Visione, competenze e collaborazione per trasformare il patrimonio dei borghi in sviluppo duraturo. Il legame con i siciliani nel mondo può aprire nuove opportunità economiche, culturali e sociali
Le aree interne della Sicilia non si svuotano soltanto quando perdono abitanti, servizi e giovani, ma anche quando vengono meno visione, competenze e capacità di decidere. Per contrastare lo spopolamento non bastano finanziamenti, interventi edilizi o iniziative occasionali: è necessario “riabitare il pensiero”, trasformando le risorse disponibili in progetti gestiti, condivisi e capaci di durare nel tempo.
A richiamare l’attenzione sul tema è Fausto Faggioli, esperto di sviluppo territoriale e Presidente della Commissione Turismo della Confederazione Italiani nel Mondo – CIM.
«Anche un piccolo paese, se sostenuto da una comunità capace di ascoltare, progettare e collaborare, può costruire il proprio futuro e offrire nuove opportunità alle giovani generazioni – dichiara Faggioli –. Dobbiamo però evitare di confondere un finanziamento ottenuto con un progetto di sviluppo, un calendario di eventi con una strategia turistica e un video emozionale con la costruzione di una destinazione».
Un patrimonio da organizzare e mettere in rete
Borghi, castelli, siti archeologici, chiese, musei, paesaggi rurali, cammini, produzioni agricole, artigianato, tradizioni ed enogastronomia rappresentano un patrimonio straordinario delle aree interne siciliane. La loro presenza, tuttavia, non produce automaticamente economia, occupazione e nuova residenzialità.
«Il territorio non è semplicemente uno sfondo da promuovere, ma un sistema da organizzare, collegare, rendere accessibile e trasformare in un’esperienza riconoscibile. Prima della comunicazione vengono la governance, la formazione, la mobilità, i servizi e la capacità di mantenere la promessa fatta al visitatore e alla comunità».
Secondo Faggioli, la rigenerazione dell’entroterra siciliano deve fondarsi sull’ascolto delle comunità, sul coinvolgimento delle imprese e delle associazioni, sulla formazione dei giovani, sulla collaborazione tra pubblico e privato e sull’integrazione delle diverse competenze professionali.
«La politica deve indicare la direzione e assumersi la responsabilità delle scelte. Per costruire il percorso, però, deve coinvolgere le competenze necessarie. Riconoscere ciò che non si conosce non è una debolezza amministrativa, ma una dimostrazione di responsabilità e lungimiranza».
Anche i professionisti chiamati a operare nei territori devono adottare un approccio nuovo. Non servono modelli preconfezionati da applicare indistintamente, ma metodo, capacità di ascolto e conoscenza delle specificità locali.
Turismo, agricoltura, cultura, artigianato, commercio, formazione e mobilità devono diventare componenti di un unico progetto territoriale. I visitatori che soggiornano nelle città d’arte e nelle località costiere devono poter essere accompagnati alla scoperta dei borghi, dei paesaggi rurali e delle imprese dell’entroterra. Allo stesso tempo, le produzioni delle aree interne devono trovare nuovi spazi di conoscenza e commercializzazione nei mercati urbani e turistici.
«Il collegamento tra città, coste ed entroterra non deve essere soltanto geografico, ma economico, culturale e organizzativo. Occorre costruire itinerari ed esperienze capaci di generare movimento durante tutto l’anno e di distribuire maggiormente sul territorio il valore prodotto dal turismo».
Dai finanziamenti alla gestione
Recuperare un edificio storico, riqualificare una piazza, digitalizzare un museo o realizzare un cammino sono interventi importanti. Senza un modello gestionale, una rete di operatori, un mercato di riferimento e una programmazione di lungo periodo, queste opere rischiano però di diventare contenitori restaurati ma privi di una funzione economica e sociale duratura.
Per questo, ogni investimento pubblico dovrebbe essere accompagnato da un progetto di gestione, da obiettivi verificabili e dall’individuazione dei soggetti chiamati ad assicurare la continuità delle attività.
Anche i concetti di restanza e tornanza devono tradursi in opportunità concrete. Invitare i giovani a rimanere o a tornare nei piccoli Comuni non è sufficiente se non vengono create le condizioni per costruire un progetto di vita: formazione, lavoro, servizi, connettività, mobilità, abitazioni accessibili, spazi per nuove imprese e possibilità di partecipare alle decisioni riguardanti il futuro della comunità.
«Le aree interne siciliane non sono territori senza futuro. Possiedono identità, relazioni, conoscenze e qualità della vita che possono diventare estremamente contemporanee. Occorre passare dagli interventi episodici a una strategia stabile, capace di generare economia e benessere per chi abita stabilmente questi luoghi».
I siciliani nel mondo, un ponte per una nuova economia
Una grande opportunità può nascere dal rapporto con le comunità dei siciliani e degli italodiscendenti presenti nel mondo. Milioni di persone conservano cognomi, racconti familiari, tradizioni e un profondo legame affettivo con l’isola e con i paesi dai quali partirono genitori, nonni e bisnonni.
Questo patrimonio di relazioni può diventare il punto di partenza per sviluppare un turismo delle radici capace di coinvolgere i piccoli Comuni, le comunità e le imprese locali.
«Come Presidente della Commissione Turismo CIM, ritengo necessario costruire una rete stabile tra i siciliani nel mondo, le amministrazioni, le comunità locali e gli operatori dell’accoglienza. Non si tratta semplicemente di promuovere una vacanza, ma di trasformare il legame identitario con la Sicilia in un rapporto duraturo, fatto di ritorni, incontri, ricerche genealogiche, esperienze culturali, scambi professionali e opportunità economiche».
Gli italodiscendenti non devono essere considerati soltanto turisti, ma persone che custodiscono una parte della memoria dei territori. Se accolti con attenzione, possono diventare ambasciatori dei borghi siciliani nel mondo, promuovere le produzioni locali e favorire nuove relazioni culturali, professionali e imprenditoriali.
Per trasformare questa domanda potenziale in sviluppo è necessario predisporre un sistema di accoglienza organizzato, mettendo in rete strutture ricettive, ristoratori, aziende agricole, artigiani, guide, genealogisti, associazioni culturali, archivi comunali e cittadini capaci di raccontare la storia dei luoghi.
«Il turismo delle radici può favorire soggiorni più lunghi, distribuire la spesa tra un maggior numero di attività, valorizzare i periodi di bassa stagione e generare ritorni successivi. Può inoltre stimolare il recupero delle abitazioni familiari, l’acquisto dei prodotti del territorio, le collaborazioni tra imprese e nuovi investimenti».
Attraverso la Commissione Turismo CIM è possibile contribuire a collegare le comunità siciliane presenti nel mondo con un’offerta selezionata e qualificata delle aree interne dell’isola. Il turismo delle radici, tuttavia, deve essere costruito come un vero progetto territoriale e non ridotto a una semplice campagna promozionale.
Riabitare il pensiero per costruire il futuro
«La rigenerazione non consiste soltanto nel riportare persone nelle case vuote – conclude Faggioli –. Significa riportare competenze nei processi decisionali, confronto nelle amministrazioni, protagonismo nelle comunità e visione nella programmazione».
Il futuro delle aree interne siciliane può nascere dalla capacità di mettere in rete i territori, collegare città, coste ed entroterra, coinvolgere i giovani e riaprire il dialogo con le comunità siciliane nel mondo.
Un progetto condiviso, costruito con metodo e continuità, può trasformare memoria, identità e relazioni in un nuovo motore di sviluppo economico, sociale e culturale. Prima ancora di riabitare gli immobili, dunque, è necessario riabitare il pensiero.
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