USA-Iran, accordo vicino e mercati in rialzo su ACTIVTRADES:USA500 di ActivTrades — TradingView


MEMORANDUM DI INTESA USA–IRAN

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il raggiungimento di un “solidissimo memorandum d’intesa” con l’Iran, dichiarando formalmente concluso il conflitto militare tra i due Paesi.

L’annuncio è arrivato direttamente dalla Casa Bianca, ponendo le basi per una firma ufficiale che potrebbe avvenire già nel fine settimana in Europa.

L’Iran frena parzialmente l’entusiasmo, sottolineando che una decisione definitiva attende l’approvazione formale della Guida Suprema, Ali Khamenei.

Secondo quanto riportato, l’accordo prevederebbe che Teheran rinunci al possesso e allo sviluppo di armi nucleari. Inoltre, sarebbe prevista la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, con la messa in sicurezza del traffico marittimo.

L’intesa include anche meccanismi per lo sblocco di asset e fondi iraniani precedentemente congelati dalle sanzioni internazionali.

Il memorandum stabilisce infine una tregua iniziale di 60 giorni, finalizzata a sospendere le operazioni belliche e a strutturare negoziati di lungo periodo più dettagliati.

WALL STREET SI RISOLLEVA

Nella seduta di ieri, 11 giugno 2026, la Borsa di Wall Street ha chiuso in forte rialzo, invertendo la rotta rispetto ai pesanti ribassi dei giorni precedenti.

A trainare il rally dei listini americani è stata l’attenuazione delle tensioni geopolitiche, dovuta alla notizia di una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran e alla decisione del Presidente Trump di sospendere i raid aerei previsti.

Il comparto tecnologico è rimasto in forte fermento anche per la grande attesa legata al debutto in Borsa di SpaceX. Gli investitori retail hanno allocato oltre 100 miliardi di dollari per l’evento, che si preannuncia come il più grande della storia. Parallelamente, le aziende di intelligenza artificiale continuano a raccogliere capitali per sostenere gli investimenti nei data center.

Il Dow Jones ha chiuso a +1,86%, attestandosi a quota 50.848 punti. Il Nasdaq Composite ha segnato un +1,68%, guidando il recupero del settore tecnologico.

Infine, l’S&P 500 ha registrato un +1,28%, recuperando terreno dopo le recenti flessioni legate alle preoccupazioni macroeconomiche.

VALUTE

L’indice del dollaro è salito a circa 99,8 venerdì, mantenendo però gran parte delle perdite della sessione precedente, appesantito dalla ridotta domanda di beni rifugio.

Questo movimento segue le dichiarazioni del Presidente Donald Trump, secondo cui un accordo di pace con l’Iran potrebbe essere firmato già nel fine settimana in Europa.

Tali dichiarazioni hanno innescato un forte calo dei prezzi del petrolio, attenuando le preoccupazioni legate all’inflazione persistente e alla necessità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse.

Sulle principali coppie valutarie, l’EUR/USD è leggermente salito a 1,1570 senza tuttavia riuscire a sfondare la resistenza, analogamente al GBP/USD (cable), che ha sfiorato quota 1,3400.

Rimane molto forte l’USD/JPY, che non riesce a rompere al ribasso il livello di 159,80 e resta in area di possibile intervento attorno a 160,20–160,30. L’EUR/JPY si mantiene vicino ai massimi, in area 185,30.

Il franco svizzero risulta stabile: a 0,9210 contro euro e a 0,7970 contro dollaro, in un contesto di rinnovata attesa di un fattore catalizzatore capace di spostare gli equilibri nel mercato dei cambi.

Nel frattempo, i dati pubblicati giovedì hanno mostrato che i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati del 6,5% su base annua a maggio, il livello più alto da novembre 2022 e leggermente superiore alle attese del 6,4%. Questo evidenzia il crescente impatto dello shock energetico in Medio Oriente.

Insieme ai dati precedenti, che indicavano un’accelerazione dell’inflazione al consumo ai massimi da tre anni, è probabile che il PPI rafforzi le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.

LA BCE ALZA IL COSTO DEL DENARO

La Banca Centrale Europea (BCE) ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di giugno 2026, segnando il primo rialzo dal 2023 e ribadendo l’impegno a mantenere l’inflazione al target del 2% nel medio termine.

La decisione segue l’aumento dei costi energetici e i persistenti rischi inflazionistici derivanti dal conflitto con l’Iran e dalle interruzioni delle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.

La banca centrale, attraverso i suoi portavoce, ha affermato che la guerra in Medio Oriente sta amplificando le pressioni inflazionistiche e che il rialzo dei tassi è supportato da tutti gli scenari analizzati sulle prospettive dell’area euro.

La BCE ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni di inflazione: il dato complessivo è ora stimato al 3,0% nel 2026 e al 2,3% nel 2027. Anche l’inflazione core è stata rivista al 2,5% per entrambi gli anni, rispetto alle precedenti stime del 2,3% e del 2,2%.

Per quanto riguarda la crescita economica, le proiezioni sul PIL dell’Eurozona sono state leggermente riviste al ribasso: +0,8% nel 2026 (dal precedente 0,9%) e +1,2% nel 2027 (dal precedente 1,3%).

CROLLO DEL PETROLIO

Crollano i prezzi del WTI e del Brent, scesi rispettivamente a 84,70 e 87,80 questa mattina. Si tratta dei livelli più bassi degli ultimi due mesi.

Il calo segue le dichiarazioni del Presidente Donald Trump, secondo cui un accordo di pace con l’Iran potrebbe essere raggiunto già nel fine settimana.

L’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che Teheran probabilmente accetterà l’accordo, sebbene nessun testo definitivo sia stato ancora approvato ufficialmente da entrambe le parti.

Trump ha affermato che l’intesa consentirebbe la riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz e includerebbe l’impegno iraniano a rinunciare allo sviluppo di armi nucleari.

Nonostante ciò, gli operatori di mercato restano cauti: anche in caso di svolta decisiva, permarrebbero ostacoli significativi alla completa normalizzazione dei flussi di petrolio.

Tra questi, la bonifica delle mine nello Stretto di Hormuz, la riattivazione dei giacimenti inattivi e la riparazione delle infrastrutture energetiche danneggiate dagli attacchi con droni e missili.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

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