Il valore complessivo degli ecosistemi startup mondiali, dato dalla somma di exit e valutazioni di finanziamento degli ultimi due anni e mezzo, è cresciuto del 40% in un anno, raggiungendo il record di 10.900 miliardi di dollari
Startup Genome, presentando al VivaTech di Parigi la quattordicesima edizione del suo rapporto di riferimento, il Global Startup Ecosystem Report 2026 (GSER 2026), realizzato insieme alla Global Entrepreneurship Network (GEN), Crunchbase e Dealroom, ha dato il via a un periodo, a cavallo dell’estate, di analisi da parte di differenti report dell’ecosistema europeo e globale dell’innovazione. Il rapporto analizza oltre 350 ecosistemi startup nel mondo, con dati su più di 5,5 milioni di aziende e fotografa una ripresa reale ma fortemente disomogenea dell’economia startup globale.
Il valore complessivo degli ecosistemi startup mondiali, dato dalla somma di exit e valutazioni di finanziamento degli ultimi due anni e mezzo, è cresciuto del 40% in un anno, raggiungendo il record di 10.900 miliardi di dollari, ma è una crescita presente in poche aree geografiche e in un numero ristretto di settori tecnologici, con un livello di concentrazione del capitale mai così alto negli ultimi anni.
Nella top 40 degli ecosistemi mondiali, Silicon Valley, New York e Londra mantengono le prime tre posizioni, con il valore dell’ecosistema della Silicon Valley che ha superato i 3.000 miliardi di dollari, quasi il triplo del secondo classificato, e il divario continua ad allargarsi. Gli ecosistemi nordamericani nel loro complesso sono infatti cresciuti del 51% rispetto al GSER 2025, contro una media globale del 33%, mentre nei round tardivi la distanza è ancora più marcata: il Nord America assorbe oggi il 64% del finanziamento globale in fase avanzata, contro il 56% del 2021.
In Europa, Stoccolma guadagna otto posizioni e sale al 23° posto globale, a pari merito con Amsterdam-Delta, mentre il continente americano vede Toronto-Waterloo salire al 13° posto grazie alla forza del comparto AI-native e Seattle entra nella top 10. In Asia, in un quadro più frammentato, Bangalore-Karnataka resta stabilmente nella top 15 e consolida la leadership indiana, ma soprattutto quasi tutti gli ecosistemi cinesi presenti nella top 40 perdono posizioni: Pechino scende di una posizione al 6° posto, Shanghai di una all’11°, Shenzhen di due al 19°, Hangzhou di cinque al 28°, Guangzhou di tre al 38°, con l’unica eccezione in controtendenza di Wuxi, che guadagna sei posizioni e si colloca al 36° posto. Tra i primi 100 ecosistemi emergenti, Mumbai è al primo posto, seguita da Istanbul e Madrid. Auckland registra il balzo più spettacolare, salendo di oltre 75 posizioni nella fascia 31-40, mentre Abu Dhabi vede crescere il valore del proprio ecosistema di 69 miliardi di dollari, il maggiore incremento tra gli emergenti.
L’evidenza più importante del rapporto riguarda però la natura dell’Intelligenza Artificiale, divenuta una tecnologia general-purpose che sta ridisegnando l’intera economia startup e numeri di crescita impressionanti: tra il 2021 e il 2025, il finanziamento complessivo delle startup AI-native è cresciuto del 218%, mentre il finanziamento tecnologico complessivo si è contratto del 36% e nelle valutazioni la divergenza nelle valutazioni è ancora più marcata: dal GSER 2021 a oggi, il valore degli ecosistemi delle aziende tech non-AI è cresciuto del 101%, mentre quello delle AI-native è aumentato del 969%. Nel 2025, infine, il finanziamento tardivo delle AI-native è più che raddoppiato, raggiungendo i 108 miliardi di dollari, oltre la metà del totale globale in fase avanzata. In questo quadro di crescita, però, la distribuzione è fortemente squilibrata. Le startup nordamericane hanno assorbito il 73% del finanziamento early-stage e l’86% di quello late-stage nel settore AI.
Entra prepotentemente nei fattori che determinano l’andamento dell’ecosistema la geopolitica incerta e violenta di questi ultimi anni. Per la prima volta il rapporto mette in evidenza come il DefenseTech sia diventato il sotto-settore tecnologico cresciuto più rapidamente nell’ultimo anno, con un aumento del valore dei round Serie A di circa il 60% e del numero di operazioni del 15%, una crescita accompagnata da un allentamento delle restrizioni che storicamente limitavano gli investimenti del venture capital europeo nel comparto della difesa.
Anche il mercato globale delle exit, che ha vissuto nel 2025 una ripresa significativa e un valore complessivo delle exit cresciuto del 164%, sfiorando gli 800 miliardi di dollari, conferma il predominio delle aziende AI-native, capaci di aumentate di oltre il 500%, raggiungendo i 243 miliardi di dollari. Le fusioni e acquisizioni restano la forma dominante, con oltre l’80% del numero di operazioni, ma rappresentano meno della metà del valore delle exit di fascia alta. Ed è proprio nella distribuzione del valore che si rivela un problema strutturale, perché l‘Europa genera il 37% delle exit globali per numero, ma incassa solo l’11% del valore e l’Asia è speculare: 12% per numero, 30% per valore. L’Europa, in definitiva, tende a “costruire buone aziende ma a venderle troppo presto e troppo a buon mercato”, con un tessuto produttivo che resta dominato da imprese di taglia medio-piccola.
Infine, conseguenza di una corsa violenta verso asset in grande sviluppo e alla ricerca della startup capace di scalare appena in pochi mesi verso l’unicorno, il cambiamento avvertito a livello di tanti report locali è evidenziato anche dall’analisi globale più ampia. I grandi fondi di venture capital stanno oggettivamente virando verso finanziamenti da 20 a 50 milioni di dollari già in fase seed, per assicurarsi il prima possibile le migliori startup AI-native. Parallelamente, il Series A delle aziende AI-native è cresciuto del 17% nel 2025, raggiungendo i 15 miliardi di dollari, con un aumento del 10% nel numero di operazioni. Il Series A del resto del comparto tecnologico, invece, si è contratto del 4% a livello globale.
La ripresa reale quindi c’è, ma è altamente disomogenea, il capitale sta tornando, ma lo fa in modo selettivo e con una concentrazione geografica crescente e l’ascesa dell’AI come tecnologia general-purpose sta creando opportunità di valore senza precedenti e, allo stesso tempo, accelerando la divergenza tra ecosistemi. Il punto di svolta è e sarà sempre di più la scalabilità di aziende AI-native, con le economie che, se si limiteranno a costruire infrastrutture senza politiche per la nascita e la crescita di imprese AI-native, rischieranno di “subire l’impatto della trasformazione senza partecipare ai suoi benefici”.
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