missione in Israele nonostante lo strappo con Kallas


Bruxelles – La missione della Commissione europea in Israele e nei territori occupati della Palestina prosegue come da programma, nonostante il clima di forte tensione tra Bruxelles e il governo israeliano. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha recentemente dichiarato di voler tagliare i legami con l’Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione, Kaia Kallas, accusandola di aver paragonato, senza smentire successivamente, le politiche israeliane al sistema di apartheid sudafricano. Nelle ultime ore, il portavoce di palazzo Berlaymont per l’allargamento, le partnership internazionali e il Mediterraneo, Guillaume Mercier, ha chiarito la posizione dell’esecutivo UE sottolineando che la visita della commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, era pianificata da tempo e coordinata con il Servizio Europeo per l’Azione Esterna.

Secondo Mercier, proprio gli sviluppi dell’ultimo fine settimana hanno offerto l’opportunità di avviare un dialogo “franco, aperto e rispettoso” con le autorità coinvolte, ritenendo fondamentale ribadire la posizione dell’UE sulla sicurezza di Israele e, contemporaneamente, sulle preoccupazioni per gli insediamenti illegali in Cisgiordania. “Che bella dimostrazione di solidarietà e coordinamento nell’UE” ha dichiarato sui social media il predecessore di Kallas, Josep Borrell Fontelles. Il politico spagnolo – che ha ricoperto il ruolo di rappresentante per la Politica estera fino a dicembre 2024 – ha posto l’accento sul fatto che “Israele dichiara persona non grata Kallas per presunta atteggiamento antisemita e il giorno dopo la sua collega la commissaria Šuica si presenta a Tel Aviv e scambia sorrisi e nessun rimprovero con il ministro Sa’ar“.

La visita della commissaria è stata anche nei Territori occupati. Ieri Šuica aveva fatto visita al Centro mondiale per la memoria dell’Olocausto di Yad Vashem – nella periferia di Gerusalemme Ovest, territorio israeliano – mentre oggi è andata all’Augusta Victoria Hospital ospedale di Gerusalemme Est gestito dalla Federazione Luterana Mondiale che, in partenariato con l’UNRWA, fornisce cure specializzate ai rifugiati e ai pazienti provenienti da tutta la Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza. Durante la tappa di oggi nei territori occupati, la Commissaria ha incontrato il primo ministro dello Stato di Palestina, Mohammad Mustafa che ha sottolineato il (fin troppo) noto quadro drammatico della popolazione palestinese e della sua economia, da tempo, ‘al collasso’. Mustafa ha denunciato un sistema sistematico volto a “smantellare il popolo palestinese e la soluzione a due Stati” attraverso l’espansione degli insediamenti e la violenza dei coloni. Sul fronte economico, il premier palestinese ha presentato cifre allarmanti: l’economia della Palestina starebbe perdendo circa 11 miliardi di dollari all’anno a causa delle politiche israeliane. Nello specifico, ha rimarcato che Israele sta bloccando illegalmente proventi doganali per 6 miliardi di dollari – che costituiscono oltre i due terzi delle entrate pubbliche generali – e ha congelato circa 5 miliardi di dollari statunitensi depositati presso le banche palestinesi. “Nonostante queste condizioni eccezionali, il governo prosegue con i propri programmi di riforma, ispirandosi al massimo interesse del popolo palestinese e dello Stato di Palestina“, ha sottolineato il premier palestinese, “e continuiamo a coordinarci, in tal senso, con l’Unione Europea e i partner internazionali”. Allo stesso tempo, Mustafa ha ben ricordato che “la stabilità, la sicurezza e la pace nella regione non potranno mai essere raggiunte se non si porrà fine all’occupazione israeliana a favore dello Stato di Palestina, in conformità con il diritto internazionale e con i decreti e le decisioni delle Nazioni Unite”.

Poche parole, e già note, quelle della commissaria Šuica che ha voluto ricordare che l’Unione Europea continua ad essere il principale finanziatore dell’Autorità Palestinese. Ha esortato il governo di Ramallah a proseguire nel percorso di riforme, specialmente nei settori dell’istruzione e della previdenza sociale, definendo istituzioni forti ed efficaci come “essenziali per la resilienza”. Šuica ha inoltre definito “inaccettabili” le sofferenze umanitarie a Gaza e ha condannato l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, definendoli un ostacolo alla pace.

Il prossimo 13 luglio, a Bruxelles, si riunirà il Gruppo dei donatori palestinesi per verificare l’attuazione delle riforme e mobilitare ulteriore sostegno internazionale: l’obiettivo dichiarato da Šuica continua ad essere la soluzione a due Stati, con la quale israeliani e palestinesi dovrebbero provare a vivere fianco a fianco “in pace, sicurezza e dignità”.

Intanto, nelle stesse ore della visita, da Ginevra, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele, ha presentato il suo nuovo rapporto che denuncia chele autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, commettendo genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania“. La Commissione, che lo scorso anno aveva concluso che Israele aveva commesso un genocidio contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, ha constatato che “l’intensità e la sistematicità delle operazioni militari israeliane sono continuate, causando un numero senza precedenti di morti, feriti e traumi tra i bambini palestinesi”. In particolare, la Commissione ha ribadito che “il deliberato attacco ai bambini è uno degli elementi chiave che dimostrano l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere, in tutto o in parte, la popolazione palestinese a Gaza”.

Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane“, ha dichiarato Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione. “Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti, con Israele che continua a non rispettare il cessate il fuoco e la protezione dovuta ai bambini palestinesi dal diritto internazionale”, ha aggiunto.


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 Caterina Mazzantini

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