Un contributo a fondo perduto fino a 30mila euro per gli under 40 che decidono di trasferire la propria residenza in Sardegna e mantenerla per almeno cinque anni. La misura, pensata dalla giunta guidata da Alessandra Todde per contrastare il fenomeno dello spopolamento e presentata nei giorni scorsi, prevede una dote finanziaria complessiva di 56 milioni di euro: una prima fase sperimentale da 8 milioni di euro, seguita da due tranche da 24 milioni di euro nel 2027 e nel 2028. Il piano prevede un bonus base di 20mila euro, che sale a 30mila per chi sceglie di stabilirsi in un piccolo centro dell’Isola, con l’obiettivo di integrare il cosiddetto “welcome pack” alle altre agevolazioni regionali già attive per il lavoro, l’impresa, la formazione e l’occupazione giovanile.
Sardegna, fino a 30mila euro agli under 40 che trasferiscono la residenza nell’Isola
Per chi è pensata
La misura è rivolta ai giovani di età inferiore ai 40 anni che lavorano o svolgono attività d’impresa in Sardegna e che si impegnano a trasferire la propria residenza nell’Isola entro sei mesi dall’ammissione al beneficio. Potranno accedere agli incentivi anche coloro che hanno già trasferito la residenza in Sardegna nel corso del 2026. In entrambi i casi sarà necessario mantenerla per almeno cinque anni. Tra i criteri prioritari individuati dalla Giunta figurano il rientro dei giovani sardi, i progetti di lavoro e di impresa, il trasferimento delle famiglie e la scelta dei comuni con meno di 5mila abitanti.
L’intervento punta a favorire il ritorno dei giovani che hanno lasciato la Sardegna, sostenere nuove opportunità lavorative e imprenditoriali e contrastare lo spopolamento, incentivando in particolare l’insediamento nei piccoli centri. “Il prossimo passaggio sarà la predisposizione dell’avviso pubblico che definirà le modalità per presentare le domande”, ha spiegato Todde. “Perché partire deve sempre essere una possibilità, ma tornare deve diventare una scelta possibile”, conclude la presidente.
L’iniziativa ha tuttavia riaperto il dibattito politico e sociale sull’efficacia dei sussidi diretti contro lo spopolamento dei comuni dell’Isola, dividendo sia gli ex residenti sia chi in Sardegna ha scelto di restare. Se tra i giovani emigrati c’è chi sottolinea la necessità di riforme strutturali per rendere il mercato del lavoro locale davvero competitivo, all’interno delle comunità locali emerge il timore di una disparità di trattamento nei confronti dei residenti storici.
Sul tema è intervenuta l’opposizione in Consiglio regionale con l’esponente Aldo Salaris, che ha criticato l’impostazione finanziaria della giunta sollecitando un cambio di rotta sulle priorità di spesa. “La Sardegna deve pagare chi resta, non chi va via”, ha contestato il consigliere, sostenendo la necessità di indirizzare le risorse pubbliche verso la rete dei servizi primari e lo sviluppo economico continuativo.
Le riserve del centrodestra
Nel merito della programmazione, Salaris esprime forti riserve sull’opportunità dell’intervento: “La Giunta regionale annuncia lo stanziamento di 56 milioni di euro a contributi fino a 30.000 euro per chi trasferisce la residenza in Sardegna, sottraendo risorse a investimenti strutturali che potrebbero creare lavoro stabile, migliorare i servizi e rendere l’Isola davvero attrattiva. Noi siamo convinti che lo spopolamento si contrasti intervenendo sulle ragioni che spingono le persone a lasciare la Sardegna, non pagando perché qualcuno vi faccia ritorno”.
Secondo il consigliere dell’opposizione, l’attenzione dell’amministrazione dovrebbe concentrarsi prioritariamente sulle attività produttive che già operano nel territorio regionale. “L’obiettivo di un’amministrazione regionale deve essere creare le condizioni perché le persone possano vivere, lavorare e costruire qui il proprio futuro. La scelta di destinare risorse così importanti a questo incentivo, prima ancora di valutarne gli effetti concreti, solleva dubbi sulle priorità della Giunta e sull’efficacia della strategia adottata. C’è anche una questione di equità. Infatti è chi ha scelto di restare in Sardegna, lavorare, fare impresa e investire nel proprio territorio che merita la maggiore attenzione. È necessario sostenere chi già contribuisce alla vita delle nostre comunità con politiche capaci di rafforzare l’economia locale”.
Nel sollecitare interventi sulle criticità strutturali dell’Isola, Salaris richiama i recenti rilevamenti relativi al sistema sanitario sardo: “Per questo occorre affrontare le sfide strutturali, a partire dalla sanità. I dati Agenas sulle prime visite specialistiche sono allarmanti, con la Sardegna che si ferma al 64,3% di prestazioni erogate entro i tempi previsti, registrando un arretramento di quasi quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre diverse altre Regioni italiane che erano in difficoltà migliorano”.
Per quanto riguarda il comparto occupazionale, l’esponente di minoranza individua nella gestione del territorio e nel settore forestale alcune delle direttrici principali per superare la forte stagionalità del mercato del lavoro: “Allo stesso tempo, bisogna creare opportunità di lavoro stabile, superando la stagionalità che caratterizza il settore del turismo con investimenti nell’agricoltura e nell’allevamento, ma soprattutto con la valorizzazione del nostro patrimonio ambientale attraverso Forestas e il potenziamento dei cantieri forestali. Il nostro ambiente naturale è una delle nostre più grandi ricchezze e una delle identità più forti della Sardegna, e può diventare anche un motore di sviluppo e occupazione. Occorre soprattutto diversificare l’economia e sostenere le imprese che generano occupazione durante tutto l’anno, investendo in formazione e infrastrutture. C’è poi la grande sfida di attrarre nuovi investimenti e investitori, lavorando su procedure amministrative più semplici, collegamenti efficienti e condizioni favorevoli per chi vuole fare impresa e creare lavoro duraturo”.
L’analisi dell’opposizione si conclude con un focus sulla tenuta dei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, per i quali il contributo regionale prevede la soglia massima dell’incentivo. “Queste sono le esigenze su cui lavorare, e sono ancora più evidenti nei piccoli comuni. Non basta offrire 30.000 euro per trasferirsi in un paese sotto i 5.000 abitanti se mancano servizi, scuole, assistenza sanitaria e opportunità occupazionali. Il rischio è incentivare un trasferimento senza aver creato le condizioni per garantire una permanenza stabile. La Sardegna non dovrebbe pagare le persone perché tornino, ma diventare una regione in cui convenga restare, tornare e investire. È su questo terreno che la Giunta deve dimostrare la propria capacità di governo, attraverso scelte mirate, servizi efficienti e opportunità concrete, anziché affidarsi a incentivi il cui impatto sullo spopolamento deve ancora essere dimostrato”.
Intanto, l’avviso pubblico che definirà le modalità per presentare le domande e che desterà, in ogni caso, molto interesse, perché si tratta di contributi a fondo perduto.
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