Cnpr forum, turismo da record ma vacanze sempre più care per gli italiani


Sala (FI): “Serve pianificazione seria per il settore balneare”

Misiani (PD): “Inflazione resta superiore alle previsioni”

Ciocchetti (FdI): “Bene Zes e semplificazioni per aiutare il turismo”

Nave (M5s): “Tutele per redditi famiglie e rilancio pmi”

“Il nostro Paese è tornato a essere centrale a livello mondiale nel comparto turistico. Le città turistiche aumentano progressivamente i visitatori insieme alle mete tradizionali delle aree interne e costiere. Occorre però investire molto sulla formazione oltre che sulla diversificazione dell’offerta.

Bisogna puntare non solo sul turismo di lusso ma anche sulla promozione e valorizzazione delle straordinarie ricchezze architettoniche, storiche e naturalistiche che rendono l’Italia tra le mete favorite dei turisti di tutto il mondo. Dobbiamo strutturare offerte multilivello e multicanale con una pianificazione seria in particolare nel settore balneare.

L’Italia deve offrire tutto a tutti; il lusso richiesto dagli stranieri garantendo anche alle famiglie la fruizione delle spiagge. Bisogna inoltre investire su singoli settori per sgravare il costo del lavoro e liberare risorse per le categorie maggiormente in difficoltà specie in un periodo come questo che registra un’inflazione in crescita anche se, a differenza del passato, non è fuori controllo grazie al lavoro del governo che sta riuscendo a invertire la tendenza”.

Lo ha dichiarato Fabrizio Sala, parlamentare di Forza Italia nelle Commissioni Affari Costituzionali e Finanze della Camera dei deputati, nel corso del Cnpr forum “Turismo da record ma vacanze sempre più care per gli italiani”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Sull’aumento dei prezzi si è soffermato Antonio Misiani (Partito Democratico) vicepresidente della commissione Bilancio del Senato: “Speriamo innanzitutto che l’accordo di tregua tra Iran e USA regga e si trasformi in una pace duratura perché il conflitto nel Golfo Persico e il blocco dello stretto di Hormuz ha portato a un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio che si sta riflettendo sui tassi di inflazione, in Italia siamo intorno al 3% negli Stati Uniti anche più alto.

Quest’anno l’inflazione rimarrà a livelli superiori alle previsioni di prima del 28 febbraio e questo è un problema. Naturalmente se la tregua durerà e si riapriranno stabilmente i traffici di petrolio e di gas nello Stretto questo aiuterà il prezzo del petrolio a scendere. Certo, noi dobbiamo difendere le famiglie italiane che sono arrivate a questa crisi già con un potere d’acquisto falcidiato dalla precedente inflazione del 2022-2023.

Non dimentichiamo che il potere d’acquisto delle retribuzioni oggi è inferiore di otto punti percentuali rispetto al livello del 2021, vuol dire che i lavoratori dipendenti italiani hanno in media una mensilità in meno rispetto a quello su cui potevano contare”.

Secondo Luciano Ciocchetti (Fratelli d’Italia) vicepresidente della commissione Affari sociali a Montecitorio: “Il turismo in Italia sta vivendo un momento davvero importante, anche per le condizioni geopolitiche internazionali. Le previsioni per quest’anno sono positive.

Ci sono diverse misure che mettono al centro dell’azione amministrativa l’intero comparto sia a livello nazionale che regionale. Nel Mezzogiorno la Zes unica ha dato il via a diversi investimenti nel settore turistico grazie agli incentivi fiscali e a tante opportunità. Una misura che spero venga incrementata per consentire a chi investe in Italia di godere non solo di agevolazioni fiscali ma soprattutto di una semplificazione della burocrazia.

Sul piano delle attività balneari è evidente che la direttiva Bolkenstein abbia creato diversi problemi di sistema. L’Italia ha un sistema balneare costruito sugli stabilimenti e l’incertezza degli operatori non li invoglia a fare investimenti con relativo aumento dei costi per reggere a questa situazione. Occorre fare bandi pluriennali e non annuali che assicurino almeno 20 anni di gestione che giustifichino gli investimenti senza gravare sui costi per le famiglie. Poi bisogna fare chiarezza sugli indennizzi da sciogliere definitivamente”.

Critico Luigi Nave, senatore del Movimento 5 stelle in Commissione Ambiente a Palazzo Madama: “In realtà il problema del caro prezzi c’è, è evidente ed è tangibile. I problemi possono essere due: uno è un fattore congiunturale l’altro invece è strutturale.

Il primo è legato a tutto quello che è l’andamento della politica internazionale che comporta un aumento dei prezzi sull’energia e dell’approvvigionamento dei materiali. L’altro invece è legato a quelli che sono i problemi dell’economia nazionale: bassa competitività, problemi strutturali e bassa produzione.

Non bisogna essere dei catastrofisti ma in realtà bisogna intervenire con delle misure che siano mirate, non solo bilanciando non solo la parte economia di sostegno ma anche misure vere e proprie. Bisogna intervenire almeno su quattro punti fondamentali: la tutela del reddito familiare, soprattutto nella famiglia a basso e medio reddito con incentivi e aiuti sulle bollette.

L’altro è invece è il rilancio della piccola e media impresa che soffre i costi dell’aumento dell’energia e la difficoltà di approvvigionamento. Necessario, inoltre, il controllo del mercato per evitare che ci siano quelle pratiche scorrette che portano all’aumento dei prezzi quanto piuttosto a una trasparenza.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Sabatino Broccolini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo: “Il turismo è da sempre uno dei pilastri della crescita economica, ma in una fase segnata da pressioni sui prezzi e costi in aumento si trova oggi ad affrontare nuove difficoltà.

Servono strategie efficaci per rafforzarne competitività e tenuta. Secondo la ricerca pubblicata da Altroconsumo il prezzo di una giornata in spiaggia con ombrellone e lettini è cresciuto del 24% rispetto al 2021 e del 6% rispetto al 2025. Ma i gestori delle spiagge lamentano un forte calo delle prenotazioni.

Tra rincari e incertezza sulle concessioni, il turismo balneare sta diventando sempre più un lusso per pochi e questo non fa bene all’intero comparto. Dobbiamo essere in grado di strutturare un’offerta complessiva che sia declinata sulle diverse esigenze, dal lusso fino alle necessità dei nuclei familiari in difficoltà”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Andrebbero esaminate le cause degli aumenti dei prezzi che non derivano soltanto dall’incremento del tasso di inflazione ma  da una sorte di shock dell’ offerta dovuta alla crisi energetica, all’aumento dei costi del gas, alla carenza di addetti perché le nostre imprese faticano ad attrarre personale qualificato, ai maggiori costi delle materie prime ma contemporaneamente alla perdita di valore dei salari reali.

In realtà quando si parla di inflazione percepita e inflazione reale non si cita un fenomeno banale. Quando il potere d’acquisto dei salari rimane fermo e cresce meno rispetto al costo dei servizi la percezione del rincaro nel consumatore si amplifica. Se un bene aumenta del 5% con uno stipendio invariato quell’aumento pesa psicologicamente ben più del 5 %.

Quindi l’aumento, vorrei che fosse ben presente a chi dovrebbe governare questi fenomeni, è reale nei numeri ma diventa nella percezione addirittura insostenibile.  Si avverte che si vanno ad erodere le quote di risparmio destinate al tempo libero”.

(da sinistra in senso orario Fabrizio Sala, Antonio Misiani, Luigi Nave e Luciano Ciocchetti)

 

 


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