In copertina: ECO di Confine ©Franklind Jesku, Ivan Bello
“Un masterplan articolato che reinterpreta la peculiare condizione di confine di Gorizia come catalizzatore di connettività e identità urbana. Una rete continua di percorsi pedonali e ciclabili, strategicamente progettata per riconciliare le aree urbane frammentate e creare spazi pubblici multifunzionali”.
È la motivazione con cui la giuria ha premiato ECO di Confine, proposta firmata dallo studio d’ark atelier per Re-Gen Gorizia, concorso di idee lanciato da TerraViva Competitions per ripensare Sant’Anna, quartiere a sud-ovest del centro storico della città, al confine con la Slovenia.
Conclusa il 18 maggio 2026 con l’annuncio dei progetti premiati, la call guardava a una delle principali aree residenziali di Gorizia: un pezzo di città nato nel secondo dopoguerra per rispondere alla crescente domanda abitativa, dotato di parchi, scuole, servizi e spazi aperti, eppure ancora segnato da frammentazioni, connessioni deboli e una mobilità perlopiù legata all’auto.
Ai partecipanti era richiesto di sviluppare un masterplan in grado di ricucire parchi e aree pubbliche, rafforzare la rete pedonale e ciclabile, rendere più chiari gli accessi e restituire qualità agli spazi di prossimità.
L’originalità delle forme e del disegno urbanistico ha convinto la giuria ad assegnare il primo posto a Franklind Jesku e Ivan Bello (Italia), con una proposta che disegna una spina ciclopedonale ispirata all’andamento dell’Isonzo, affida agli archi di accesso il richiamo alla memoria del ponte ferroviario e inserisce nel verde strutture leggere che rimandano al castello e ai suoi punti di osservazione.
Sul podio anche Neighborhub, di Raka Affa Arasya Maharika e Omar Ahmed Shazly Mahdy (Indonesia – Paesi Bassi), che trasforma il Parco Marvin nel Museo Aperto dell’Arte e del Paesaggio di Gorizia, e il progetto di Alexis Perrocheau e Mathias Goutelle (Francia), in cui piazze, parchi, attraversamenti e gestione dell’acqua costruiscono un’infrastruttura climatica, ecologica e sociale.
A valutare le proposte, una giuria composta da Luca Mezzorana del Comune di Gorizia, German Fuenmayor di Piuarch, Olivia Gori di ECÒL, Alberto Cervesato dell’Università di Udine, Anna Cabrera Hens del Barcelona City Council, Fabio Naselli di Epoka University, Nasrin Mohiti Asli di Orizzontale e Matteo Pettinaroli di Needle Agopuntura Urbana.
©Franklind Jesku, Ivan Bello
Re-Gen Gorizia | i vincitori
1° classificato | ECO di Confine
Franklind Jesku, Ivan Bello- d’ark atelier [Italia]
Con ECO di Confine, Franklind Jesku e Ivan Bello, dello studio d’ark atelier con sedi a Venezia e Copenaghen, leggono Sant’Anna come un quartiere già ricco di elementi urbani – parchi, strade, percorsi, spazi aperti – e li ricompongono in una struttura più chiara, verde e accessibile.
Il disegno trae ispirazione dalla storia della città e dai suoi riferimenti più riconoscibili. L’andamento dell’Isonzo guida la spina principale; gli archi di accesso richiamano la memoria del ponte ferroviario; le strutture leggere inserite tra le alberature rimandano al castello e ai suoi punti di osservazione.
La nuova dorsale ciclopedonale attraversa l’area e collega Piazza Marvin, il Parco dello Sport, il Parco Vittorio Bolaffio, il Parco Max Fabiani e le zone residenziali. Lungo il tracciato si alternano ingressi, piazze lineari, punti di sosta, connessioni tra i parchi e nuovi landmark per orientarsi.
Il punto più emblematico è Piazza Marvin, dove l’antenna – elemento tecnico, ingombrante e difficile da integrare – viene trasformata in riferimento urbano. Attorno a essa il suolo si abbassa e diventa piazza, con una rampa abitata, superfici piantumate, aree per eventi e spazi flessibili per attività ordinarie e usi temporanei.
Nel Parco dello Sport, calcio, atletica, basket, calisthenics, ping pong e gioco libero vengono inseriti all’interno di un paesaggio più permeabile, in cui la dimensione sportiva convive con quella ambientale. Percorsi ciclabili, nuove alberature, rain garden e pavimentazioni drenanti lavorano sulla gestione dell’acqua, sul comfort all’aperto e sulla qualità microclimatica degli spazi.
Orti urbani, serre condivise, aree gioco, presìdi culturali e luoghi di incontro completano il masterplan, costruendo un’area più adatta agli spostamenti lenti, alle attività all’aperto, alle occasioni di socialità e a una maggiore cura dello spazio pubblico.
Secondo la giuria, il progetto si distingue per “l’originalità delle forme e del progetto urbanistico” (Luca Mezzorana – Comune di Gorizia), capace di creare “una rete continua di percorsi pedonali e ciclabili, strategicamente progettata per riconciliare le aree urbane frammentate e creare spazi pubblici multifunzionali” (Alberto Cervesato – UNIUD), pensati per favorire l’interazione sociale e migliorare il benessere della comunità.
©Franklind Jesku, Ivan Bello
2° classificato | Neighborhub
Raka Affa Arasya Maharika, Omar Ahmed Shazly Mahdy [Indonesia – Paesi Bassi]
In Neighborhub l’hub urbano prende la forma di un anello: un vortice capace di assorbire flussi, distribuire funzioni e trasformare Sant’Anna in un punto di raccordo tra quartiere, paesaggio e scala urbana.
Il masterplan procede per tre azioni. La prima riguarda il suolo: superfici permeabili sostituiscono aree carrabili e parcheggi, mentre filari alberati, foreste urbane e vegetazione per impollinatori rafforzano la continuità ecologica tra ambiti oggi separati.
La seconda interviene sulla mobilità. Il traffico viene riorganizzato attraverso una corsia carrabile ad anello, mentre percorsi pedonali e ciclabili attraversano l’area e collegano funzioni pubbliche, parchi e luoghi della vita quotidiana.
La terza lavora sulla scala dell’uso: sedute, salotti urbani, aree gioco, dispositivi flessibili e nuove attività riattivano elementi già presenti, rendendoli più adatti alla permanenza, agli incontri e agli usi temporanei.
Alcuni interventi puntuali arricchiscono la strategia. Il Parco Max Fabiani viene rafforzato da una fascia boscata; in via Paolo Signorini, la riorganizzazione dei parcheggi libera una piccola piazza per i residenti; nell’area Conad, un giardino di fiori selvatici, pavimentazioni permeabili e zone ombreggiate da alberi da frutto ridisegnano il legame con il Parco Marvin.
Proprio il Parco Marvin diventa il punto di convergenza del masterplan, trasformato in un Museo Aperto dell’Arte e del Paesaggio di Gorizia. Nell’area residenziale per anziani, la proposta introduce campi da bocce, tavoli da scacchi e un orto pubblico, recuperando suolo piantumato e mantenendo i posti auto necessari.
Secondo la giuria, il progetto “invita all’esplorazione e alla scoperta” (Nasrin Mohiti Asli – Orizzontale) e riflette la coesistenza tra urbanità e paesaggio attraverso una soluzione semplice, efficace e aperta a diversi modi di vivere lo spazio pubblico.
©Raka Affa Arasya Maharika, Omar Ahmed Shazly Mahdy
3° classificato | La valle paesaggistica di Sant’Anna – Rigenerare Gorizia attraverso gli spazi pubblici
Alexis Perrocheau, Mathias Goutelle (Agence TELLU) [Francia]
Prima ancora che dal perimetro di Sant’Anna, lo studio francese Agence TELLU parte dal territorio che lo alimenta: l’Isonzo, i campi agricoli, le piogge abbondanti, il Carso, le Alpi e la pianura friulana. Da questa lettura prende forma un masterplan in cui lo spazio pubblico assume il ruolo di infrastruttura climatica, ecologica e sociale.
Il disegno riprende l’orientamento dei campi locali e lo traduce in una serie di piazze, parchi, attraversamenti e aree attrezzate. Il quartiere viene riorganizzato attorno a un nodo pubblico principale, da cui partono tre direttrici verso i parchi e i luoghi della vita quotidiana.
Uno dei temi principali è la gestione dell’acqua. Bacini e avvallamenti raccolgono le piogge, riducono il ruscellamento, favoriscono l’infiltrazione nel terreno e aumentano la resilienza dell’area.
Attorno a questo impianto si distribuisce una sequenza di usi diversi: una piazza con servizi e campi sportivi, un grande prato per attività libere, aree gioco, zone picnic, uno skatepark, un campo da bocce, percorsi ombreggiati e luoghi pensati per stare all’aperto. Le alberature esistenti vengono in gran parte conservate e integrate con nuove specie arboree, arbustive ed erbacee legate ai paesaggi intorno a Gorizia.
Secondo la giuria, il progetto “tiene conto della più ampia scala territoriale di Gorizia e basa i principi che lo guidano sull’osservazione del territorio. Il risultato è un approccio concreto, sviluppato in modo stimolante, che offre una molteplicità di spazi pubblici diversificati” (Olivia Gori – ECÒL).
©Alexis Perrocheau, Mathias Goutelle
Menzioni d’oro
#1 | Un parco giochi biologico
Andrea Curti, Salvatore Calabrò [Italia]
Un parco giochi biologico immagina Sant’Anna come un playscape urbano, dove natura, colore, attraversamenti e attività collettive costruiscono una nuova centralità di quartiere. I tre parchi principali – Marvin, Max Fabiani e Vittorio Bolaffio – vengono ricomposti in una struttura continua, attraversata da assi pedonali e ciclopedonali.
Il Parco Vittorio Bolaffio assume il carattere più naturalistico, diventando Parco della Biodiversità, con un bacino d’acqua per la laminazione delle acque meteoriche, percorsi leggeri e porzioni lasciate all’evoluzione spontanea, in riferimento al Terzo Paesaggio di Gilles Clément.
Il Parco Marvin concentra la componente più attiva: gioco, socialità, skatepark, installazioni ludiche e pavimentazioni a bande cromatiche. Anche la torre antenna entra nel sistema, mitigata da una corona verde e trasformata in riferimento per il quartiere.
Il Parco Max Fabiani chiude la sequenza con una zona più vegetale, orientata alla biodiversità, e un campo più aperto, animato da attrezzature per gioco e incontro.
Il colore diventa lo strumento di orientamento. Pavimentazioni, tracciati e arredi costruiscono una segnaletica urbana immediata, rafforzata da specie vegetali scelte anche per le variazioni cromatiche. Attraversamenti protetti e superfici colorate segnalano gli ambiti a priorità pedonale e rendono più sicuro il passaggio tra le diverse parti del masterplan.
Secondo la giuria, il progetto trasforma Sant’Anna “in un sistema unitario di spazi pubblici interconnessi, dove i parchi esistenti si integrano attraverso percorsi pedonali e ciclabili e una struttura chiara che coniuga mobilità, paesaggio e funzioni collettive” (Fuenmayor – Piuarch tedesco).
©Andrea Curti, Salvatore Calabrò
#2 | Ri-quadri urbani_Dualità spaziale e infrastruttura di paesaggio per la città di Gorizia
Chiara Fonsdituri, Laura La Rosa [Italia]
Ri-quadri urbani parte da un’area di transito frammentata e la rilegge come interno urbano: uno spazio riconoscibile, abitabile e capace di sostenere la vita quotidiana del quartiere. Il progetto si sviluppa attorno a due figure complementari: la stanza, definita da margini, pergolati e geometrie; la traccia, affidata ai percorsi generati dall’uso spontaneo dei luoghi.
Strutture leggere, assemblabili e rimovibili, e pergolati modulari in metallo rosso richiamano la memoria industriale e ferroviaria dell’area. A questa griglia si affianca una superficie più libera, costruita sulle linee di desiderio: passaggi nati dall’uso reale dello spazio.
Il programma alterna funzioni quotidiane e spazi collettivi: una piazza verde riattiva un sistema di portici trascurato, l’anfiteatro accoglie eventi e permanenza, l’area per anziani introduce giochi da tavolo, mentre nel Parco Marvin trova posto un playground inclusivo integrato nel paesaggio.
La dimensione sportiva attraversa il masterplan con un percorso salute, un’area per la ginnastica ritmica collegata alla pista ciclabile e un polo polivalente per calcio, tennis e pallavolo. Orti urbani didattici, giardino sensoriale per farfalle, superfici permeabili e sistemi di drenaggio costituiscono invece la componente ecologica.
Secondo la giuria, “la visione complessiva è fortemente coerente e unitaria, con spazi pubblici che sono al contempo esteticamente gradevoli ed efficaci dal punto di vista funzionale. Bellezza e fruibilità si integrano perfettamente, rafforzandosi a vicenda in tutto il progetto” (Matteo Pettinaroli – Ago Agopuntura Urbana)
©Chiara Fonsdituri, Laura La Rosa
#3 | La Spina
Alexandru Gabriel Vasile, Sonia Dumitrescu, Andreea Diaconu, Alexandra-Ștefana Fărtăiș [Romania]
Da una ricognizione degli elementi già presenti a Sant’Anna – parchi, campi sportivi, servizi, attività al piano terra, scuola e attrezzature pubbliche – il team rumeno ricava una dorsale pedonale che ordina il quartiere e rende più leggibili le sue diverse parti.
Alle estremità del tracciato compaiono piazze minerali, pensate come nodi di ingresso e luoghi di aggregazione; lungo l’asse si distribuiscono punti di sosta e funzioni collettive. La passeggiata diventa così una struttura urbana capace di collegare i diversi poli attivi di Sant’Anna e dare continuità a un tessuto oggi frammentato.
Il riferimento è quello della città dei 15 minuti: servizi vicini, spazi pubblici chiari, percorsi più comodi per chi si muove a piedi o in bicicletta. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dall’auto e semplificare la vita quotidiana, avvicinando abitazioni, parchi, attività e attrezzature.
Le aree oggi più indefinite vengono riattivate con campi da gioco, spazi per anziani, strutture coperte, panchine da picnic, tavoli da scacchi e giardini comunitari mobili. La vegetazione esistente viene valorizzata e integrata con specie adatte al clima e al suolo locale, con bassa richiesta di manutenzione e irrigazione.
Secondo la giuria, il progetto è stato apprezzato per “la sua visione urbanistica che, seguendo il principio della città dei 15 minuti, trasforma un tessuto urbano frammentato in uno spazio pubblico coerente, capace di promuovere la coesione sociale e la mobilità pedonale” (Luca Mezzorana – Comune di Gorizia).
©Alexandru Gabriel Vasile, Sonia Dumitrescu, Andreea Diaconu, Alexandra-Ștefana Fărtăiș
#4 | Lavori visivi
Stefania Casarin, Facundo Rasch [Argentina]
Lavori visivi legge Sant’Anna come un tessuto residenziale ricco di risorse, ma attraversato da alcune fragilità evidenti: verde presente ma discontinuo, collegamenti pedonali e ciclabili deboli, strade ancora dominate dall’auto. Nasce così una proposta che combina ecologia, prossimità e cultura per costruire una nuova infrastruttura pubblica.
Superfici residuali, aree verdi, coltivazioni urbane e sistemi per la gestione dell’acqua vengono riuniti in una rete trasversale. Alla componente ambientale si affianca il lavoro sulle relazioni quotidiane: percorsi pedonali e ciclabili più leggibili e attraversamenti più sicuri tra abitazioni, scuole, parchi e servizi.
La dimensione culturale trasforma piazze, corti aperte e luoghi civici in piattaforme per attività educative, sport, eventi, pratiche artistiche e momenti di comunità. Dall’Agorà di Sant’Anna al Teatro nel paesaggio, il quartiere viene immaginato come una sequenza di spazi attivi, dove ogni ambito contribuisce alla costruzione di un’identità comune.
Secondo la giuria, la proposta dimostra “un approccio ben bilanciato e multiscalare, che combina continuità ecologica, infrastrutture sociali e attivazione culturale. Il sistema di spazi pubblici e nodi orientati alla comunità è coerente e adattabile nel tempo” (Anna Cabrera Hens – Consiglio comunale di Barcellona).
©Stefania Casarin, Facundo Rasch
#5 | Fondamenti di coesistenza
Kiesza Xining Li [Stati Uniti]
Le grandi forze fisiche costruiscono l’identità di Gorizia: la discesa delle Alpi, il corso dell’Isonzo, l’erosione del Carso, la condizione di frontiera.
Il quartiere viene, quindi, interpretato come un suolo da riattivare, sul piano materiale e simbolico. La vegetazione assume un ruolo infrastrutturale, sociale, ambientale e climatico, capace di trasformare un’area frammentata in un polmone collettivo.
Il masterplan procede per fasi: ricostruisce continuità tra assi urbani, tessuti residenziali e matrice naturale; organizza una rete di percorrenze lente pensate per pedoni e comunità; utilizza alberature e densità vegetale per migliorare comfort urbano, ombra e mitigazione dell’isola di calore.
Secondo la giuria, “Grounds of Coexistence propone un intervento paesaggistico altamente originale”, capace di ridefinire l’integrazione tra città ed ecologia e di trasformare l’area in “un polmone collettivo” per il dialogo transfrontaliero (Alberto Cervesato – UNIUD).
©Kiesza Xining Li
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