Anche quest’anno Agricastrum si conferma come uno degli appuntamenti più interessanti nel panorama delle manifestazioni agricole siciliane. Il successo e l’originalità di Agricastrum non nascono da un grande apparato organizzativo o da un programma calato dall’alto, nascono dalla volontà, dall’entusiasmo e dalla capacità di un gruppo di giovani di immaginare un’agricoltura diversa e, soprattutto, di costruire un luogo nel quale questa idea possa essere raccontata, discussa e condivisa.
Agricastrum non è soltanto una manifestazione agricola. È un modello organizzativo, culturale e a favore della restanza. È la dimostrazione che, quando i giovani decidono di mettersi insieme, di progettare e di assumersi responsabilità, possono costruire qualcosa di importante per il proprio territorio.
In questi tre giorni Agricastrum ha mostrato il suo volto tecnologico. Abbiamo potuto conoscere e ammirare un patrimonio tecnico straordinario: macchine, strumenti e soluzioni legate all’agricoltura 4.0, alla digitalizzazione, alla sensoristica, alla meccanizzazione e all’agricoltura di precisione. Tecnologie che ci indicano una direzione precisa: l’agricoltura sta cambiando. E sta cambiando molto più velocemente di quanto spesso immaginiamo. “Prima ancora che qualcuno possa dire che “l’agricoltura è morta”, che non ci sono più giovani, che non c’è più interesse e che quindi c’è poco da festeggiare,- dice io Giuseppe Guarino – vorrei guardare esattamente nella direzione opposta”. Naturalmente un sentito grazie va dato alle aziende che hanno partecipato ad Agricastrum sostenendo spese sia di trasporto che di vitto e alloggio.
I giovani di Agricastrum hanno espresso la loro intelligenza, la loro capacità organizzativa, ma soprattutto l’affermazione che l’agricoltura non muore, ma si rigenera. Guardiamo la loro curiosità davanti alle nuove tecnologie, al loro interesse, le domande che fanno, la voglia di conoscere e di sperimentare. Questa presenza è già una risposta. È la dimostrazione che non siamo davanti alla fine dell’agricoltura. Siamo davanti, piuttosto, alla necessità di reinterpretarla.
Un’agricoltura che mantiene la sua funzione produttiva — perché senza produzione non esiste agricoltura — ma che contemporaneamente diventa cultura, innovazione, tutela del territorio, qualità, identità e capacità di creare valore. Per noi siciliani questo significa qualcosa di ancora più importante. La terra non è soltanto un fattore produttivo. È storia, paesaggio, cultura, memoria, identità. E proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di costruire una nuova idea di agricoltura. Un’agricoltura capace di guardare al futuro senza rinnegare il proprio passato. Naturalmente conosciamo benissimo le difficoltà che attraversa oggi il settore.
Le abbiamo ascoltate nel corso del convegno dell’ultimo giorno: i prezzi che spesso non remunerano il lavoro degli agricoltori, l’aumento dei costi di produzione, il carburante, le difficoltà nel reperire alcuni prodotti e mezzi tecnici, l’accesso al credito, la complessità della burocrazia e un sistema amministrativo che troppo spesso sembra chiedere all’agricoltore più tempo per compilare carte che per lavorare la terra, problematiche presentate da Giuseppe Guarino nel corso della presentazione delle relazioni.
Sono problemi reali. E nessuno vuole nasconderli. Ma proprio per questo dobbiamo chiederci se la risposta debba essere soltanto quella di aspettare un aiuto, un ristoro, un contributo. Io credo di no. La risposta deve essere anche nella capacità degli agricoltori di organizzarsi, di fare rete, di costruire filiere, di innovare e di diventare interlocutori forti e autorevoli. Perché un settore frammentato può essere ascoltato poco. Un settore che si organizza, che conosce i propri problemi e che presenta proposte concrete, può invece diventare un interlocutore capace di confrontarsi con la politica, con le istituzioni e con il mondo economico.
Dobbiamo imparare “a stare insieme” e questo è stato il monito di Giuseppe Guarino. “Dobbiamo condividere idee, esperienze e progetti. A presentarci in tutti gli ambienti istituzionali non soltanto per chiedere, ma anche per proporre. Perché dobbiamo testimoniare che dietro l’agricoltura non c’è soltanto la richiesta di un sostegno”. Dietro Agricastrum c’è un progetto di futuro. E vorrei sfatare anche un’altra parola che troppo spesso accompagna il racconto dell’agricoltore: eroe. Smettiamola di dire che l’agricoltore è un eroe perché continua a lavorare nonostante le difficoltà. L’agricoltore non vuole essere un eroe, vuole essere, viceversa, un professionista. Pretende che il suo lavoro sia riconosciuto, remunerato e rispettato. Vuole poter programmare il futuro della propria azienda.
Concetti ribaditi nel corso del convegno nel quale sono intervenuti: il Sindaco del Comune di Castronovo di Sicilia, Vitale Gattuso; il Presidente del Libero Consorzio di Agrigento, Giuseppe Pendolino; l’assessore alle Attività Produttive del Comune di Lercara Friddi, Ciro Caltabellotta; il vicesindaco di Castronovo di Sicilia, Domenico Madonia; Vito Mercadante dell’Assessorato all’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea e l’animatore territoriale Tonino Ceraolo. Le relazioni sono state tenute da: Sergio Marchi, Direttore generale dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che ha presentato l’attività e le opportunità offerte dall’Ente.
L’altra relazione è stata tenuta da Luigi Pasotti, Dirigente del SIAS, Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano. Il SIAS è una struttura che fa capo all’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana. Le sue principali attività e funzioni riguardano: Monitoraggio meteo-climatico: bollettini e previsioni, banca dati storici.
Al convegno ha partecipato anche Edy Tamaio, Assessore regionale alle Attività Produttive, il quale si è compiaciuto per la manifestazione che di anno in anno cresce e vuole fare di Agricastrum un appuntamento internazionale. Inoltre, riguardo alle proposte dei giovani, verranno ascoltati nel corso di una audizione presso la Commissione regionale alle Attività Produttive.
Il convegno è stato monitorato dal giornalista Mario Liberto, Direttore della testata giornalistica “Sicilia Agricoltura”.
Il sogno di Giuseppe Guarino è quello di consegnare ai propri figli non soltanto una terra, ma un’impresa agricola capace di produrre reddito, innovazione e dignità. “Agricastrum deve continuare a essere questo: un luogo dove si parla di agricoltura senza piangersi addosso. Un luogo dove si raccontano le difficoltà, ma soprattutto si cercano soluzioni. Un luogo dove la tecnologia incontra la terra. Dove i giovani incontrano gli agricoltori. Dove l’esperienza incontra l’innovazione. Dove la tradizione non viene considerata un ostacolo al futuro, ma una risorsa sulla quale costruirlo. Ecco perché questa quinta edizione non deve essere considerata semplicemente un punto di arrivo. Deve essere un punto di partenza. Un punto di partenza per una nuova stagione. Una stagione nella quale la Sicilia agricola possa tornare a credere nelle proprie possibilità, nella propria biodiversità, nei propri territori e soprattutto nei propri giovani. E allora permettetemi, prima di concludere, una piccola provocazione. Chi non è d’accordo con questa idea, chi pensa che il futuro non appartenga più all’agricoltura, chi crede che i giovani non abbiano più interesse per la terra”.
Non perché i giovani di Agricastrum non vogliano ascoltare le opinioni diverse. Ma perché qui, ad Agricastrum, hanno scelto di costruire il loro futuro. Per chi invece vuole continuare a credere, a progettare, a innovare e a lottare per l’agricoltura, c’è ancora molto da fare.
Ed ancora: “Noi preferiamo restare qui. Qui dove si parla di futuro”. Grazie ad Agricastrum e ai giovani, grazie agli agricoltori, e grazie a tutti coloro che hanno scelto di esserci. Ha concluso Giuseppe Guarino: “Perché l’agricoltura non è finita. L’agricoltura sta cambiando. E il futuro, se avremo il coraggio di costruirlo, può ancora essere nostro”.
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