La colonia di pavoni di Punta Marina, presente da anni e di recente diventata nota a livello internazionale, ora ha una dimensione e un destino. Un censimento stima che siano presenti tra 120 e 160 esemplari che aumenteranno per effetto dell’elevata capacità riproduttiva della specie. Il Comune di Ravenna intende lasciare una cinquantina di volatili nella località e trasferire i restanti altrove. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla prossima primavera con molti meno pavoni liberi, così da non rivivere una stagione riproduttiva fuori controllo. Numeri e piano di gestione sono stati presentati dal sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ai cittadini nel corso dell’assemblea convocata dal Comune mercoledì 17 giugno al bagno “Insieme a te”. Amministratori, tecnici e residenti si sono confrontati sulle criticità legate all’aumento degli esemplari nella località marittima.
Un drone e osservazioni per il censimento
Secondo il censimento effettuato dalla società Freedom, la popolazione dei pavoni nell’area di Punta Marina conta 115 esemplari osservati, di cui 50 femmine e 65 maschi (questi sono i responsabili del caratteristico verso di richiamo emesso nella stagione dell’accoppiamento). Tenendo conto di una quota non rilevata, stimata attorno al 30 percento, il numero complessivo potrebbe oscillare fra 120 e 160. Le aree maggiormente interessate sono via della Prora e la pineta, ma il fenomeno coinvolge ormai gran parte del territorio, comprese le zone più periferiche. Il rilievo è stato eseguito in pochi giorni con l’aiuto di più persone e anche con l’utilizzo di un drone.
A rendere più chiara la dimensione del problema è anche la dinamica riproduttiva: una covata media può generare sei piccoli e circa la metà avrebbe la possibilità di raggiungere l’età adulta. Negli ultimi mesi si stima quindi la nascita di una cinquantina di pulcini. In altre parole, il numero è destinato a crescere ancora se non si interviene. Le cause, del resto, sono note: abbondanza di cibo in zone abitate, abitudine di molti esemplari a farsi nutrire dai residenti e assenza di predatori naturali. In un contesto selvatico, è stato spiegato, la specie tenderebbe ad autoregolarsi. A Punta Marina, non è possibile.
Trasferimenti e riqualificazione delle aree abbandonate
L’assessora comunale ai Diritti degli animali, Francesca Impellizzeri, ha indicato con chiarezza l’obiettivo dell’amministrazione: trovare un compromesso tra il disagio dei cittadini e il rispetto per gli animali. Le azioni possibili, ha spiegato, vanno da censimenti più precisi, al monitoraggio dello stato di salute dei pavoni, fino alla scelta più concreta, quella del trasferimento di parte degli esemplari in altri luoghi. Il Comune, in collaborazione con l’associazione Meta (Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente), che ha già affiancato altri territori in situazioni simili, punta a mantenere sul territorio della località un numero considerato gestibile: circa 50 pavoni. Gli altri verranno portati in rifugi idonei, si ipotizza il bosco di Snam, in costruzione all’interno della località marittima ma già secco, dove potranno ricevere cure e assistenza. Già dall’inverno dovrebbe partire, con l’associazione Meta, il trasferimento di una parte dei pavoni, mentre parallelamente si immagina una pineta più curata e attrezzata per contenerne in modo ordinato una presenza ridotta.
Il sindaco ha provato a collocare il tema dentro una cornice più ampia. La strategia, ha detto, si articola in interventi immediati e in azioni di medio periodo. Al centro c’è anche la riqualificazione di alcune aree oggi in stato di abbandono, considerate punti critici del fenomeno: «È fondamentale ripulire due aree, sia la proprietà comunale in via delle Sirene, sia l’ex caserma dell’aeronautica, ex Onfa. Se continuiamo a lasciarle in quello stato di abbandono che c’è oggi, il problema si ripresenterà a cadenza regolare». Il Comune ha candidato l’area dell’ex Onfa a un progetto del ministero delle Disabilità per riqualificare l’area, volta poi a collegarsi alla spiaggia di “Insieme a te”. «Inoltre – ha aggiunto ancora Barattoni – abbiamo intenzione di mettere in vendita l’area comunale di via delle Sirene».
Non risultano rischi igienico-sanitari
L’Ausl non ha rilevato al momento un rischio igienico-sanitario. Ma ha richiamato il principio di precauzione. L’attenzione si concentra in particolare sul guano accumulato in alcune aree, come il rudere Sirene e l’ex Onfa, che potrebbe rappresentare un rischio potenziale per la trasmissione di microrganismi patogeni, tra cui quelli responsabili della salmonellosi e di altre infezioni veicolate dagli uccelli. Per questo l’indicazione è intervenire con una riduzione del guano e con un presidio più attento delle aree pubbliche sensibili, come scuole e l’ambulatorio medico in apertura. Anche l’assessora alla Salute, Roberta Mazzoni, ha insistito su un punto: la specie non è autoctona (bensì originaria del Sud-est asiatico) e la sua presenza in queste proporzioni deriverebbe da condizioni ambientali molto specifiche, legate anche alla particolare conformazione della pineta di Punta Marina.
Le lamentele dei cittadini
Gli interventi dei residenti hanno messo in luce anche il clima teso dell’assemblea, segnato da esasperazione, accuse reciproche e sensibilità opposte. C’è chi abita in via delle Sirene e racconta di averne cinquanta sotto casa. Chi denuncia apertamente che alcuni residenti continuano a dare loro da mangiare contribuendo ad attirarne sempre di più. Chi teme che il trasferimento significhi la fine di un simbolo amato e di un rapporto spontaneo con la natura. Una residente, medica, ha raccontato la fatica di essere svegliata ogni mattina alle quattro dai richiami dei pavoni, in una zona dove un tempo la loro presenza era contenuta e oggi non lo è più. Un’altra cittadina ha spiegato di non riuscire più a vivere serenamente il proprio appartamento nei mesi da maggio a settembre a causa di una forte fobia degli uccelli. Tra gli episodi riferiti, anche quello di una donna che avrebbe bucato le uova nei nidi nel tentativo di contenere le nascite.
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Sara Scheda
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