De Luca, il pentasindaco che attacca la sua stessa giunta


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Il pastrocchio Universo Beach, dove è stata spacciata per sabbia volgarissima graniglia di cemento? “Colpa della precedente amministrazione, che avrebbe dovuto muoversi a novembre, ora è troppo tardi”. L’adesione alla rottamazione quinques per i tributi comunali? “Impossibile, la precedente amministrazione ha lasciato il Comune in gravissime difficoltà finanziarie.

E così per l’igiene urbana carente, il “decoro cittadino” perduto, i troppi decibel sparati dai bar e dai locali (con un livello di insopportabilità a geometria variabile: fatti salvi, cioè, quelli del sotto piazza della Libertà). Tutta colpa della “precedente amministrazione”.

Se Vincenzo De Luca fosse coerente con le cose che dice appena qualcuno gli mette un microfono sotto il naso, dovrebbe aver già licenziato in tronco almeno sei ottavi della giunta che si è scelto lui stesso solo un paio di settimane fa. La “precedente amministrazione”, appunto, promossa (quasi) in blocco, eccezion fatta per l’ultimo sindaco, Enzo Napoli, e per l’assessore alla Sicurezza, l’ex magistrato Claudio Tringali. Di “nuovi” ce ne sono solo due: lui stesso e il suo vice, il recuperato (a furor di preferenze) Nino Savastano, che scontata la penitenza per essere incappato in un’inchiesta giudiziaria dalla quale è uscito completamente pulito, è stato riabilitato e piazzato sulla seconda poltrona più prestigiosa, quella del vicesindaco. Ma De Luca non può licenziare la “precedente amministrazione”, traghettata pari pari (o quasi) nella nuova. Non può perché sin dalla campagna elettorale gira insistentemente la voce di un “patto” che avrebbe sottoscritto con i componenti della giunta Napoli: voi non fate resistenza alla caduta anticipata dell’amministrazione, io in cambio vi riconfermo nei vostri posti. Cosa che ha dovuto fare anche in seguito al clamoroso, inedito, ribaltamento che le elezioni di maggio hanno fatto registrare. Se in passato era stato sempre lui a trainare la coalizione che lo sosteneva, stavolta è successo l’esatto contrario. Andato sotto coi voti nella tradizionale sfida che ingaggia con le sue liste, il pentasindaco di Salerno è diventato, di fatto, ostaggio di esse: e infatti i nuovi-vecchi assessori sono anche i consiglieri di maggioranza più votati. E quindi il principale responsabile politico del pasticcio della graniglia contrabbandata per sabbia, il riconfermato assessore all’ambiente Massimiliano Natella, rieletto nella lista Avanti-Psi, può dormire sonni tranquilli. E su altrettante notti serene può contare Dario Loffredo (già assessore al commercio), unico rappresentante della giunta Napoli a affiancare, a giugno dell’anno scorso, l’allora presidente della Giunta regionale al taglio del nastro di Universo Beach, tra squilli di fanfare, straordinario concorso di popolo plaudente e provincialissime e pacchiane esternazioni. Durante le quali, per la spiaggia tra Torrione e Pastena si sprecarono i paragoni illustri: da Copacabana a Ipanema. Adesso, com’è noto, va di moda Montecarlo, che si affianca – guardando all’intero trentennio – a Barcellona, Bilbao e diverse altre metropoli internazionali: tutte, secondo i proclami via via succedutisi, avrebbero dovuto inchinarsi alla nuova, brillante, perla del Mediterraneo.

Insomma, a Salerno, riprendendo un verso famoso, c’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi di antico. Soprattutto di antico: immutato nei contenuti, sempre gli stessi da 30 anni a questa parte, il pentamerone (ossia la fiaba delle fiabe) deluchiano tracima dalle colonne dei quotidiani locali, dagli schermi televisivi, dal web in tutte le sue forme e declinazioni. Law & Order. Legge e ordine. Da far rispettare magari sostituendosi arbitrariamente alle forze deputate per legge, carabinieri e polizia. Fregandosene della Costituzione, del Testo unico sugli enti locali e di tutto l’apparato normativo della Repubblica in materia di sicurezza, il pentasindaco si è dotato di una specie di Milizia personale (e il riferimento storico non è casuale): un Nucleo speciale di Vigili Urbani con poteri ancora non si capisce bene quanto in linea con la Carta. D’altronde, se nell’ultimo decennio legge e ordine sono stati degli optional e Salerno è diventata, almeno nella narrazione deluchiana, una sorta di Bogotà in riva al Tirreno, la colpa, manco a dirlo è “della precedente amministrazione”. Che ha tollerato i parcheggiatori abusivi, gli spacciatori, i molestatori, la movida caciarona e perfino “quelle bestie” (testuale) che festeggiano i compleanni con i fuochi d’artificio a mezzanotte.
In realtà il giro di vite securitario, che serve a rassicurare la città perbene e perbenista, è un tentativo di rispondere alla grande debolezza emersa in queste elezioni: la volatilizzazione del voto d’opinione, di cui il pentasindaco – stavolta rieletto solo col consenso di 3,5 salernitani su 10 – aveva sempre goduto. Uno smacco non ancora digerito: al Nostro non basta vincere, vuole essere amato, adorato, plebiscitato. Sic transit

Ma, a proposito di compleanni un po’ troppo rumorosi che nella solita omelia web del venerdì gli hanno ispirato un’altra di quelle battute destinate a entrare nel repertorio fisso di Crozza (“Posso solo augurare a questi che fanno i compleanni un luminoso futuro e una malattia lunga e dolorosa”: testuale anche questo), si attende la sua reazione a un video pubblicato stamattina dai Figli delle Chiancarelle e diventato virale sul web. Riprende, dal lungomare, una festa con musica dance a palla, luci stroboscopiche e tutto il resto, svoltasi sull’attico dell’ex Palazzo delle Poste, nel cuore del centro cittadino. Con un frastuono che ha tenuto sveglio qualche migliaio di salernitani che abitano lungo via Roma, corso Garibaldi e il parallelo lungomare. L’attico in questione è la magione salernitana dei Rainone, la famiglia di costruttori, originaria di Sarno, che ha realizzato il Crescent e la Piazza della Libertà, e qualche anno fa ha acquistato dalla Sezione Immobiliare di Poste Italiane Spa lo stesso Palazzo della festa, trasformato in residenza privata. Gli intraprendenti imprenditori calati dall’Agro, vincitori della gara per il primo lotto del ripascimento delle spiagge tanto contestato, hanno un debole per gli edifici storici. Hanno stabilito la sede della corporation nell’ex Palazzo del Banco di Napoli di piazza Matteo Luciani (rilevato dalla Valed, società con capitali di origine ebrea, che lo aveva a sua volta acquistato dalla Fondazione Banco di Napoli), e recentementehanno acquisito all’asta dal Comune la sede dell’ex Pretura di via Rafastia e il palazzo dell’ex Ufficio Igiene di via Settimio Mobilio. Cespiti municipali, anche di un certo pregioarchitettonico, destinati a diventare altrettanti palazzi per civili abitazioni.

Ma questi sono dettagli: da stamattina i salernitani scrollano il web, guardano il video rubato e si aspettano, ansiosi, una reazione del pentasindaco a questa palese violazione di uno dei suoi diktat più feroci, quello contro le feste di compleanno troppo vivaci. Aspettano (e sperano) anche per scacciare la sgradevole sensazione di vivere nella Fattoria degli animali di Orwell: in un posto cioè in cui tutti i cittadini sono uguali, ma alcuni di essi sono più uguali degli altri.


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 Massimiliano Amato

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