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Carte di pagamento digitalizzate, smartphone per le transazioni quotidiane, AI entrata nelle abitudini di acquisto di 7 italiani su 10, ma anche robot accolti in casa e in città. Sono alcune delle tecnologie che fino a pochi anni fa appartenevano allo scenario futuro e che oggi fanno parte della vita quotidiana ed è questa la fotografia che restituisce la ricerca Shaping the New Era of Payments, Now, dedicata al rapporto degli italiani con le tecnologie emergenti tra familiarità e fiducia, presentata in occasione del Mastercard Innovation Forum 2026.

L’indagine misura conoscenza, diffusione e percezione di un ampio spettro di tecnologie: dai metodi di pagamento tradizionali e digitali all’AI applicata agli acquisti, dal commercio agentico alla robotica, fino alle stablecoin. La rilevazione, condotta da AstraRicerche per Mastercard interessa un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 65 anni, bilanciato per genere, fascia d’età e area geografica.
Il messaggio è duplice. Da un lato un Paese aperto al cambiamento, capace di assorbire l’innovazione con pragmatismo; dall’altro una domanda crescente di garanzie su sicurezza, trasparenza e controllo. In questo equilibrio si colloca il posizionamento di Mastercard, che si presenta come infrastruttura dei pagamenti e attore della transizione verso un commercio più intelligente, attorno a un principio: l’innovazione avanza solo se la fiducia avanza con essa.

Luca Corti, AD Mastercard Italia

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Luca Corti, AD Mastercard Italia

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Luca Corti, AD Mastercard Italia

Luca Corti, country manager Italia di Mastercard, richiama i tre fronti su cui corre la trasformazione digitale del settore e spiega: “E’ entrata nella vita quotidiana degli italiani in velocità e tocca le frontiere più avanzate dei nuovi trend tecnologici, primi tra tutti i pagamenti”. Le carte sono utilizzate da 4 italiani su 5; l’AI è già utilizzata da oltre due terzi della popolazione come supporto agli acquisti, i robot sono entrati nell’elettronica di consumo. La crescente propensione all’innovazione si accompagna ad “aspettative sempre più elevate in termini di semplicità, sicurezza e controllo”, in un contesto in cui l’obiettivo dichiarato è “rendere possibile l’innovazione senza compromettere la fiducia”.

Pagamenti e AI nella quotidianità

Il primo terreno in cui la tecnologia è ormai radicata quindi è quello dei pagamenti. Le carte restano lo strumento più conosciuto (93,5%) e utilizzato (78,1%), mentre lo smartphone, già impiegato come mezzo di pagamento dal 42% degli italiani, è quello con il maggiore margine di crescita: la previsione di utilizzo a tre anni sale al 65%. Restano invece periferici i wearable e le criptovalute, con un impiego abituale rispettivamente inferiore al 9% e al 6%.

Parallela è l’affermazione dell’AI, passata da promessa a infrastruttura quotidiana. Non più solo strumento di consulenza ma, grazie all’evoluzione agentica, tecnologia integrata nei processi decisionali ed esecutivi. Negli ultimi sei mesi 9 italiani su 10 hanno utilizzato strumenti di AI e il 70% li ha impiegati a supporto degli acquisti, per cercare prodotti, confrontare alternative o decidere cosa comprare. Tra le applicazioni legate allo shopping, quattro mostrano una curva di adozione costante presso chi le conosce: l’AI conversazionale a supporto della scelta in negozio o online (69%), l’assistente post-acquisto (68%), i sistemi di raccomandazione personalizzata (65,3%) e il virtual try-on per l’abbigliamento (59,4%).

Dal consiglio all’azione, il commercio agentico

La prima ondata AI applicata allo shopping ha riguardato l’assistenza: suggerire, spiegare, raccomandare. La frontiera che si apre ora è quella dell’azione autonoma. Gli agenti AI non si limitano a rispondere: ricevono un obiettivo, lo scompongono in passaggi, eseguono e si adattano. Nel commercio ciò si traduce nella possibilità di delegare la ricerca, la valutazione e nei casi più avanzati l’acquisto di prodotti e servizi. La spinta principale a sperimentare un agente AI è il vantaggio economico, ossia trovare offerte o prezzi migliori (22,9%), seguito dal risparmio di tempo (15,8%) e dalla curiosità tecnologica (15,1%). Le categorie su cui gli italiani si dicono più disposti a delegare sono gli abbonamenti ai servizi ricorrenti (48,6%), la spesa alimentare ricorrente (45,4%) e gli acquisti culturali come libri e biglietti per eventi (45%).
Si tratta però di un’apertura condizionata, lontana da un modello di delega totale. Il 42,2% vorrebbe ricevere suggerimenti mantenendo piena libertà di intervento, mentre il 25,5% accetterebbe acquisti autonomi solo entro limiti prestabiliti. Anche le soglie economiche restano contenute: il 31,5% si dichiara disposto a far operare l’agente per importi fino a 50 euro. Per l’ecosistema dei pagamenti si apre così un interrogativo inedito: come autenticare e autorizzare transazioni avviate non da una persona, ma da un software che agisce per suo conto, garantendo al tempo stesso tracciabilità e possibilità di revoca.

Il robot entra in casa, ma con criterio

Lo stesso equilibrio tra apertura e cautela emerge passando dal commercio agentico alla robotica. Il 31,2% degli italiani si dichiara già propenso ad acquistare un robot AI per uso domestico, mentre il 42,5% resta incerto, condizionato da prezzo, funzionalità e affidabilità. La disponibilità ad accogliere le macchine nella vita quotidiana è selettiva e guidata dal pragmatismo: gli ambiti con maggiore consenso sono la sicurezza e la sorveglianza (38,7%), le pulizie domestiche (35,5%) e la logistica urbana con le consegne (34,5%). Man mano che ci si avvicina alle sfere personali e relazionali – la ristorazione (16,8%) e l’educazione dei bambini (13,2%) – la presenza dei robot viene invece percepita come un’intrusione. La gerarchia degli ambiti accettati restituisce un criterio netto: le macchine sono benvenute dove svolgono compiti funzionali e ripetitivi, molto meno dove entrano in gioco la cura e la relazione.

Fiducia, infrastruttura cardine

Il filo che lega tutte queste trasformazioni è la fiducia. Più della familiarità con gli strumenti o della propensione all’innovazione, sono la percezione di sicurezza, controllo e tutela a determinare la velocità con cui le persone accolgono il cambiamento. Gli italiani si mostrano aperti alle opportunità delle nuove tecnologie e al loro ruolo di semplificazione, ma restano prudenti quando entra in gioco la delega di decisioni o attività a sistemi autonomi. Sul commercio agentico il 45,2% ritiene ancora che i rischi superino i benefici e il 57,8% si definisce curioso ma esitante, preferendo osservare l’evoluzione del fenomeno prima di adottarlo. Anche in caso di errore dell’agente le aspettative sono nette: gli utenti chiedono strumenti di protezione immediati, come la possibilità di bloccare l’ordine prima della consegna o di ottenere un rimborso rapido.

Una dinamica analoga riguarda la robotica e le stablecoin. Nel primo caso le preoccupazioni non riguardano tanto la tecnologia in sé quanto i cambiamenti che essa potrebbe portare nel lavoro e nelle relazioni sociali; nel secondo prevale la richiesta di maggiore comprensione e di punti di riferimento affidabili. È qui che emerge uno dei dati più rilevanti: l’intermediazione preferita resta quella delle banche tradizionali, indicate come porto sicuro da quasi sei italiani su dieci, mentre per il 44,9% la presenza di una banca come fornitore del servizio aumenterebbe la fiducia negli agenti AI. La disponibilità a delegare, in altre parole, cresce in presenza di un intermediario riconosciuto: la fiducia non è un attributo della tecnologia, ma del soggetto che la mette a disposizione.
Banche, circuiti di pagamento e operatori finanziari, in altre parole, non vengono percepiti come soggetti destinati a essere superati dalla rivoluzione digitale, ma come gli attori chiamati a renderla possibile in modo sicuro e affidabile. È su questa responsabilità che Mastercard fonda il proprio ruolo nella transizione: accompagnare l’evoluzione dei pagamenti e delle esperienze digitali mantenendo sicurezza, protezione dei dati e controllo delle persone al centro di ogni innovazione.

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