NOTA DEL DIRETTORE
L’agricoltura produce cibo, ma svolge anche una funzione essenziale nella tutela del territorio. Giampietro Comolli richiama l’attenzione sulla futura PAC europea e propone interventi concreti per rilanciare le imprese agricole, soprattutto nelle aree montane e spopolate. Una riflessione che pone una domanda: quanto vale un agricoltore che, oltre a produrre, contribuisce a mantenere vivo un territorio?
Giuseppe Danielli
di Giampietro Comolli
L’agricoltura è sana o non è sana? È vitale per tutti e per un Paese?
Si vive sempre fra passato, presente e futuro. Guai a non tenerne conto.
L’agricoltura è fondamentale per qualunque Paese. La globalizzazione ha cercato di rendere più accessibili i prodotti anche a chi non li produce, ma creando una scala non soltanto di prezzi. E una scala sale o scende.
Oggi viviamo fra guerre di religione e di potere personale, paure, blocchi, comandanti in capo troppo inaffidabili, rincorsa al consenso e incapacità di definire e mettere in pratica un’alternativa politica.
In recenti summit nazionali e internazionali è emerso che governare e fare leggi senza tenere conto del legame ambiente-agricoltura-salute significa non guardare al futuro, alle nuove generazioni e alla salvaguardia del pianeta.
Agricoltura e ambiente: affrontare il problema dell’ammoniaca
È vero che un certo tipo di agricoltura, in particolare gli allevamenti intensivi, contribuisce in modo significativo alle emissioni di ammoniaca (NH3).
Secondo i dati ISPRA, il settore agricolo è responsabile di circa il 91% delle emissioni nazionali di ammoniaca, principalmente attraverso la gestione degli allevamenti e l’utilizzo dei fertilizzanti.
Per questo un grande e ulteriore investimento in agricoltura deve affrontare il problema in un contesto geoproduttivo e tecnoproduttivo diverso, guardando anche alla PAC-UE 2028-2034.
Speriamo.
Il sistema agricolo globale, zootecnico e non, può essere un settore di aiuto, ma deve adottare alcune misure:
- Stoccare le deiezioni animali in strutture coperte e distribuirle sui terreni con modalità, tempi e tecniche controllati.
- Sviluppare impianti per produrre biogas, trasformando i reflui in energia.
- Incentivare macchine di precisione per la fertilizzazione e l’impiego di presidi naturali per i trattamenti.
- Creare bacini di raccolta delle acque piovane da utilizzare per l’irrigazione.
- Curare i corsi d’acqua di montagna e collina.
- Incentivare produzioni in ambiti boschivi, pascoli e terreni non lavorati.
- Valutare la desalinizzazione dell’acqua marina lungo le coste italiane.
- Favorire la costituzione e il trasferimento di aziende agricole verso la montagna, con adeguate misure di sostegno.
E potremmo proseguire nell’elenco.
L’agricoltura deve diventare un esempio di produttività e produzione sana: meno occhiolini al consumatore e più sostanza vera nella tutela del territorio, dell’ambiente e dei prodotti da offrire al mercato.
PAC 2028-2034: le novità e il ruolo delle Regioni
Un primo, ancora flebile, segnale è arrivato dalle proposte europee per la politica agricola successiva al 2027.
La revisione dell’attuale struttura dei due pilastri della PAC, che caratterizza da molti anni la politica agricola europea, apre una fase nuova.
Mi soffermo su alcuni aspetti innovativi della proposta europea che non reputo marginali, ma fondamentali nell’ottica di massimizzare il valore generale del territorio destinato all’agricoltura e di consentire una reale flessibilità nazionale.
Il problema vero resta l’applicazione nei singoli territori.
Quanto saranno in grado le Regioni di modificare un sistema burocratico e di coordinarsi con quelle confinanti per una politica il più omogenea possibile?
La proposta della Commissione europea prevede una maggiore integrazione degli strumenti di programmazione nazionale e regionale, mantenendo il sostegno alla produzione e alla competitività delle imprese orientate al mercato.
Si apre anche la possibilità di una diversa distribuzione delle risorse, riducendo quelle stagnanti e privilegiando interventi più efficaci.
Giovani, donne e imprese familiari: un’opportunità da non perdere
La proposta PAC 2028-2034 apre nuovi spazi per alcune tipologie di imprese agricole. E questo mi piace molto.
I sostegni dovrebbero diventare più semplici e mirati per le piccole imprese, le aziende familiari, i giovani imprenditori e le aree svantaggiate.
Un’attenzione particolare è rivolta al ricambio generazionale e al ruolo delle donne in agricoltura, che possono diventare protagoniste di nuove imprese integrate.
Su questo punto voglio ricordare un’esperienza personale.
Già nel 2014 avevo presentato, attraverso due gruppi parlamentari europei, una bozza di iniziative, azioni e misure a sostegno delle attività agricole dirette e indirette nelle aree interne.
L’obiettivo era favorire la coesione e lo sviluppo pubblico e sociale di territori agricoli sani di alta collina e montagna, sopra i 600 metri sul livello del mare, progressivamente abbandonati dai residenti e dalle imprese negli ultimi cinquant’anni.
La proposta comprendeva strumenti strutturali e infrastrutturali, attrezzature fisse, interventi idrogeologici e attività permanenti di presidio territoriale.
Sono convinto che questa impostazione sia ancora attuale.
La multifunzionalità agricola: non soltanto produzione
Un altro aspetto che considero fondamentale è il riconoscimento della multifunzionalità dell’impresa agricola.
Un territorio non necessita soltanto di produttività, ma anche di presidio, servizi e relazioni sociali.
Spero che nella legislazione definitiva siano comprese anche le attività integrate che una famiglia agricola può svolgere: socialità, assistenza, servizi, formazione e scuola, anche al di fuori della propria impresa.
L’impresa agricola di montagna ha tempi lunghi e differenti rispetto a quella di pianura. Questi tempi possono essere impiegati anche in altri settori sociali non strettamente agricoli.
Una famiglia che vive stabilmente in montagna può contribuire alla sicurezza del territorio, alla manutenzione del paesaggio e alla continuità dei servizi locali.
Questo valore deve essere riconosciuto.
Alle Regioni servono coraggio e investimenti
Le Regioni devono metterci del loro per raggiungere l’obiettivo.
Il solo credito d’imposta e il credito agevolato non sono sufficienti. Occorrono bandi collegati a contributi a fondo perduto per sostenere anche le funzioni sociali delle imprese agricole.
NO ai finanziamenti destinati soltanto a ristrutturare case. SÌ alla creazione di imprese agricole di presidio, produttive e multifunzionali.
Le Regioni devono investire in infrastrutture e servizi pubblici.
Questo chiede un’agricoltura sana, onesta, al servizio di tutti gli abitanti, con alta produttività e scelte capaci di valorizzare il prodotto ottenuto.
Un prodotto agricolo di montagna può avere caratteristiche e costi differenti rispetto a quello industriale, ma senza ricorrere a speculazioni retoriche sul prezzo maggiore.
Serve un prezzo equo e giusto, tenendo conto anche delle politiche di sviluppo rurale delle Regioni.
L’agricoltura del futuro non deve limitarsi a produrre di più. Deve produrre bene, mantenere vivi i territori e garantire un futuro a chi sceglie di viverci e lavorarci.
Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
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