La parola d’ordine del momento è differenziare. Non solo i mercati e i canali di vendita, per mitigare gli effetti delle crisi internazionali, ma anche i formati. Le ultime ricerche in materia disegnano un quadro in divenire, soprattutto all’estero, a cui le imprese vitivinicole sono tenute a fare riferimento. L’attenzione dei consumatori al prezzo, alla sostenibilità ambientale e alla moderazione nell’assunzione di alcolici stanno plasmando il futuro di un comparto che dovrà inevitabilmente adeguarsi alle tendenze predominanti. Una di queste riguarda i contenitori alternativi alla bottiglia di vino da 0,75 litri. Lattine, bag in box, pouche (simili ai sacchetti interni dei bag in box), vetro in dimensioni più piccole. Tra queste, la cosiddetta Jennie, da 0,5 litri, solitamente utilizzate per contenere i vini dolci, a metà strada tra la standard e la mezza bottiglia (0,375 litri), si sta dimostrando un buon alleato nei diversi contesti di consumo, soprattutto in quei Paesi (come Nord America e Nord Europa) dove è forte la richiesta di praticità e risparmio.
La sensibilità del mercato ai formati alternativi
Il mercato americano, il più importante per il settore vino, è particolarmente sensibile a questo tipo di confezioni. Lo sanno bene imprese che da decenni le hanno introdotte, come Radikon, prestigiosa azienda goriziana da 80mila bottiglie annue, che dal lontano 2004 usa il mezzo litro: «Da una necessità nata per un problema tecnico sulla qualità dei sugheri, abbiamo adottato questa bottiglia, constatando negli anni che l’idea era giusta, soprattutto negli Usa», racconta Saša Radikon, co-proprietario dell’azienda di Oslavia, nel Collio. Nessuno sconto sulla qualità dei vini, che è la stessa in tutti i formati prodotti. «Oggi, circa 20mila bottiglie sono da 0,50 litri e non intendiamo cambiare strategia. Anzi, il mercato si è abituato – aggiunge – anche perché una bottiglia da mezzo litro si dimostra perfetta per due persone a tavola».
Una confezione che contiene di fatto 3-4 bicchieri anziché 5-6 e che vince la sfida della modernità «soprattutto per una questione di costo, essendo più piccola e pertanto meno onerosa della 0,75 litri. I consumatori di oggi – sottolinea Radikon – vogliono spendere meno. In molti mercati, negli ultimi anni, per compensare il calo dei consumi si è cercato di ridurre i prezzi a parità di formato da 0,75 litri, mentre come imprese italiane dobbiamo tenere alta la qualità lavorando, semmai, a ridurre i volumi dei contenitori e offrendo un prodotto di alto livello».
Dal formato da un litro ai 50 cl
L’azienda piemontese Elio Perrone, 300mila bottiglie per oltre il 60% esportate, commercializza circa 5mila bottiglie di Barbera d’Asti superiore Docg da mezzo litro, assieme ad altre 18mila circa da un litro. Una vera e propria sfida. «Abbiamo iniziato con quella da un litro e poi abbiamo prodotto anche il mezzo, perché più adatto al consumo per due persone al ristorante», spiega il proprietario Stefano Perrone. Attualmente, questo vino è venduto in Italia e nel Nord Europa nel solo canale Horeca e non in Gdo: «Se guardo al futuro, ritengo che i trend attuali del consumo possano condurre a una riduzione del contenuto delle bottiglie. E proprio quella da mezzo litro potrebbe essere inserita tra i formati del futuro, essendo tra l’altro meno costosa in un periodo di rincari del vino al ristorante».

Elio Perrone – vigneti
Il peso delle lattine
Cantine Sgarzi è tra i leader del segmento in lattina. La realtà emiliano-romagnola, da 18 milioni di bottiglie a cui si aggiungono 40 milioni di pezzi in lattina (dato 2025), prevede un deciso incremento di questa specifica produzione in alluminio, fino a 70 milioni di pezzi entro il 2026, grazie ad alcune importanti commesse per il mercato estero. «Dopo il vetro – spiega Francesca Sgarzi, marketing manager della società del Bolognese – la richiesta più alta è sull’alluminio, vale a dire le lattine; poi vengono tetrapack e bag in box. Oggi, in sostanza, il consumatore ha sempre più bisogno di scegliere tra una gamma più vasta di soluzioni»
In questo quadro, secondo Sgarzi, anche il formato in vetro da mezzo litro avrà un trend positivo in futuro: «Dal lato del consumatore, offre convenienza in una fase di crisi economica, assieme alla facilità nel riciclo; dal lato del distributore, garantisce meno giacenze in magazzino, perché il ricambio merce è più rapido. Riteniamo, pertanto, che per le aziende sia un trend da seguire con attenzione e da cavalcare, perché pur avendo un’incidenza dei costi di produzione più elevata della bottiglia da 0,75 litri il formato da mezzo litro riesce nel complesso a generare maggiori volumi di vendita».

Confezionamento lattine – foto Cantine Sgarzi
Cantine Sgarzi, che ha progressivamente alleggerito il peso delle proprie bottiglie, comunica di aver registrato un aumento negli ultimi anni delle richieste di formati alternativi per il vino (da 187 millilitri in su). «Sempre più persone al ristorante, ma anche al supermercato, chiedono contenitori più piccoli», prosegue Sgarzi, ricordando la strategicità di questi prodotti dagli aeroporti fino ai casinò, in mercati che vanno dall’Europa, in particolare Scandinavia, al Giappone. Bottiglie in cui entrano anche ready to drink a base vino firmati Sgarzi o wine spritz a basso tenore alcolico, soprattutto in primavera ed estate.
Il bag in box: la case history Sfuso Buono
La ricerca di alternative è dimostrata anche dal successo di Sfuso Buono: il progetto della giovane imprenditrice Alessandra Costa che in cinque anni è cresciuto in modo esponenziale. Il sistema è facile, come ha spiegato lei stessa al Gambero Rosso: «Noi forniamo alle cantina la sacca vuota, il cartone e l’etichetta. Loro ci mettono dentro il vino e, poi, noi lo vendiamo». La vendita b2c avviene tramite e-commerce e riguarda il 70% del prodotto, ma c’è una quota del 30% che va in Horeca: «Una quota, quest’ultima, che continua a crescere e che è stata una sorpresa anche per noi». La spiegazione? Vini leggeri ma di qualità, prezzi corretti, formato facile. E anche se si va nella direzione opposta alla mezza bottiglia, si gioca sul concetto di sostenibilità, risparmio e conservazione: «I prezzi si si aggirano sui 25 euro più o meno a cartone, ma il contenuto è quello di quattro bottiglie. Ed è anche riciclabile. In più la sacca col sottovuoto non fa passare l’aria e questo è un vantaggio rispetto al vetro: una volta aperto si può continuare a bere il vino anche per un mese».
Gli ultimi trend in una ricerca dell’Università dell’Arkansas
Una conferma di tale apertura del pubblico verso i nuovi contenitori e dell’avanzata di quelli alternativi arriva da un recente studio del Dipartimento agricoltura dell’Università dell’Arkansas, pubblicato sulla rivista Cleaner and Responsible Consumption in questa primavera 2026. In tema di packaging del vino, il materiale preferito resta il vetro, ma allo stesso tempo ci sono grandi potenzialità per altri materiali e formati, in un contesto in cui gli aspetti della sostenibilità delle produzioni sono decisamente più importanti. La ricerca, intitolata Perceptions and preferences of U.S. wine consumers: Glass vs. alternative packaging, è stata condotta su un campione di 2mila consumatori statunitensi di vino. Esplora il gusto dei clienti nel canale al dettaglio (non la ristorazione). Ed è importante anche per le imprese del vino made in Italy, che in quel mercato – seppure con maggiori difficoltà dopo l’introduzione dei dazi all’import da parte dell’amministrazione Trump – vendono ogni anno circa 1,8 miliardi di euro di vino, investendo decine di milioni di euro in attività di Promozione coi bandi Ocm.
L’evoluzione dei contenitori
La recente evoluzione dei contenitori, si legge nello studio americano, ha fatto sì che il vetro sia affiancato da altri materiali: involucri di carta, bag in box, polietilene tereftalato (il pet), contenitori flessibili e pieghevoli (pouch) e anche le lattine in alluminio. Rispetto a questi formati, sotto la lente dei ricercatori dell’Arkansas è finita la disponibilità ad acquistare 0,75 litri di vino in diversi formati. Lo studio ha evidenziato come, in generale, i consumatori siano disposti a pagare di più per il vino contenuto nel vetro.
L’importanza della sostenibilità e l’avanzata dell’alluminio
Interessante l’esito in materia di sostenibilità. I consumatori sono stati divisi in quattro gruppi. Uno ha ricevuto informazioni sull’impronta di carbonio degli imballaggi, un secondo sul riciclo, un terzo gruppo su entrambi gli aspetti e, infine, un quarto gruppo non ha ricevuto alcuna informazione. Risultato: senza informazioni su impronta carbonica e riciclo, i formati alternativi per il vino hanno raggiunto una percentuale di gradimento più bassa (27,2%). Al contrario, tale quota è risultata la più alta in presenza di informazioni sull’impronta di carbonio (34,4 per cento). Secondo i ricercatori dell’Arkansas, è chiaro che «educare i consumatori sui benefici ambientali degli imballaggi alternativi potrebbe favorire un incremento del loro uso nel vino, e dare un notevole contributo al passaggio verso pratiche più sostenibili».
Nel complesso, dopo il vetro, l’alluminio è risultato il materiale preferito da tutti i gruppi di consumatori per fasce d’età, seguito dal pet. All’ultimo posto, le bag flessibili. La sola categoria dei millennial ha dichiarato di essere disposta a pagare il prezzo più basso per il vino contenuto in pet, ovvero 17,12 dollari.
Vantaggi e svantaggi dei formati alternativi
I contenitori alternativi presentano vantaggi ambientali evidenti. Alluminio, pet, contenitori flessibili (pouche) hanno un’impronta carbonica inferiore tra 50% e 75% rispetto al vetro. L’energia per produrli e trasportarli è nettamente inferiore. Tuttavia, ricordano i ricercatori dell’Arkansas, ci sono anche svantaggi, se è vero che a materiali diversi dal vetro corrisponde una percezione qualitativa differente. Accade soprattutto tra i consumatori italiani per i quali (citando una ricerca dell’Università di Milano del 2022) i contenitori diversi dal vetro sono associati a prodotti di qualità inferiore. Sul lato marketing, inoltre, questo tipo di imballaggi, diversamente dal vetro, non è trasparente e quindi limita la visibilità del prodotto.
L’ascesa delle “Jennie” nel mondo. Italia pigra
Lo studio americano ha confermato la rottura progressiva degli schemi classici. Da diversi anni, negli Stati Uniti ma anche in Francia (Loira) e Germania, il vetro da mezzo litro sta facendo da traino (assieme ad altri contenitori) a un rinnovamento connesso ai valori del consumo moderato, della sostenibilità e del risparmio economico, spinto dai nuovi stili di vita dei più giovani. Se, però, ci chiediamo quanto l’Italia stia seguendo i trend e se questi si possano intravedere in qualche modo nei numeri, per ora sembrerebbe tutto in stallo. Almeno sulle Jennie. Sentita dal settimanale Trebicchieri, l’Assovetro (associazione nazionale aderente a Confindustria che riunisce i produttori di vetro, per un giro d’affari da 3 miliardi di euro) rileva che «attualmente il mercato del vetro non vede grandi cambiamenti nel settore delle bottiglie da mezzo litro». Probabilmente, come già accaduto in passato, è solo questione di tempo.
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Gianluca Atzeni
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