Nell’affascinante mondo del vino, dove ogni bottiglia racconta una storia e ogni sorso evoca emozioni, incontriamo Franco Candelma, un sommelier di fama internazionale che ha saputo trasformare la sua passione in una carriera brillante.
Con radici profonde nella tradizione romagnola e un talento innato per l’empatia, Franco ha incantato palati e cuori in tutto il mondo, portando l’eccellenza del vino italiano oltre i confini nazionali. In questa intervista esclusiva, ci racconta il suo straordinario viaggio, le sfide e le soddisfazioni di una vita dedicata all’arte del sommelier, e la sua visione per il futuro di questa affascinante professione.
Franco, come ha influenzato il tuo carisma romagnolo nella tua carriera di sommelier internazionale?
Ha avuto un impatto enorme sulla mia determinazione e sull’accoglienza che ci insegnano nelle scuole alberghiere in Romagna. Le emozioni che ho ricevuto le ho poi trasmesse ai clienti. Il calore e la cordialità tipici della mia terra mi hanno aiutato a costruire relazioni autentiche con i clienti, creando un ambiente di fiducia e complicità. Questo approccio mi ha permesso di comprendere meglio le loro preferenze e di guidarli nella scoperta di vini che potessero davvero entusiasmarli.
La tradizione romagnola di accogliere con un sorriso e un bicchiere di buon vino è stata fondamentale per sviluppare un legame speciale con chiunque abbia incontrato nel mio percorso.
Come riesci a entrare in empatia con i clienti e a interpretare le loro esigenze nel mondo del vino?
Riesco a entrare in empatia grazie alla mia capacità di leggere le persone in modo preciso.Utilizzo la mia esperienza e sensibilità per cogliere i segnali non verbali e le sfumature emotive che i clienti esprimono.
Questo mi permette di anticipare i loro desideri e di proporre il vino perfetto per ogni occasione. È un processo quasi intuitivo, che si basa su una profonda attenzione nei confronti delle persone e delle loro storie. Inoltre, la mia passione per il vino mi spinge a condividere con loro non solo una bevanda, ma un’esperienza che arricchisce e crea un ricordo indelebile.
Puoi raccontarci di una delle esperienze più memorabili che hai vissuto durante la tua carriera, magari in occasione del record di scontrino in Costa Azzurra nel 2018?
La mia più grande soddisfazione è stata nel 2018, quando ho aperto 12 bottiglie per un valore complessivo di 600.000 euro, un vero record!
È stato un momento incredibile, non solo per il valore economico, ma per l’atmosfera di eccitazione e prestigio che si respirava quella sera. Il cliente, un raffinato collezionista di vini, desiderava sorprendere i suoi ospiti con una selezione di etichette rare e pregiate.
Ho curato ogni dettaglio con estrema attenzione, assicurandomi che ogni bottiglia fosse servita alla perfezione, rispettando le sue caratteristiche uniche e il momento giusto per la degustazione.
Quell’esperienza ha richiesto tutta la mia expertise e sensibilità, non solo per gestire vini di un tale calibro, ma anche per creare un’esperienza indimenticabile per tutti i presenti. Ho condiviso con loro storie e curiosità su ciascun vino, trasmettendo la passione che mi anima ogni giorno nel mio lavoro.
Alla fine della serata, il sorriso e la soddisfazione del cliente hanno reso quel record non solo un traguardo professionale, ma anche un ricordo prezioso e un’ulteriore conferma dell’importanza di un sommelier nel valorizzare momenti speciali.
Come hai gestito la sfida del 2005 al Suite George Michael e cosa ha significato per te quel momento?
Sono entrato nella stanza con uno champagne e una bottiglia di Cervaro, e grazie alla mia gentilezza, lui mi ha regalato un cavatappi per aprire il vino.
È stato un momento di grande emozione e sorpresa per me. George Michael era noto per il suo amore per il buon vino e per la sua passione per le esperienze di degustazione uniche. Essere scelto per accompagnarlo in quel momento speciale è stato un vero onore.
La sfida era rappresentata non solo dall’importanza del cliente, ma anche dalla necessità di creare un’atmosfera di intimità e relax, che permettesse a lui e ai suoi ospiti di godere appieno della serata.
Ho scelto con cura i vini, pensando ai gusti e alle aspettative di George Michael, e ho cercato di creare una connessione personale, condividendo aneddoti e curiosità legate alle etichette.
La sua reazione entusiasta e il suo gesto di regalarmi un cavatappi, un simbolo di fiducia e apprezzamento, è stato per me un riconoscimento importante della mia professionalità e della capacità di far vivere un’esperienza memorabile.
Quel momento ha rafforzato la mia convinzione che il lavoro del sommelier sia non solo un’arte, ma anche un modo per costruire legami e arricchire la vita delle persone attraverso il vino. È un ricordo che porto con me con grande affetto e che mi ispira ogni giorno a dare il meglio in ogni servizio.
Essere premiato come Cavalier d’Italia dal Presidente Mattarella è stato un grande onore. Come hai vissuto quel momento?
È stata una grande emozione; mi sono sentito profondamente italiano e ho dedicato la mia gioia alla nazione. È stato un riconoscimento non solo per la mia carriera, ma anche per l’importanza del ruolo del sommelier nella cultura enogastronomica italiana. Ricevere tale onorificenza dal Presidente Mattarella è stato un sogno che si è avverato, simbolo di un percorso fatto di passione, dedizione e amore per il mio lavoro.
Durante la cerimonia, ho sentito l’orgoglio di rappresentare non solo me stesso, ma tutti coloro che, come me, dedicano la propria vita a condividere e valorizzare la tradizione vinicola del nostro Paese.
Questo premio mi ha ispirato a continuare a promuovere l’eccellenza italiana nel mondo del vino e a incoraggiare le nuove generazioni a perseguire questo meraviglioso mestiere con entusiasmo e rispetto per le tradizioni.
Quali sono le sfide e le gratificazioni che hai trovato nel ruolo di mentore per le nuove generazioni di sommelier?
Le sfide sono sempre emozionanti e portano con sé gratificazioni, sia personali che professionali.
Condividere le mie conoscenze e la mia esperienza con i giovani aspiranti sommelier è una delle parti più appaganti del mio lavoro. Vedere la loro curiosità e la loro passione crescere è una fonte inesauribile di motivazione. La sfida principale è trasmettere non solo le competenze tecniche, ma anche l’importanza dell’empatia e della sensibilità verso i clienti, elementi fondamentali per eccellere in questa professione.
Una delle più grandi soddisfazioni è vedere la crescita professionale e personale dei miei allievi, osservando come sviluppano il loro stile unico e interpretano il mondo del vino. Ogni traguardo raggiunto o esperienza significativa condivisa con un cliente mi fa sentire parte del futuro di questa professione.
Essere un mentore significa anche imparare dai giovani, dalle loro idee fresche e dal loro approccio innovativo. Questo scambio continuo è ciò che rende il ruolo di guida estremamente arricchente e stimolante, mantenendo viva la mia passione per il vino e per l’insegnamento.
Puoi parlarci della tua esperienza come ambasciatore per il giornale l’Espresso? Come ha arricchito il tuo percorso professionale?
Ho lavorato per l’Espresso come ambasciatore, raccontando al mondo la qualità dei sommelier italiani. È stata un’esperienza incredibilmente arricchente e stimolante, che mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti e di entrare in contatto con una vasta rete di professionisti del settore enogastronomico.
Collaborare con un giornale prestigioso come l’Espresso mi ha dato l’opportunità di condividere la mia passione per il vino e di promuovere l’eccellenza italiana in un contesto internazionale.
Essere ambasciatore significa rappresentare i valori e le tradizioni del Paese, raccontando storie di successo e dedicando attenzione al lavoro dei sommelier. Questa esperienza ha evidenziato l’importanza della comunicazione e della capacità di trasmettere emozioni, essenziali per chi vive di passioni e desidera coinvolgere gli altri in un viaggio sensoriale.
È stato un capitolo della mia carriera che ricordo con grande affetto e che ha avuto un impatto significativo sul mio percorso professionale, rafforzando la mia convinzione nel potere del vino di unire le persone e di raccontare storie straordinarie.
Quali sono i criteri principali che utilizzi per valutare i vini e quali consigli daresti a chi desidera migliorare le proprie abilità di degustazione?
I criteri fondamentali sono la mia conoscenza dei vini e l’esperienza di averli degustati, che diventano il modello per la vendita. La valutazione di un vino si basa su tre aspetti principali:
- Aspetto visivo: analisi di colore, limpidezza e consistenza che indicano età e qualità.
- Profilo olfattivo: identificazione di aromi primari, secondari e terziari che riflettono il vitigno e le tecniche di produzione.
- Gusto: considerazione dell’equilibrio tra acidità, tannini, corpo e alcol, e della persistenza aromatica.
Per chi desidera affinare le proprie capacità di degustazione, il consiglio principale è di assaggiare una vasta gamma di vini provenienti da diverse regioni e annate.
L’esperienza diretta è insostituibile e permette di sviluppare una memoria sensoriale che diventa preziosa nel riconoscere e apprezzare le sfumature di ogni vino. Inoltre, consiglio di partecipare a degustazioni guidate e di confrontarsi con esperti del settore, poiché il dialogo e il confronto arricchiscono la comprensione e l’apprezzamento del vino.
Come vedi l’evoluzione del ruolo del sommelier nei prossimi anni, specialmente alla luce delle nuove tendenze nel mondo del vino?
L’evoluzione del sommelier nei prossimi anni potrebbe essere un po’ incerta a causa della carenza di personale nella ristorazione, ma la vocazione di sommelier rimarrà sempre una grande passione.
In futuro, vedo il ruolo del sommelier trasformarsi e adattarsi alle nuove esigenze e tendenze del settore enogastronomico. Con l’avvento delle tecnologie digitali e l’attenzione crescente verso la sostenibilità, il sommelier dovrà integrare competenze tradizionali con nuove conoscenze e abilità.
Un aspetto fondamentale sarà l’educazione continua e l’apertura verso innovazioni come i vini biologici e naturali, che stanno guadagnando sempre più popolarità tra i consumatori. Inoltre, la capacità di raccontare storie e di creare esperienze immersive sarà cruciale per coinvolgere un pubblico sempre più curioso e informato.
Il sommelier del futuro dovrà essere un comunicatore efficace, sfruttando i social media per promuovere la cultura del vino a livello globale. Nonostante le sfide, la passione per il vino e l’abbinamento rimarranno centrali nella professione, ispirando le nuove generazioni a preservare questa tradizione culturale.
Il percorso di Franco Candelma come sommelier internazionale è un viaggio straordinario fatto di passione, dedizione e un impegno costante verso l’eccellenza. Attraverso le sue esperienze, dall’apertura di bottiglie memorabili alla creazione di legami indimenticabili con i clienti, Franco incarna l’essenza del sommelier moderno: un maestro dell’arte del vino che va oltre la semplice degustazione per trasformare ogni incontro in un momento unico e prezioso.
Il suo contributo come mentore e ambasciatore del vino italiano non solo arricchisce il panorama enogastronomico, ma ispira anche le future generazioni di sommelier a seguire le sue orme con entusiasmo e creatività. In un mondo in continua evoluzione, la sua visione del sommelier del futuro è quella di un professionista versatile e innovativo, capace di fondere tradizione e modernità per raccontare nuove storie attraverso il vino.
Grazie a Franco, la tradizione vinicola italiana continua a brillare nel panorama internazionale, un brindisi alla sua carriera e a tutti coloro che, come lui, dedicano la propria vita alla celebrazione di questo straordinario nettare.
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Raffaella Manetta
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