Le strade trasformate in fiumi, le cantine sommerse, i negozi invasi dal fango, le famiglie costrette a guardare impotenti l’acqua entrare nelle proprie abitazioni. E poi le telefonate disperate, i soccorsi, la paura che quella notte sembrava non finire mai. Sono passati due anni dall’alluvione che, tra il 19 e il 20 ottobre 2024, ha devastato Bologna, lasciando dietro di sé danni ingenti e ferite ancora difficili da rimarginare.
A ricordare quelle ore drammatiche è il sindaco Matteo Lepore, che nel secondo anniversario dell’emergenza affida a un lungo intervento pubblicato dal Comune il ricordo della tragedia, il bilancio degli interventi avviati e soprattutto un appello alle istituzioni: servono opere strutturali, finanziamenti e tempi certi per mettere in sicurezza la città.
“Ci sono date che una città non dimentica. Il 19 e il 20 ottobre 2024 sono tra queste”, scrive il primo cittadino. “Ricordo la paura, le telefonate, le strade allagate, le persone che vedevano entrare l’acqua nelle proprie case, nelle cantine, nei negozi. Ricordo soprattutto il terrore di chi si trovava a fare i conti con la forza dell’acqua e con la fragilità delle nostre città di fronte a eventi meteorologici sempre più intensi”.
Dopo l’acqua, i conti: quanto è arrivato davvero per ricostruire aziende e case
Il Ravone, simbolo della notte dell’alluvione: “Una ferita profonda per Bologna”
Il pensiero del sindaco va soprattutto al torrente Ravone, le cui esondazioni provocarono danni pesantissimi, in particolare nell’area di via Andrea Costa, diventata uno dei luoghi simbolo dell’alluvione. “Il Ravone fu il simbolo di quella notte. Le sue esondazioni provocarono danni pesantissimi e lasciarono una ferita profonda nella nostra comunità”, ricorda Lepore. A distanza di due anni, il primo cittadino rivolge un pensiero a chi ha perso beni, ricordi e certezze, ma anche a chi ancora oggi deve fare i conti con le conseguenze dell’emergenza.
“A distanza di due anni, il nostro primo pensiero va alle persone che hanno subito quei danni, a chi ha perso beni e ricordi, a chi ha dovuto ricominciare e a chi ancora oggi porta con sé le conseguenze di quella notte”. Un ringraziamento particolare è rivolto ai volontari, alla Protezione civile, ai tecnici e agli operatori che intervennero durante l’emergenza. Ma per Lepore il ricordo non può fermarsi alla solidarietà: la tragedia deve tradursi in prevenzione e interventi concreti.
La galleria scolmatrice sotto la collina per fermare le piene del Ravone
Il nodo centrale riguarda la sicurezza idraulica del territorio. Tra le soluzioni allo studio per ridurre il rischio di nuove esondazioni del Ravone e del Meloncello c’è anche la realizzazione di una galleria scolmatrice sotto la collina, che consentirebbe di intercettare e deviare verso il fiume Reno le portate di piena. “Stiamo lavorando insieme alla Regione, all’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile per individuare le soluzioni strutturali necessarie a ridurre il rischio del Ravone e del Meloncello”, spiega il sindaco. Un’ipotesi progettuale che deve ancora essere definita nei suoi aspetti tecnici, economici e realizzativi. “È un percorso che deve proseguire con determinazione, arrivando a definire gli interventi, la loro programmazione e le risorse necessarie”.
Nel frattempo, ricorda Lepore, sono stati avviati altri interventi grazie alla collaborazione tra Comune e Regione. La lettera d’intenti sottoscritta nel 2024 con Michele de Pascale ha consentito di rafforzare il coordinamento istituzionale e mettere allo stesso tavolo i tecnici degli enti coinvolti. Da questo lavoro sono nati gli interventi per il ripristino dei solai danneggiati, maggiori investimenti nella manutenzione ordinaria e un accordo con il Consorzio della Bonifica Renana per la cura della collina. “La sicurezza idraulica si costruisce ogni giorno, attraverso la manutenzione, la conoscenza dei corsi d’acqua, la prevenzione e opere capaci di affrontare le nuove condizioni climatiche”, sottolinea il sindaco.
L’affondo sul Piano per l’assetto idrogeologico: “Bologna non può essere dimenticata”
Ma è sulla programmazione delle grandi opere di difesa idraulica che il sindaco solleva le criticità più rilevanti. Dopo le alluvioni del 2023 e del 2024, l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po ha adottato un nuovo progetto di variante del Piano per l’assetto idrogeologico. Secondo Lepore, però, nella pianificazione proposta non sono state individuate opere per ridurre il rischio idraulico del Ravone e del Canale Navile, nonostante i danni provocati dagli eventi recenti. “È una lacuna che abbiamo segnalato formalmente e sulla quale chiediamo un confronto concreto”, sottolinea il sindaco.
La richiesta è che il rischio idraulico del capoluogo emiliano trovi finalmente uno spazio adeguato nella programmazione degli interventi, tenendo conto delle caratteristiche dei torrenti collinari e dei corsi d’acqua che attraversano la città. “Il rischio idraulico di Bologna deve trovare un posto adeguato nella programmazione degli interventi: i corsi d’acqua che attraversano la città e i torrenti collinari devono essere considerati in tutte le loro specificità”.
Lepore chiama in causa il governo: “Servono finanziamenti e tempi certi”
Il messaggio del sindaco diventa anche un appello diretto al Governo, chiamato a garantire le risorse necessarie per realizzare gli interventi di difesa del suolo. “La responsabilità del finanziamento delle opere di difesa del suolo spetta al Governo, in particolare al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, come previsto dall’articolo 58 del decreto legislativo 152 del 2006”, ricorda Lepore. La richiesta è che agli studi e alle analisi tecniche seguano decisioni operative e stanziamenti concreti. “Per questo chiediamo che alle analisi tecniche seguano decisioni, risorse e tempi certi”.
Il primo cittadino richiama anche il costo economico delle calamità naturali e il risparmio che potrebbe derivare da una maggiore prevenzione. Secondo una stima citata nel suo intervento, ogni euro investito in prevenzione può far risparmiare fino a dieci euro in risarcimenti e riparazioni successive a una calamità. “Investire in prevenzione conviene a tutti”, insiste Lepore. “Significa proteggere le persone, le abitazioni, le attività economiche e le risorse pubbliche. Significa scegliere di agire prima, anziché rincorrere i danni dopo”.
Dai rii collinari all’agricoltura: la prevenzione passa anche dalla cura del territorio
Nel suo intervento il sindaco richiama anche un aspetto meno visibile, ma fondamentale per la prevenzione delle alluvioni: la manutenzione dei rii collinari e la cura del territorio agricolo. “Oltre a questo è importante l’impegno che prosegue nella valutazione di tutti i rii collinari, affluenti dei principali torrenti del capoluogo”, spiega Lepore. Un lavoro che punta ad approfondire le condizioni del reticolo idrografico minore, particolarmente importante per comprendere e affrontare i rischi legati alle precipitazioni intense. Accanto agli interventi di natura idraulica, il sindaco sottolinea anche il ruolo delle attività agricole nella gestione del territorio.
“Di pari passo non possiamo sottovalutare il fondamentale apporto che deriva dal rilancio del lavoro agricolo, naturale alleato nelle politiche di cura del territorio”. Un passaggio che amplia la prospettiva della prevenzione: non soltanto grandi opere e infrastrutture, ma anche manutenzione diffusa, gestione dei versanti collinari e valorizzazione delle attività che contribuiscono alla cura del paesaggio.
Il Piano Strategico Metropolitano 2050: la sicurezza idraulica diventa una priorità
La gestione del rischio alluvioni entra anche nella pianificazione di lungo periodo della Città metropolitana. Lepore annuncia infatti di aver voluto mettere l’adattamento climatico e la sicurezza idraulica al centro del percorso di costruzione del prossimo Piano Strategico Metropolitano 2050. Una scelta che punta a inserire la prevenzione del rischio idrogeologico tra le priorità delle politiche territoriali dei prossimi decenni, superando una gestione limitata alle singole emergenze.
“Di fronte al rischio idraulico, però, abbiamo una responsabilità comune: lavorare insieme, riconoscere le competenze di ciascuno, chiedere le risorse necessarie e seguire gli interventi fino alla loro realizzazione”, afferma il sindaco. In questa prospettiva rientra anche il rafforzamento del corpo di Protezione civile metropolitano, con l’obiettivo di consolidare le professionalità impegnate nella gestione delle emergenze. “In questo senso va anche l’impegno preso dalle istituzioni nel rafforzare il corpo di Protezione Civile metropolitano, un gruppo composto da professionalità sempre più preziose nella gestione degli eventi eccezionali che colpiscono il nostro territorio”, evidenzia Lepore.
La Commissione speciale e l’appello alla politica: “Lavorare insieme oltre le differenze”
Nel bilancio tracciato dal sindaco trova spazio anche il lavoro della Commissione speciale, che ha coinvolto tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale. Un confronto trasversale che Lepore considera uno dei risultati istituzionali più significativi del percorso avviato dopo l’alluvione. “Su un tema così delicato siamo riusciti a costruire una collaborazione tra forze politiche diverse che ha messo al centro la sicurezza dei cittadini”. Per il primo cittadino, la prevenzione del rischio idraulico deve diventare un terreno di responsabilità condivisa, al di là delle contrapposizioni politiche.
“Le differenze politiche restano legittime e fanno parte della democrazia”, osserva Lepore. Ma di fronte al rischio di nuove alluvioni, insiste, occorre riconoscere le competenze delle diverse istituzioni e seguire gli interventi fino alla loro realizzazione. Resta però aperta la questione fondamentale: trasformare i progetti in opere effettivamente realizzate, capaci di ridurre il rischio di nuove esondazioni in una città sempre più esposta alle conseguenze degli eventi meteorologici estremi. Il secondo anniversario dell’alluvione diventa così non soltanto un momento di memoria collettiva, ma anche l’occasione per chiedere un’accelerazione sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza del territorio. “Due anni dopo quella notte, il nostro compito è continuare a fare tutto ciò che serve per proteggere Bologna. Lo dobbiamo a chi ha sofferto, a chi ha ricostruito e a tutti i Bolognesi”, conclude Lepore. “La memoria di quello che è successo deve diventare responsabilità, prevenzione e capacità di agire insieme. È questo l’impegno che dobbiamo rinnovare oggi”.
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