Le temperature estreme tornano al centro dell’agenda del Governo. Nel Consiglio dei Ministri del 22 giugno 2026 è stato infatti approvato un decreto che reintroduce le misure straordinarie già adottate negli anni scorsi per consentire alle aziende di sospendere o ridurre l’attività lavorativa durante le ondate di calore eccezionali, garantendo al tempo stesso una tutela economica ai lavoratori interessati.
La decisione arriva mentre l’Italia è già alle prese con le prime settimane di caldo intenso e rappresenta una risposta alle difficoltà che molti settori produttivi, soprattutto quelli svolti all’aperto, incontrano durante i mesi estivi. L’obiettivo è duplice: proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori ed evitare che le imprese debbano sostenere da sole il costo delle sospensioni rese necessarie dalle condizioni climatiche estreme.
Il Governo riattiva la cassa integrazione per le ondate di calore
Nel comunicato diffuso al termine del Consiglio dei Ministri, il Governo ha spiegato che il decreto reintroduce disposizioni già utilizzate negli anni precedenti.
In particolare, viene ripristinata la possibilità per alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l’attività lavorativa e accedere, in deroga, agli ammortizzatori sociali quando le condizioni meteorologiche rendono impossibile o pericoloso proseguire il lavoro.
Secondo quanto precisato da Palazzo Chigi, le nuove norme consentiranno l’accesso ai trattamenti di integrazione salariale in presenza di eccezionali ondate di calore, una situazione che negli ultimi anni è diventata sempre più frequente durante il periodo estivo.
Il testo definitivo del decreto dovrà ora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale per conoscere nel dettaglio i settori interessati, le modalità operative e la durata delle misure.
A quali settori dovrebbe applicarsi la misura
Sebbene il decreto non sia ancora stato pubblicato, il riferimento alla reintroduzione di norme già vigenti negli anni passati lascia pensare a un impianto molto simile a quello utilizzato nel 2025.
In quel contesto le tutele hanno riguardato soprattutto le attività maggiormente esposte alle alte temperature, come:
- edilizia;
- agricoltura;
- florovivaismo;
- cave e lapidei;
- lavori stradali;
- attività svolte prevalentemente all’aperto.
Si tratta di comparti nei quali il rischio derivante dal caldo eccessivo può incidere direttamente sulla sicurezza dei lavoratori e sulla possibilità stessa di svolgere l’attività.
Come funzionava la cassa integrazione per il caldo nel 2025
Un importante punto di riferimento è rappresentato dal messaggio INPS n. 2130 del 3 luglio 2025, che aveva fornito istruzioni operative per la richiesta degli ammortizzatori sociali in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa dovuta alle alte temperature.
L’INPS aveva chiarito che le aziende potevano richiedere:
- la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO);
- l’Assegno di Integrazione Salariale del Fondo di Integrazione Salariale (FIS);
- le prestazioni dei Fondi di solidarietà bilaterali;
- la CISOA per il settore agricolo, nei casi compatibili.
Le domande potevano essere presentate sia quando la sospensione era imposta da un’ordinanza della pubblica autorità, sia quando il caldo eccessivo rendeva impossibile il regolare svolgimento dell’attività lavorativa.
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Quando il caldo dà diritto alla cassa integrazione in deroga
Le indicazioni INPS del 2025 stabilivano che l’integrazione salariale poteva essere riconosciuta generalmente quando le temperature superavano i 35 gradi centigradi. Tuttavia, il parametro non era limitato alla temperatura effettivamente registrata.
L’Istituto aveva infatti chiarito che doveva essere valutata anche la cosiddetta temperatura percepita, che può risultare molto più elevata rispetto a quella indicata dai bollettini meteo.
Questo accade, ad esempio:
- nei cantieri esposti direttamente al sole;
- quando si utilizzano macchinari che generano calore;
- in presenza di elevata umidità;
- quando i lavoratori devono indossare dispositivi di protezione particolarmente pesanti;
- in ambienti chiusi privi di adeguati sistemi di ventilazione o raffrescamento.
L’INPS aveva inoltre precisato che anche temperature inferiori a 35 gradi potevano giustificare la sospensione dell’attività se le condizioni concrete di lavoro comportavano un rischio per la salute dei lavoratori.
Le agevolazioni previste per le aziende
Nel 2025 le richieste legate al caldo rientravano tra gli eventi oggettivamente non evitabili (EONE), una classificazione particolarmente favorevole per le imprese.
Tra i principali vantaggi vi erano:
- nessun requisito dei 30 giorni di anzianità lavorativa per i lavoratori interessati;
- nessun contributo addizionale a carico del datore di lavoro;
- procedure semplificate;
- possibilità di presentare la domanda entro la fine del mese successivo all’evento.
Se il nuovo decreto seguirà lo stesso modello, queste semplificazioni potrebbero essere confermate anche per l’estate 2026.
Un’estate che si preannuncia particolarmente calda
La reintroduzione della cassa integrazione per il caldo conferma come le ondate di calore non siano più considerate eventi eccezionali isolati, ma fenomeni con cui il mondo del lavoro deve confrontarsi sempre più spesso.
Per molti lavoratori impegnati nei cantieri, nei campi o in altre attività esposte al sole, la possibilità di sospendere il lavoro nelle ore più critiche senza perdere completamente la retribuzione rappresenta una tutela importante. Allo stesso tempo, le imprese possono gestire le emergenze climatiche senza dover scegliere tra la sicurezza dei lavoratori e la continuità aziendale.
Nelle prossime settimane saranno probabilmente pubblicati il testo definitivo del decreto e le istruzioni operative dell’INPS, che chiariranno nel dettaglio le modalità di accesso alla misura per l’estate 2026.
Diverse Regioni hanno già fermato il lavoro nelle ore più calde
La reintroduzione della cassa integrazione per il caldo arriva mentre molte Regioni hanno già adottato ordinanze straordinarie per limitare o vietare le attività lavorative all’aperto nelle ore più critiche della giornata. Si tratta di provvedimenti adottati per ridurre il rischio di colpi di calore, disidratazione e altri effetti legati alle temperature estreme.
Alla data attuale hanno già emanato ordinanze anti-caldo Lazio, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Friuli Venezia Giulia, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna ma l’elenco è in continuo aggiornamento.
Nella maggior parte dei casi è previsto il divieto di lavoro all’aperto tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni in cui il sistema Worklimate dell’INAIL segnala un livello di rischio elevato per i lavoratori esposti al sole. I settori principalmente interessati sono agricoltura, florovivaismo, edilizia, cave e attività assimilate.
Le ordinanze regionali rappresentano uno degli strumenti di prevenzione già operativi sul territorio, mentre la reintroduzione della cassa integrazione per il caldo offre una tutela economica aggiuntiva alle aziende e ai lavoratori quando la sospensione o la riduzione dell’attività diventa inevitabile. Per l’elenco completo delle ordinanze in vigore, le date di validità e le categorie interessate, rimandiamo ai siti regionali.
Fonte: Governo
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Antonio Maroscia
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