RC sanitaria e Decreto Gelli: l’analisi attuariale entra nella governance degli ospedali


Una regione italiana di medie dimensioni – 22.000 posti letto – può stimare una spesa annua di circa 294 milioni di euro per sinistri di responsabilità civile sanitaria. In uno scenario sfavorevole su venti, quella cifra sale a 381 milioni: più di un terzo in più rispetto al valore atteso. È il dato con cui si è aperto, il 13 maggio a Milano, il convegno Le nuove sfide imposte dalla normativa nella R.C. Sanitaria: evoluzione giuridica e modelli quantitativi di risk management, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e da AmTrust Assicurazioni. Un numero che sintetizza con precisione il problema che il decreto attuativo della Legge Gelli – il D.M. 232/2023 – ha portato all’attenzione di CdA, direzioni generali e risk manager di tutto il paese.

Fino a quel decreto, pubblicato a fine 2023, una struttura ospedaliera poteva scegliere se trasferire il rischio a una compagnia o mantenerlo in proprio sulla base di valutazioni prevalentemente amministrative. Il nuovo quadro normativo cambia logica: ogni scelta – assicurazione totale, parziale o autoritenzione – deve risultare da una delibera motivata anche quantitativamente. Non basta più decidere; occorre dimostrare con dati attuariali perché si è scelto di cedere o trattenere il rischio. La sufficienza degli accantonamenti per sinistri deve essere certificata da un revisore legale o dal collegio sindacale. La maggior parte delle strutture, oggi, non è attrezzata per farlo.

L’analisi presentata al convegno dal professor Nino Savelli, ordinario presso la Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica, ha reso esplicita la dimensione del problema. Il modello applicato a una regione tipo mostra come lo scarto tra valore atteso e scenario avverso – quel 30% abbondante di extra-costo – non sia un’eventualità remota, ma una probabilità su venti calcolabile con strumenti standard. È ciò che in gergo attuariale si chiama rischio sommerso: non assenza di rischio, ma rischio non misurato e quindi non governato.

Per il settore assicurativo, l’ingresso di modelli quantitativi nelle strutture sanitarie ridisegna il rapporto di forza nelle gare. Gli ospedali che sapranno produrre analisi interne potranno confrontare tecnicamente i pricing delle compagnie, valutare soluzioni miste – autoritenzione parziale, layer differenziati per fascia di sinistro – e negoziare con maggiore consapevolezza. Broker e compagnie si trovano di fronte a interlocutori potenzialmente più preparati, il che, secondo gli operatori intervenuti al convegno, potrebbe accelerare l’adozione di strutture di copertura oggi poco esplorate sul mercato italiano.

«La gestione del rischio in ambito sanitario – ha dichiarato Matteo Baviello, CEO di AmTrust Assicurazioni – non è più un tema solo clinico, né solo assicurativo. È diventato un tema di sostenibilità del sistema, che richiede competenze attuariali, giuridiche e organizzative messe in dialogo. Questo convegno, e più in generale l’accordo quadro con l’Università Cattolica, porta con sé proprio questo obiettivo: portare nelle strutture sanitarie italiane gli strumenti quantitativi sollecitati dal nuovo quadro normativo.»

Il professor Giovanni Petrella, preside della Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative dell’Università Cattolica, ha inquadrato la questione in una prospettiva più ampia: «Gli interventi normativi degli ultimi anni in materia di responsabilità sanitaria hanno ricadute che vanno ben oltre i modelli assicurativi: toccano la governance stessa delle strutture, pubbliche e private. Sono questioni che non riguardano solo i giuristi, ma chiamano in causa attuari, risk manager e l’intera filiera delle competenze del settore.» La professoressa Raffaella Muroni, ordinaria di Diritto processuale civile nella Facoltà di Giurisprudenza dello stesso ateneo, ha aggiunto che «la tutela del paziente e l’efficienza del sistema sanitario sono obiettivi che anche le compagnie assicurative operanti in questo settore hanno interesse a presidiare, in un’ottica non solo di copertura del rischio ma ancor prima di prevenzione.»

La giornata ha riunito risk manager di strutture pubbliche e private – tra cui AUSL Toscana Centro, Policlinico Gemelli, Gruppo Kos, Regione Lazio – insieme a broker del calibro di Marsh, Aon, Willis Towers Watson, Howden, Mag e Consulbrokers, oltre a giuristi e rappresentanti della magistratura. Tra i relatori, il dottor Federico Gelli, promotore della Legge 24/2017, e il co-direttore generale ANIA Umberto Guidoni, intervenuto sui profili di sostenibilità del mercato assicurativo dopo il D.M. 232. Il convegno si inserisce nell’accordo quadro siglato nel luglio 2025 tra l’Università Cattolica e AmTrust, finalizzato a progetti congiunti su formazione, ricerca e innovazione.

Il nodo che il D.M. 232/2023 ha portato in superficie non riguarda solo la compliance. Riguarda la capacità delle strutture sanitarie di misurare ciò che già sostengono – o che potrebbero trovarsi a sostenere – e di farlo con gli stessi strumenti che le compagnie usano dall’altra parte del tavolo. In questo senso, l’analisi attuariale cessa di essere una specialità tecnica riservata agli assicuratori e diventa parte integrante della governance ospedaliera.

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