La Scuola dei Classici ha chiuso la sua XVIII edizione a Mendicino nel segno di Dante e della forza senza tempo della parola teatrale. La rassegna promossa dalla compagnia Porta Cenere, con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, il patrocinio del Comune di Mendicino e il cofinanziamento della Regione Calabria, si è conclusa con Giorgio Colangeli e lo spettacolo “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.
Nella cornice dell’Anfiteatro Catalano, Colangeli ha attraversato i primi sei canti del Purgatorio di Dante Alighieri, accompagnato dalla chitarra di Tommaso Cuneo. Un dialogo tra voce e suono, tra parola classica e sensibilità contemporanea, che ha restituito al pubblico la dimensione più umana del viaggio dantesco.
La Scuola dei Classici, Mendicino laboratorio culturale diffuso
Tra maggio e giugno, la rassegna ha trasformato Mendicino in un grande laboratorio culturale diffuso, capace di unire teatro, formazione, letteratura, paesaggio, arti visive e partecipazione civile. Gli appuntamenti hanno attraversato alcuni dei luoghi più suggestivi del territorio: il Teatro Comunale, il Ridotto, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici attorno al centro storico.
La chiusura affidata a Giorgio Colangeli ha assunto il valore di una sintesi simbolica dell’intero percorso. Il viaggio di Dante verso la luce è diventato anche il viaggio proposto al pubblico dalla rassegna: un attraversamento della memoria per interrogare il presente e ritrovare senso nelle grandi domande dell’esistenza.
«Questa proposta nasce dal desiderio di offrire al pubblico un’esperienza culturale varia e accessibile, capace di unire teatro, riflessione e scoperta del territorio», ha dichiarato il direttore artistico Mario Massaro. «L’obiettivo è stato quello di avvicinare le persone a temi importanti attraverso linguaggi diversi, mantenendo sempre un clima di condivisione e partecipazione. Ci auguriamo di ritrovarci alla prossima edizione, ancora insieme per vivere nuovi appuntamenti di cultura e spettacolo».
Dai classici al presente, il teatro come spazio di domande
La XVIII edizione si era aperta l’11 maggio con “Il giudizio” di Onur Uysal, spettacolo di teatro d’ombre capace di trasformarsi in una riflessione ecologica di forte attualità. In scena erano gli animali a processare gli esseri umani, ribaltando il punto di vista e restituendo alla natura una voce spesso ignorata.
Nella stessa giornata, il laboratorio “Karagöz e le Meravigliose Ombre Turche”, realizzato da Astragali Teatro ed Eufonia ETS, ha mostrato come le tradizioni popolari possano diventare strumenti di dialogo tra culture.
Uno dei tratti più riconoscibili della rassegna è stato il rapporto con le nuove generazioni. “Le avventure di Giovannino”, interpretato da Elisa Ianni Palarchio e liberamente ispirato a Italo Calvino, ha trasformato i bambini in parte attiva della narrazione. Non spettatori passivi, ma coautori del racconto, chiamati a intervenire con intuizioni e suggerimenti.
Euripide, Antigone e il dolore del presente
La rassegna ha riportato i classici dentro il dibattito contemporaneo anche attraverso la messa in scena delle “Troiane” di Euripide, diretta da Nat Filice e interpretata dagli allievi della Drama School di Cosenza. La tragedia greca è diventata uno specchio del presente, con le donne di Troia trasformate in simbolo universale delle vittime di ogni guerra.
Lo stesso percorso di rilettura ha attraversato “Antigone – Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, con Maria Milasi e Americo Melchionda sullo sfondo di Palazzo Campagna. Il mito è diventato indagine sulla memoria, sull’identità e sulla possibilità di immaginare una società libera dal dolore.
Bambini, musica e immaginazione
Da “Favoloso 2” di Antonio Filippelli al laboratorio “Costruire una storia”, fino allo spettacolo “Sulla strada per OZ” della Drama School di Cosenza, la rassegna ha confermato l’idea del teatro come esperienza da vivere, non soltanto da osservare.
Con “Bianchi, Rossi, Gialli e Neri”, Paolo Capodacqua ha portato in scena l’eredità poetica e civile di Gianni Rodari, parlando ai bambini di pace, sogno, utopia e responsabilità collettiva senza rinunciare alla complessità. Il percorso è proseguito con il laboratorio “Raccontare in musica”, dedicato al rapporto tra parola e suono.
Anche “Le avventure di un pulcino nel cosmo”, produzione di Officine Jonike Arti con drammaturgia di Maria Milasi e interpretazione di Kristina Mravcova, ha trasformato il viaggio spaziale in una metafora della crescita, della scoperta e della capacità di immaginare il futuro.
Debora Caprioglio e la forza di Artemisia Gentileschi
Tra i momenti più intensi della kermesse si colloca lo spettacolo “Non fui gentile, fui Gentileschi”, con Debora Caprioglio, ospitato all’Anfiteatro Catalano. Attraverso la figura di Artemisia Gentileschi, il lavoro teatrale ha affrontato il tema della violenza contro le donne e della lotta per il riconoscimento del proprio valore.
Il monologo ha evitato la retorica, concentrandosi sulla forza di una donna capace di trasformare dolore e ingiustizia in arte, identità e affermazione. Una vicenda seicentesca che ha parlato con forza al presente, confermando la capacità dei classici e delle grandi biografie artistiche di interrogare ancora la società contemporanea.
Monte Cocuzzo, cultura e paesaggio nella stessa esperienza
Uno degli elementi più innovativi della Scuola dei Classici è stata la capacità di uscire dagli spazi teatrali per abitare il paesaggio. La salita verso Monte Cocuzzo, curata dalla guida escursionistica ambientale Francesco La Carbonara, ha portato i partecipanti lungo sentieri immersi tra pinete e faggete, fino a uno dei luoghi più identitari della Calabria tirrenica.
Il percorso ha unito natura, ascolto e scoperta, aprendo lo sguardo sulla Catena Costiera, sulla Valle del Crati, sulla Sila, sul Tirreno e, nelle giornate più limpide, sul profilo lontano delle Eolie.
Quando il sole ha iniziato a scendere sul mare, l’osservazione astronomica guidata da Carmelo Primiceri ha completato l’esperienza, accompagnando i presenti tra stelle, pianeti e costellazioni. La montagna è diventata così un’aula a cielo aperto, dove natura, scienza e meraviglia hanno parlato la stessa lingua.
Da Pippo Franco a Paola Quattrini, il teatro tra riflessione e diritti
Il festival ha ospitato anche “Il grande viaggio – Il suono e la parola”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Pippo Franco, capace di unire comicità e riflessione sull’esistenza, sull’evoluzione umana e sul significato dell’arte.
Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo civile, “Il potere di un no”, scritto da Ludovica Costantini e interpretato da Paola Quattrini, ha riportato al centro la vicenda di Franca Viola, la giovane siciliana che rifiutò il matrimonio riparatore diventando simbolo di libertà, autodeterminazione e dignità.
A rafforzare l’identità visiva della rassegna sono stati gli interventi di video mapping curati da Gianpaolo Palumbo, Alessandro Leale e Valerio Filice, che hanno trasformato palazzi, piazze e architetture storiche in superfici narrative. La luce ha ridisegnato il borgo, costruendo un dialogo tra memoria e innovazione.
Una comunità che guarda ancora verso le stelle
Quando le ultime immagini del video mapping si sono dissolte sulle facciate di Mendicino e la voce di Giorgio Colangeli ha lasciato spazio al silenzio, è rimasta la consapevolezza di un percorso che ha prodotto molto più di una sequenza di spettacoli.
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