Top 50 Paesi per innovazione, Italia è 31esima » inno3


Anche quest’anno il Teha Global Innosystem Index 2026 ci racconta lo stato di innovazione dell’Italia rispetto agli altri Paesi del mondo. Con un affondo lungo lo stivale, regione per regione, che mostra un Paese a due velocità diviso tra un Nord che accelera (e che compete alla pari con altre regioni europee) e un Sud che perde posizioni. 

Un indice costruito da The European House – Ambrosetti nella ricerca InnoTech Report (presentata al recente al Technology Forum di Stresa) che posiziona l’Italia al 31esimo posto al mondo per capacità di innovazione, pur confermandola tra i principali ecosistemi dell’innovazione a livello internazionale.

La ricerca – basata sui dati del triennio 2023-2025 confrontabili con l’edizione 2023 (triennio 2020-2022) – non muove l’Italia dalla posizione guadagnata tre anni fa rispetto ai 49 paesi presi in considerazione, analizzati in base a cinque macro-dimensioni: capitale umano, risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, innovatività dell’ecosistema, attrattività, efficacia dell’ecosistema innovativo. 
“Pesano ritardi strutturali che limitano il potenziale di crescita dell’Italia – si legge. – Il sistema è caratterizzato da importanti punti di forza nella ricerca, nell’industria e nella capacità di trasformare la conoscenza in risultati economici ma è ancora frenato da investimenti insufficienti in ricerca e sviluppo e da un deficit di competenze avanzate”.

In testa alla Top50 si collocano Singapore, Israele e Regno Unito, mentre Australia e India sono i Paesi che registrano i maggiori progressi negli ultimi anni.

Teha Global Innosystem Index 2026

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Teha Global Innosystem Index 2026 (Fonte: Teha Group elaboration 2026)

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Teha Global Innosystem Index 2026 (fonte: Teha Group elaboration, 2026)

Risultati positivi e negativi

Quattro sono le aree in cui l’Italia eccelle: ricerca scientifica, brevetti, supercalcolo, esportazioni.

Siamo al sesto posto per capacità di trasformare ricerca e innovazione in valore economico, superando economie come Germania, Francia e Cina. Siamo tra i primi Paesi al mondo per numero di brevetti, pubblicazioni scientifiche, volume di citazioni accademiche, qualità della produzione scientifica. Siamo tra i paesi che di differenziano per infrastrutture di calcolo avanzato (settimi al mondo), grazie alla presenza di alcuni tra i più potenti sistemi Hpc (High Performance Computing) strategici per applicazioni di intelligenza artificiale, simulazione avanzata e analisi di grandi quantità di dati. E infine, ci distinguiamo per la competitività nelle esportazioni grazie alla solidità del sistema manifatturiero.

Ma quali i limiti?

I freni dell’ecosistema italiano riguardano principalmente capitale umano (33esimi rispetto a un podio dove svettano Svezia, Danimarca e Corea del Sud) e istruzione che ci vede scivolare al 37esimo, con solo il 4,077% del Pil investito.

Se ci focalizziamo sui laureati, in Italia ha una laurea solo il 31,58% dei giovani tra i 25 e i 34 contro il 70,55% della Corea del Sud, il 68,86% del Canada, il 60,32% del Regno Unito. Tra questi, pochi i laureati in materie Stem (23,55% del totale) cosi come stringato è il numero degli sviluppatori software (siamo 42esimi).

Se guardiamo agli investimenti finanziari in innovazione (30esimi) capiamo perché l’Italia non riesce a generare startup innovative ad alto potenziale in grado di scalare o perché siamo al 35esimo posto per esportazioni high tech, confermando la nostra forte dipendenza dall’estero per tecnologie strategiche. La spesa complessiva in R&S raggiunge appena l’1,38% del Pil, mentre è pari allo 0,79% del Pil la somma che le aziende private investono in ricerca.

L’innovazione regione per regione

Scomponiamo l’innovazione italiana regione per regione, guardando dove ci posizioniamo tra le 242 regioni europee classificate sulla base di 11 indicatori raggruppati in quattro categorie: sviluppo economico, capitale umano, talento per l’innovazione, infrastrutture e tecnologie digitali.

Dal Teha Regional Innosystem Index 2026, che mappa i territori dell’Unione Europea per capacità d’innovazione, escono bene Lombardia (26esima) prima tra le regioni italiane e Lazio (43esimo), mentre la terza e la quarta regione a distinguersi sono l’Emilia-Romagna (82esima) e Piemonte (99esimo).

Segue, a ridosso della Top100, il Veneto (106esimo) che registra il salto più rilevante in Europa (+12 posizioni) grazie a capacità industriale, investimenti in ricerca e infrastrutture digitali che caratterizzano l’area settentrionale del Paese.

Il miglioramento diffuso rispetto al 2023 vede il solo arretramento verso le ultime posizioni di Calabria (232esima) e Basilicata (224esma, perde 13 posizioni, una delle scivolate più marcate), superate dalla Sicilia che cresce di sei posizioni (211esima).

Performance delle regioni italiane nel 2023 e nel 2026. (Fonte: elaborazione TEHA Group, 2026)
Performance delle regioni italiane nel 2023 e nel 2026 (fonte: elaborazione Teha Group, 2026)

E’ evidente la disparità tra Nord e Sud.

Le aree più forti (Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna) reggono il confronto europeo su Pil, brevetti, data center e occupazione high-tech, mentre gran parte delle regioni meridionali si colloca tra le ultime regioni in Europa confermando la fatica del Mezzogiorno a innovare. 

Il Pil lombardo è di 504 miliardi di euro, traino per lo sviluppo a livello nazionale (dietro solo a quello dell’Île-de-France, 865,7 miliardi). Seguono Lazio (246,5 miliardi, 11esimo in Europa), Veneto (201,2 miliardi, 18esimo), Emilia-Romagna (198,4 miliardi), Piemonte (164,2 miliardi), Toscana (143,6 miliardi), Campania (137,5 miliardi) e Sicilia. In coda alla graduatoria nazionale si trovano Molise (8,0 miliardi) e Valle d’Aosta (5,9 miliardi).

La capacità d’innovazione spinta dal Pil si vede anche nello sviluppo di alcuni poli industriali e delle infrastrutture data center, come sta avvenendo in Lombardia che, grazie 86 data center attivi, è la quinta area per numerosità di strutture in Europa, dietro alle regioni di Darmstadt (131), Île-de-France (121), Eastern and Midland (111).

Altre concentrazioni in italia riguardano l’Emilia-Romagna e il Piemonte, con 11 data center ciascuna, e la Toscana (10), mentre nelle altre regioni la diffusione è disomogenea a conferma di una forte concentrazione dell’infrastruttura digitale nei principali poli economici del Paese.

La capacità di migliorare il comparto industriale passa anche per i brevetti pubblicati che vede sei regioni italiane tra le prime 50 in Europa. Guida l’Île-de-France (6.988 brevetti) mente la Lombardia è sesta con 1.352 brevetti. “Ma se la Lombardia guida per volumi assoluti, l’Emilia-Romagna è la regione italiana più innovativa per intensità brevettuale. Nel 2025 ha depositato 1.022 domande presso lo European Patent Office, pari al 21,4% del totale nazionale e in crescita del 10,8% sul 2024 con attività nel packaging, automotive e farmaceutica”. Tra gli attori depositari Coesia (179 domande), Ferrari (151) e Chiesi Farmaceutici, che vanta oltre 5.500 brevetti nel portafoglio globale e investimenti in R&S superiori a 885 milioni di euro.

La Liguria guida la classifica nazionale per capillarità dell’accesso alla rete fissa (41esima, 96,4%) seguita da Emilia-Romagna (53esima, 96,0%) e Provincia Autonoma di Bolzano (57esima, 95,9%). Il primato europeo spetta alle regioni dei Paesi Bassi coperte al 100%. 

L’’intero sistema regionale italiano sconta un ritardo strutturale su ricerca e sviluppo, ricercatori e istruzione terziaria, per questo odi cruciali rimagono carenza di capitale umano e talenti: la media delle regioni italiane si ferma a un punteggio di 2,34, a fronte di un valore di 7,69 registrato dai primi dieci territori leader a livello continentale.

“Il confronto con le prime dieci regioni europee evidenzia un ritardo italiano in tutte e quattro le categorie: sviluppo economico, capitale umano, talento per l’innovazione, infrastrutture e tecnologie digitali”. Il divario più ampio in valore assoluto riguarda il talento per l’innovazione (7,69 contro una media italiana di 2,34, scarto di 5,35 punti), ma è nello sviluppo economico che le regioni italiane segnano la performance più bassa: 1,03 contro 3,90 delle prime dieci, un rapporto di quasi quattro a uno. 

Performance media delle prime 10 regioni UE e di quelle italiane per categoria, TEHA – RII 2026. (Fonte: elaborazione TEHA Group, 2026)
Performance media delle prime 10 regioni UE e di quelle italiane per categoria, Teha – Rii 2026 (fonte: elaborazione Teha Group, 2026)

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 Emanuela Teruzzi

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