A mente fredda, dopo la conclusione dei vari spareggi post season, ecco il tanto atteso, o temuto, momento dei bilanci di fine stagione messi per iscritto dai voti da assegnare nell’annata sportiva 2025/2026.
Non poteva mancare nemmeno quest’anno il classico pagellone di SportParma, riservato a Eccellenza e Promozione. Piccolo spoiler: è stata un’annata da dimenticare. Nei due massimi campionati regionali si registrano pochi top e tanti flop, a partire da quelli rappresentati dalle ingloriose retrocessioni di Salsomaggiore, Carignano e Noceto; più indolore quella del San Secondo, che ha lottato fino all’ultimo. Dalla Promozione non è salito nessuno (almeno per il momento), ma la Futura Fornovo Medesano, che ha vinto i playoff, è riuscita a superare quanto di buono già fatto un anno fa e può, così, sognare il ripescaggio in Eccellenza, dove resta solamente la Fidentina Borgo.
Ecco i voti che sanciscono i promossi e bocciati di fine stagione per il primo di due appuntamenti da non perdere. Nei prossimi giorni toccherà alle pagelle di Prima Categoria.
Le pagelle sono a cura di Lorenzo Fava.
ECCELLENZA
IL PAGELLONE di Eccellenza e Promozione '25/'26 20" srcset="https://i2.wp.com/sportparma.com/wp-content/uploads/2025/06/fidentina-borgo-san-donnino_logo.jpg?ssl=1 100w, https://sportparma.com/wp-content/uploads/2025/06/fidentina-borgo-san-donnino_logo-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 100px) 100vw, 100px"/> Fidentina Borgo San Donnino: 5
Dall’unione d’intenti con il Borgo San Donnino, che ha aggiornato la pagina di storia della Fidentina – alla sua 13ª presenza in Eccellenza –, ci si sarebbe, lecitamente, aspettato di più. A maggior ragione se dal mercato di un’estate fa erano stati pescati anche due assi come Bocchialini (ex Lentigione) e Galletti (reduce dalla vittoria del campionato con la Correggese). Per restituire il senso di ineffabilità del cammino dei granata basterebbe riportare alla memoria di chi legge quanto accaduto dopo i primo 90′: una vittoria netta, per 4-1, sul campo, contro la neopromossa Pontenurese (poi divenuta grande rivelazione) cancellata per aver schierato un giocatore squalificato (Marzoli) all’insaputa di tutti. Dopo questo passo falso, la stagione di Petrelli e soci è proseguita all’insegna della discontinuità, facendo sì che si perdesse fin da subito il contatto visivo con la zona playoff: il girone d’andata si era chiuso, seppur in crescendo, con un bottino di 26 punti troppo esiguo per pensare di restare in scia al 5° posto. E i soli 20 punti ottenuti in un ritorno del tutto anonimo hanno addirittura fatto scivolare in 10ª posizione finale (una in meno rispetto al giro di boa) la squadra di Montanini, che nella stagione precedente aveva chiuso con 55 punti, 9 in più. Quest’anno più sconfitte (14) che vittorie (13), più gol subiti (53) che fatti (48). Insipido.

Stavolta non si può proprio fare appello alla resilienza di cui è intrisa la storia del club termale, già in grado di salvarsi 12 volte su 13 precedenti grazie anche a 5 (storici) playout conquistati su altrettanti disputati. Purtroppo, è finita come nel 2018/2019, e cioè con una retrocessione, ma stavolta è andata molto peggio. Lo score finale dei gialloblù – ultimi in classifica con 16 punti, frutto di 3 vittorie e 7 pareggi (a fronte di ben 24 sconfitte) – è inoppugnabile. Ma, se il Salsomaggiore è stata di gran lunga la peggior squadra – dati alla mano: attacco meno prolifico del campionato (15 gol fatti) e seconda difesa più perforata (60 reti subite) –, qualche responsabilità dev’essere evidenziata. Sicuramente, è mancato il “cuore Salso”, da sempre tratto distintivo del gruppo, ancora prima che della squadra. Sicuramente, non sono arrivati sostituti adeguati a giocatori imprescindibili come Orlandi, Corbelli, Roberi Vota e Fanti, partiti l’estate scorsa. Sicuramente, non si è rivelata azzeccato dei tre mister stagionali: dal prescelto Piscina (il cui improvviso dietrofront, di fine giugno 2025, dinnanzi alla proposta maltese ha scompaginato la programmazione) fino al subentrante Melotti che, lasciato il Boretto a novembre, ha accompagnato un naufragio inevitabile (9 punti fatti tra la 13ª e la 34ª giornata), già avviato dalla gestione Cristiani (7 punti nelle prime 12 giornate), al cui ritorno in panchina avevano fatto seguito un paio di sanguinose e illogiche epurazioni (vedi Yener, decisivo a Pontenure, e Compaore). Titanic.
PROMOZIONE

«Un’annata straordinaria, forse irripetibile, per il club dei due comuni della val Taro…» così iniziava il nostro giudizio sulla FFM un anno fa. Parimenti, l’intro può rimanere invariata dopo la stagione 2025/2026, la 6ª in LND della recente storia del club della val Taro, che per la seconda estate di fila aspetta (e spera) la chiamata dall’Eccellenza. Un traguardo che, nel caso, sarebbe raggiunto grazie al 2-2 nella finale playoff del girone A (contro il Gotico Garibaldina) che ha premiato la meglio classificata. Rispetto alla precedente edizione, la FFM ha saputo migliorare il proprio rendimento sia nella regular season (2° posto con 64 punti fatti, +5 rispetto all’annata con mister Rizzelli, che era terminata al 4°) sia nel post season, andandosi a giocare la semifinale regionale poi persa contro il Castellarano, anche a causa di una precoce, e discutibile, espulsione comminata a bomber Bedotti. Con 13 gol il centravanti parmense, finalmente ristabilitosi da innumerevoli infortuni, è stato l’uomo in più della squadra affidata all’esordiente Tagliafierro, che grazie a una serie di 5 successi in fila fra 30ª e 34ª giornata ha tenuto viva fino all’ultimo match – così come nel girone d’andata, chiuso a 32 punti (-1 dal Montecchio capofila) – la possibilità di conquistarsi il primo gradino del podio, su cui è salita invece la Castellana Fontana al netto di un incrocio di calendario decisamente più favorevole negli ultimi 90′. La forza di un gruppo affiatato e compatto ha saputo limitare le difficoltà nei pochi inciampi (6 sconfitte) e rendere vincente una squadra che ha chiuso con 19 successi e mandato a segno ben 14 giocatori differenti. Tempi maturi per l’Eccellenza. Garanzia.

L’amarezza di un’ingloriosa retrocessione sembrava esser stata colmata dal mercato faraonico che, sulla carta, sembrava essere già sufficiente per decretare la grande favorita della stagione. A rileggersi i nomi di tutti e 15 gli acquisti, fatti dal ds Bobba l’estate scorsa, la domanda su come sia stato possibile non vincere, ancora, fatica a trovare una risposta. Di fatto, era la collezione dei migliori interpreti dei vari ruoli del campo, presenti in un album delle figurine: Delporto? Celo. Abelli? Celo. Rizzi? Celo. Lorenzani sr? Celo. Terranova jr? Celo. Rizzi? Celo. Leporati? Celo. Carlucci? Celo. Eppure, qualcosa è mancato. Forse un pizzico di modestia e, soprattutto, una linea guida precisa. I risultati non salvano una stagione deludente: con 28 punti all’andata (7° posto parziale) e 27 al ritorno (4° posto finale) non si arriva a una somma utile per partecipare ai playoff. L’obiettivo minimo non è stato centrato. Mister Galli ha avuto difficoltà nel far coesistere in campo una squadra costruita con tanta qualità, ma con poca qualità. I 17 gol del capocannoniere Delporto (seppur grazie all’hat trick nell’inutile match conclusivo col Boretto) sono stati mal distribuiti: solo 4 sono risultati decisivi ai fini dei risultati dei gialloverdi, che hanno accumulato più pareggi e sconfitte (10 e 7) che vittorie (15). È mancata anche società forte, che sapesse affrontare i momenti critici e che fosse coerente con una precisa progettualità, che a Colorno non c’è da anni. E non a caso, per il futuro, ci si è ri-affidati al manager Vicini, con cui si sfiorò la Serie D nel recente passato. Si ripartirà dai giovani. Fiasco.

Unica delle tre neopromosse parmensi superstiti, la Benemerita è andata ben oltre ogni più rosea aspettativa. Il traguardo salvezza, fissato dalla società, è sembrato essere ben presto facilmente raggiungibile già dai primi di settembre quando, con «l’acquisto dell’estate» Fabio Ceravolo, i grigiorossi hanno aggiunto al proprio arsenale un’arma senza pari. La “Belva” ha messo a disposizione dei propri compagni tutta la sua esperienza maturata sui campi di Serie A, B e C, oltre a un bottino di gol piuttosto discreto (11 reti in stagione), battuto soltanto dal compagno di reparto Rolli (13), riconfermatosi trascinatore della formazione della val Parma. Ma grande merito va dato a mister Leo – al debutto in Promo – che ,come solo uno chef stellato sa fare, ha saputo cucinare una ricetta perfetta, sapendo combinare al meglio tutti gli ingredienti (leggasi: giocatori offensivi) a disposizione: non era né semplice né scontato riuscire a dosarli tutti nel suo 3-4-2-1, che si è rivelato un mix esplosivo. Per gli avversari. Poteva essere una cucina da incubo e, invece, hanno trovato spazio in brigata non solo Rolli e Ceravolo, ma anche il trequartista Saia, i mediani (eufemismo!) Dallaglio e Mazzera e l’ala Anarfi, reinventato tornante sinistro. Le presenza di tutti i top player ha permesso alla Langhi di viaggiare ad alta quota per tutto il girone d’andata (chiuso a 29 punti, in 5ª posizione) e per buona parte del ritorno, in cui Dallafiora e soci hanno occupato anche il 3° gradino del podio e sfiorato, per un attimo, anche di realizzare “il sogno” (per dirla à la Cannavacciuolo). Il leggero, e fisiologico, calo nel finale di stagione non scalfisce la bontà di un percorso da 51 punti complessivi e un 6° piazzamento conclusivo. Masterclass.

Sospiro di sollievo in casa biancoceleste, dove un girone di ritorno autolesionistico ha, in parte, offuscato quanto di promettente mostrato da mister Groppi e i suoi ragazzi nella prima parte di stagione. I termali erano andati alla pausa natalizia con la pancia piena (25 punti). Forse troppo. Le vittorie salvezza pre-sosta contro CarpaChero e Carignano avevano proiettato Setti e soci finanche in top8, a 3 lunghezze di distanza dal più blasonato Colorno. Le festività, però, hanno inceppato qualche ingranaggio dello svizzero orologio dei monticellesi, arrugginiti al rientro in campo: 5 ko consecutivi, tra 18ª e 23ª giornata, hanno minato le certezze che erano state costruite nel tempo, prima del giro di boa. Ma le vittorie contro l’ex capolista Montecchio, in primis, e Boretto, poi, hanno aiutato a ritrovare la retta via, che rischiava d’esser smarrita nel mezzo del cammino. L’annata ha riservato qualche altro passo falso (vedasi il ko di San Secondo, alla 29ª, e il pari, nel turno seguente, con il già spacciato Noceto), ma l’obiettivo è stato centrato per effetto degli ultimi 4 turni da imbattuti grazie a 3 pareggi (notevole quello contro il fortissimo Gotico Garibaldina) e una vittoria, all’ultimo respiro, sul derelitto Carignano, che hanno permesso di arrivare al 10° posto a quota 39 punti. Gli stessi di un anno fa – ma allora il percorso era stato ascendente. Fiuuu.

Per riassumere l’annata del club della Bassa parmense, risalito con merito dagli inferi della Prima Categoria, si prenda in prestito la scena tratta da “Tre uomini e una gamba” in cui Aldo, Giovanni e Giacomo incappano nella visione meta-cinematografica di un film di «Garpelli, neorealista», e scoprono che gli attori «non sono professionisti; sono presi dalla strada». I bianconeri erano dati per spacciati fin dalla partenza e le risorse, non di certo illimitate, non avevano consentito di poter metter su un cast hollywoodiano, al contrario di altre concorrenti. Eppure, i calciatori sono stati talmente bravi nel recitare la loro parte da rendere realistica, e anche accettabile, l’idea che ci si potesse salvare direttamente. Attorno a Terranova sr, il rinforzo più illustre, in aggiunta a qualche altro senatore, un manipolo di giovani “sgondini” e non solo: il mix ha funzionato benissimo per la prima parte di stagione (1 solo ko, contro il Colorno, nelle prime 13 partite), benino nella fase centrale del torneo, ma è imploso sul più bello. I 22 punti del girone d’andata – in cui erano arrivati risultati di prestigio (su tutti: il 2-2 col Gotico e il 2-1 sulla FFM) – non sono stati replicati nel ritorno (14 punti in tutto), quando per 61 giorni e 7 partite non era stato siglato nemmeno un gol. Paradossale per una squadra allenata da un mister, seppur inesperto, come Lorenzini che fu vero bomber. Dopo un lungo e avvincente inseguimento, l’epilogo non ha avuto il lieto fine: 3 sconfitte nelle ultime 3 di campionato hanno fatto scivolare il SanSe al playout, in trasferta, che stava per essere vinto e che, invece, è stato convertito in pari da un gollonzo, allo scadere dell’ultimo minuto di recupero, che ha fatto gioire il CarpaneChero. E condannato i bianconeri. Biglietto amaro.

Sperando che il “Trio” non chieda i diritti per l’ennesima citazione, la pagella dei gialloblù sembra assimilabile a quell’opera d’arte in legno, dal valore inestimabile ma di dubbio gusto, alla cui vista chiunque esclamerebbe «il mio falegname con trentamila lire la fa meglio!». Eppure, l’esperto ds Sani – uno che sa bene come allestire squadre competitive – non s’era risparmiato sul mercato, andando ad attingere nomi di grande appeal come quelli di Borges e Billone, scesi dall’Eccellenza, ma anche quelli di Gargiulo, Benedini, Mora, Salomone e D’Aversa che avrebbero dovuto fare da chioccia ai giovani promossi dalla Juniores. I tanti infortuni, unito a qualche inatteso svarione sul campo da parte dei più esperti, hanno fin da subito reso impervia la missione-salvezza affidata alla scommessa (persa) Casisa: l’ex tecnico del Vicofertile non ha stupito come in Seconda Categoria e ha finito per dimettersi a ottobre dopo le prime 7 disastrose partite con uno score impietoso di 2 punti e 3 gol fatti (tutti in casa) contro i 18 subiti. Ha destato perplessità anche la scelta di ripiegare su un altro allenatore al debutto in categoria e, di fatto, anche nei dilettanti: sebbene le cose siano leggermente migliorate con Lorenzo Piscina, di ritorno dagli Emirati Arabi, i 15 punti complessivi sotto la nuova gestione (di cui 11 nel ritorno) non sono serviti a dare l’impulso giusto a scongiurare la retrocessione. Sui singoli, merita una menzione a parte la punta Gargiulo che, con 14 gol (1 su rigore), ha realizzato il 50% delle marcature della squadra, peggior attacco del campionato. Garpez.

Un campionato di 32 incontri con 16 punti significa riscrivere o quasi una delle più brutte prestazioni, da parte di un club ducale, di cui si abbia memoria. Non siamo ai livelli della Viarolese stagione 2021/2022 (4 punti, ma in 26 gare), ma molto vicino alle peggiori versioni di Soragna (14 punti, nel 2015/’16), Il Cervo (15, nel ’16/’17) e Terme Monticelli (17) e San Secondo (11), entrambe nel 2017/’18. Basterebbero alcuni numeri: 4 vittorie, 4 pareggi, 24 sconfitte e 75 gol subiti. E chi l’avrebbe mai detto che il lungo corso del club della frazione cittadina – alla 13ª partecipazione in Promozione, l’11ª consecutiva (un record!) – si sarebbe concluso con una retrocessione così disonorevole? Dopo il girone di ritorno in pompa magna della passata stagione, la società aveva riconfermato tutti. Ma i risultati della seconda parte del 2024/2025 non sono stati minimamente replicati, nonostante l’oneroso ingaggio estivo del centravanti, ex professionista, Andrea Ferretti, con cui il resto del gruppo ha mai avuto feeling. Gli infortuni, per lo più traumatici, occorsi a tanti possibili attori protagonisti (Barbarini, Montali, Pellacini, Vittiglio) hanno privato di molte pedine l’iniziale mister, Simone Bertani, la cui panchina – a differenza della scrivania del ds Ghini (non sostituito in pieno mercato invernale) – ha resistito fin dopo la pausa, a cui i giallorossi erano andati con soli 12 punti, ma in piena lotta playout. Dopo 19 turni con un bottino di 15 punti, valevole un parziale terzultimo posto, inevitabilmente era arrivato l’avvicendamento, ma poi con Abbati la situazione è persino precipitata (1 punto in 7 partite) ed è finita in disgrazia quando la società ha deciso di farsi traghettare dal tecnico della Juniores: con Piazza 6 sconfitte su 6 (che unite alle precedenti sono diventate 10 nelle ultime 10). In pratica, non si è perso solo alla 32ª, perché c’era il turno di riposo. Sventurato.
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Lorenzo Fava
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