo d’intesa tra Unipol e la Polizia Stradale, Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, per la promozione di campagne informative congiunte. «Gli incidenti stradali continuano a rappresentare una pandemia silenziosa a livello globale. Affrontare questa crisi richiede determinazione. Sono lieto di collaborare con Unipol per richiamare maggiore attenzione su questo tema e desidero ringraziare The Urban Mobility Council per il prezioso lavoro di raccolta e analisi dei dati, fondamentale per intraprendere azioni efficaci a favore della sicurezza stradale», ha dichiarato Jean Todt.

«Ogni giorno sulle strade italiane si verificano quasi 500 incidenti con feriti. Dietro questi numeri non c’è soltanto un problema di mobilità, ma una questione che riguarda la salute pubblica e la qualità della vita delle persone. Poiché la sicurezza stradale del futuro sarà sempre più fondata sull’integrazione tra infrastrutture intelligenti, veicoli connessi, dati e comportamenti responsabili, è necessario accelerare la costruzione di un ecosistema nazionale della sicurezza stradale basato sulla diffusione delle tecnologie di prevenzione a bordo dei veicoli e nelle infrastrutture, sulla valorizzazione dei dati come bene collettivo per orientare le decisioni pubbliche, sugli investimenti nella formazione delle nuove generazioni e sul rafforzamento della collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni alle imprese, dalle forze dell’ordine al mondo della ricerca», ha affermato Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol.

«Con la 5° edizione del Forum, il Think tank The Urban Mobility Council apre un nuovo ciclo di studi e proposte dedicate alla sicurezza stradale. […] La mortalità stradale è una pandemia silenziosa mondiale, non possiamo accettare che sia considerata un effetto collaterale inevitabile della mobilità. Ma la risposta non è limitare il movimento delle persone: è governarlo con più intelligenza, più dati e più responsabilità condivise», ha aggiunto Stefano Genovese, Head of Institutional & Public Affairs di Unipol e coordinatore di The Urban Mobility Council. Il Forum 2026 ha goduto del patrocinio del Parlamento europeo, della Commissione europea, dei Ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, di AGID, Regione Lombardia, Comune di Milano e ANCI.

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