A settembre 2026 il fotovoltaico italiano ha prodotto circa 1,1 miliardi di chilowattora in più rispetto allo stesso mese del 2025. Un aumento del 27,1%, che però ha trovato un contrappeso quasi perfetto: nello stesso periodo, la produzione idroelettrica è diminuita di circa 1,1 miliardi di chilowattora. E così, mentre il solare cresce, l’Italia ha dovuto aumentare anche la produzione delle centrali termoelettriche e le importazioni dall’estero per soddisfare una domanda di elettricità sempre più alta.
Sono i numeri del bilancio elettrico di settembre 2026 pubblicato da Terna il 21 ottobre. Il fabbisogno nazionale ha raggiunto 27,8 miliardi di chilowattora, il 6,5% in più rispetto a settembre 2025. Per trovare un mese di settembre con consumi così elevati bisogna tornare al 2014. E la crescita prosegue ormai da tredici mesi consecutivi. Peccato che, mentre il fotovoltaico guadagnava terreno, l’idroelettrico ne perdeva quasi altrettanto. E i consumi continuavano a salire.
Il fotovoltaico cresce, l’idroelettrico perde quasi il 30%
A settembre gli impianti fotovoltaici hanno prodotto 5,3 miliardi di chilowattora, quasi un quinto di tutta l’elettricità richiesta in Italia. Una crescita notevole, accompagnata da un aumento molto più contenuto dell’eolico (+0,8%) e delle bioenergie (+3,3%). Dall’altra parte, però, l’idroelettrico ha registrato un calo del 29,2%, fermandosi a 2,7 miliardi di chilowattora. In diminuzione anche la geotermia (-2,6%).
Sommando tutte le fonti rinnovabili, la produzione italiana è aumentata appena dello 0,6% rispetto a settembre 2025. Il forte incremento del fotovoltaico ha compensato quasi interamente la perdita dell’idroelettrico, senza riuscire a determinare una crescita altrettanto consistente della produzione verde complessiva.
Le rinnovabili hanno così coperto il 39,4% della domanda elettrica, contro circa il 41,7% dello stesso mese dell’anno precedente. Una perdita di oltre due punti percentuali, pur avendo prodotto leggermente più elettricità. Perché nel frattempo sono aumentati i consumi. E parecchio.
Più elettricità richiesta, più lavoro per le centrali termiche
Secondo Terna, a settembre la temperatura media è stata superiore di circa 2 °C rispetto allo stesso mese del 2025. Una differenza che ha contribuito ad aumentare il fabbisogno elettrico. Il caldo, però, spiega soltanto una parte dell’incremento: eliminando statisticamente l’effetto delle temperature, la domanda risulta comunque superiore del 4,6% rispetto all’anno precedente.
La crescita ha interessato tutto il Paese, con un aumento del 5,3% al Nord, del 7,7% al Centro e dell’8,3% al Sud e nelle isole. Per rispondere a questa maggiore richiesta, la produzione elettrica nazionale è salita a 24 miliardi di chilowattora, il 6,5% in più rispetto a settembre 2025. Ma è aumentata anche la produzione termoelettrica, chiamata a contribuire alla copertura dei consumi, soprattutto nei momenti di maggiore richiesta.
Terna segnala infatti punte di fabbisogno che hanno raggiunto 56,1 gigawatt, il 14,7% in più rispetto a settembre 2025. Attenzione, però: quest’ultima percentuale riguarda i picchi di domanda, e non l’aumento della produzione termoelettrica, per la quale il comunicato non fornisce una percentuale specifica.
Va inoltre precisato che la produzione termoelettrica comprende tecnologie e combustibili differenti, incluse le bioenergie: il dato aggregato non permette quindi di attribuire tutto l’incremento alle centrali a gas. Sono aumentate anche le importazioni di elettricità dall’estero, del 7,7%. Complessivamente, la produzione italiana ha soddisfatto l’85,2% del fabbisogno nazionale, mentre il restante 14,8% è stato coperto dal saldo degli scambi con gli altri Paesi.
Nei primi nove mesi i consumi crescono quasi cinque volte più delle rinnovabili
E settembre non è un caso isolato. Nei primi nove mesi del 2026 l’Italia ha richiesto il 5,2% di elettricità in più, circa 12 miliardi di chilowattora aggiuntivi rispetto allo stesso periodo del 2025. Le rinnovabili, nel frattempo, hanno aumentato la produzione appena dell’1,1%. Il fotovoltaico ha registrato un incremento del 20,5% e l’eolico del 7%, mentre l’idroelettrico ha perso il 20,2%. Complessivamente, le fonti rinnovabili hanno prodotto 103,4 miliardi di chilowattora, coprendo il 42,1% del fabbisogno nazionale.
La crescita dei consumi, peraltro, non coincide con un’accelerazione generalizzata dell’industria. L’indice IMCEI di Terna, che monitora i consumi elettrici di circa mille imprese particolarmente energivore, registra a settembre un aumento di appena lo 0,2%. Nei primi nove mesi la crescita arriva al 3,3%. La domanda nazionale continua dunque a salire, ma i diversi settori economici procedono a velocità differenti. E la nuova elettricità prodotta dalle rinnovabili, almeno nei primi nove mesi del 2026, non è cresciuta abbastanza da tenere il passo.
In Italia si installano sempre più pannelli, ma quanta energia producono?
Sul fronte delle installazioni, i numeri continuano a essere positivi. Nel solo mese di settembre sono entrati in esercizio 675 megawatt di nuova potenza rinnovabile, di cui 657 megawatt fotovoltaici. Alla fine del mese la capacità rinnovabile italiana ha raggiunto 88,8 gigawatt complessivi, con 48,3 gigawatt di fotovoltaico e 14 gigawatt di eolico. Da gennaio a settembre sono stati aggiunti circa 5,3 gigawatt di nuova potenza rinnovabile. Il fotovoltaico rappresenta oltre il 90% di queste installazioni.
Crescono anche gli accumuli elettrochimici, che hanno raggiunto una capacità complessiva di 20 gigawattora e una potenza nominale di 8,3 gigawatt. Un dato importante, perché le batterie possono conservare l’elettricità prodotta quando sole e vento sono disponibili e restituirla alla rete nelle ore successive. La capacità installata, però, non ci dice quanta energia sia stata effettivamente accumulata e utilizzata durante settembre. Lo stesso vale per gli impianti di produzione: avere più gigawatt installati significa poter produrre più elettricità, ma la quantità effettivamente generata dipende anche dalle condizioni meteorologiche e dal funzionamento degli impianti.
E i dati di settembre raccontano precisamente questa difficoltà. Si possono aggiungere centinaia di megawatt di fotovoltaico e, nello stesso mese, perdere quasi un terzo della produzione idroelettrica. A settembre sono stati installati altri 657 megawatt di fotovoltaico. Nello stesso mese è aumentata anche la produzione delle centrali termoelettriche. La potenza rinnovabile cresce, ma il fabbisogno elettrico corre più veloce della sua produzione.
Fonte: Terna
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