Trovare equilibrio tra clima e competitività


Bruxelles – La Commissione europea, con il suo pacchetto automotive presentato a fine 2025 su cui stanno lavorando i colegislatori, Parlamento e Consiglio UE, ha mostrato una flessibilità solo di facciata rispetto alle esigenze del settore e ora serve un ribaltamento dell’approccio così da garantire equilibrio tra bisogni industriali, ambientali ed economici. È, ancora una volta, un appello al pragmatismo quello lanciato ieri (30 giugno, dall’eurodeputato di Forza Italia, Massimiliano Salini, a margine del convegno ‘Il futuro della mobilità in Europa: coniugare decarbonizzazione, competitività ed eccellenza industriale europea’ organizzato da Confindustria, Confindustria Energia e Associazione nazionale filiera industria automobilistica (ANFIA) al Parlamento europeo. 

“L’obiettivo – ha spiegato Salini – è sfruttare” il lavoro sul pacchetto – che tecnicamente è la proposta di revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 per veicoli leggeri e furgoni – “come uno strumento per un reale ribaltamento dell’approccio di un altro regolamento – quello approvato nel 2023 – che contiene troppi errori dal nostro punto di vista, distruggendo uno dei principi fondamentali su cui si è costruito il benessere dell’Unione Europea, che è quello della competizione sulle migliori tecnologie quando ci si propone di raggiungere un obiettivo grande, in questo caso quello di avere una decarbonizzazione della mobilità e al contempo il mantenimento di un’industria competitiva a livello globale”. In particolare, per Salini “la flessibilità introdotta nella revisione proposta dalla Commissione” lo scorso dicembre “non è sufficiente”. Di più, si tratta di “una flessibilità di facciatache, “in particolare, non soddisfa la nostra proiezione verso un’adeguata competizione tra veicoli elettrici e veicoli alimentati con carburanti alternativi in modo tale da tenere un adeguato bilanciamento tra le ragioni della competizione industriale, le ragioni della decarbonizzazione, le ragioni anche delle tasche dei cittadini che hanno bisogno di una transizione che non sia forzata”. E, in quanto relatore per il ⁠Parlamento europeo della proposta di revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni, Salini ha evidenziato che “quello che è accaduto a Volkswagen”, e cioè l’annuncio di possibili tagli per 100mila posti di lavoro, “dimostra come le transizioni forzate fanno molto male“.

Un tema, questo del colosso tedesco, su cui si è soffermato anche il vicepresidente di Confindustria con delega all’Unione Europea, Stefan Pan. “Se la politica definisce tutto, corriamo il rischio di avere quello che ha dichiarato Volkswagen come punta dell’iceberg”, ha evidenziato. “Siamo un’industria molto vivace, molto attiva, che ha voglia di investire, quindi lasciateci correre, noi mettiamo le ali e possiamo vincere la battaglia. Ma serve la neutralità tecnologica per poterlo fare. Quello che chiediamo è essere aperti a tutte le tecnologie che ci aiutano a decarbonizzare”, ha incalzato Pan. E questo non riguarda “solo il motore elettrico, ma anche la ricerca che viene fatta su carburanti che sono pienamente sostenibili, e-fuels, biofuels”. Dal momento che “in Europa non c’è nessuno che investa in ricerca e sviluppo quanto il settore automotive”, bisogna “mantenere e far crescere 13 milioni di posti di lavoro”, restando aperti a “tutte le tecnologie che aiutano a decarbonizzare: non solo il motore elettrico, ma anche, per esempio, la ricerca su carburanti pienamente sostenibili”, ha rivendicato. Per quanto riguarda le imprese, il principio si traduce in “permettere alle aziende di scegliere la strada migliore per arrivare all’obiettivo, sfruttando la nostra grande capacità di innovazione con approcci graduali che ci permettano di sopravvivere e vincere la sfida contro concorrenti come Cina e Stati Uniti, che hanno cambiato le regole del gioco”.

Il dibattito è stato diviso in due tavole rotonde – ‘La strategia europea per il futuro dell’automotive: trovare un equilibrio tra ambizione climatica e competitività’ e ‘Alimentare il futuro della mobilità: sfruttare il potenziale inespresso dei combustibili rinnovabili e sostenibili’. Tra i partecipanti, l’eurodeputata di Forza Italia (PPE), Letizia Moratti, che ha posto l’accento sull’approccio della neutralità tecnologica. “Le grandi aziende possono delocalizzare la produzione per adattarsi alle nuove normative, ma i lavoratori, le famiglie e le Pmi lungo tutta la catena di approvvigionamento non possono farlo. Questo è quindi il problema principale che dobbiamo affrontare, e la soluzione fondamentale è quella di non dover mettere in difficoltà le Pmi e le famiglie. È qui che dobbiamo ripristinare un approccio tecnologicamente neutrale. L’elettrificazione rimarrà centrale, non c’è dubbio, ma non può essere l’unica soluzione“, ha spiegato nel suo intervento. Per Moratti, “biocarburanti, e-fuel, tecnologie a autonomia estesa e ogni innovazione in grado di contribuire alla decarbonizzazione dovrebbero trovare spazio nel quadro normativo, sia prima che dopo il 2035”. 

Il presidente ANFIA, Roberto Vavassori, l’incontro stesso di ieri, dedicato a discutere della revisione del Regolamento, “dimostra che le previsioni formulate nel 2019 non si sono pienamente avverate, per ragioni che non dipendono dall’impegno della filiera automotive nella transizione”. Ad esempio, “la quota di mercato dei veicoli elettrici continua a crescere, ma a ritmi diversi da quelli stimati dalle istituzioni europee”. Ma “non è accettabile che, per il mancato raggiungimento di target di mercato sui quali l’industria non ha pieno controllo, venga penalizzata una filiera strategica che ha già investito oltre 250 miliardi di euro per riconvertire stabilimenti produttivi, processi e competenze. La stessa Cina che spesso viene presa come termine di paragone, non si è data nessun obiettivo e probabilmente non raggiungerà mai le percentuali di auto elettriche che ci stiamo imponendo noi in Europa”, ha aggiunto Vavassori. Per il presidente, dunque, “la revisione dei target non è un passo indietro rispetto agli investimenti già realizzati da costruttori e componentisti: è invece un passaggio necessario per raggiungere gli obiettivi climatici senza compromettere competitività industriale e occupazione“.


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 Iolanda Cuomo

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