Golden Gala da applausi per l’Italia – JUORNO.it / IL GIORNO


Altro che rivalità Francia-Italia. In questi giorni Parigi guarda gli azzurri del tennis con curiosità, rispetto e perfino un po’ d’invidia. Il Roland Garros, a cinquant’anni dalla vittoria di Adriano Panatta, è diventato una piccola capitale italiana: Cobolli e Arnaldi pronti a sfidarsi per un posto in finale, Errani e Vavassori ancora campioni nel doppio misto, il pubblico francese conquistato da una generazione che non sembra più vivere di fiammate isolate, ma di sistema, continuità e spirito di gruppo.

Il calcio italiano può guardare ai Bleus per organizzazione, programmazione e coraggio sui giovani. Il tennis francese, oggi, guarda all’Italia e si chiede come sia stato possibile costruire un movimento così profondo, competitivo e riconoscibile.

Errani e Vavassori fanno il bis

Sara Errani e Andrea Vavassori hanno confermato il titolo del doppio misto alla Porte d’Auteuil, battendo in rimonta Gabriela Dabrowski ed Evan King con il punteggio di 4-6, 6-3, 10-4.

Non è stata una passeggiata. Gli azzurri hanno perso il primo set, poi hanno cambiato passo, ritrovando intensità, intesa e precisione nei momenti decisivi. Nel super tie-break hanno imposto il loro ritmo e chiuso una finale che consegna al tennis italiano un altro successo pesante.

Per Errani e Vavassori è il secondo titolo consecutivo al Roland Garros nel doppio misto. Un risultato che conferma la forza di una coppia ormai tra le più solide del circuito.

Il segreto? Un gruppo che si aiuta

In sala stampa, con il trofeo accanto, Errani ha risposto alla domanda più inevitabile: qual è il segreto del tennis italiano?

La risposta è stata semplice e forse proprio per questo convincente. Non ci sono formule magiche. C’è un gruppo di persone che ama il tennis, in cui ognuno aiuta l’altro. C’è un ambiente che non vive soltanto di risultati individuali, ma di relazioni, sostegno reciproco, condivisione.

Vavassori ha aggiunto un elemento importante: le relazioni umane contano moltissimo. Viaggiare insieme, allenarsi insieme, cenare insieme, sostenersi fuori dal campo. Nel tennis, sport individuale per definizione, l’Italia ha costruito una forza collettiva.

La Federtennis e il lavoro dal basso

Vavassori ha indicato anche il ruolo della Federtennis, parlando di un lavoro “incredibile”. Ha citato SuperTennis, la possibilità di vedere partite in chiaro, ma anche la rete dei tornei challenger che consente ai giovani italiani di giocare senza dover andare subito all’estero, restando vicini a famiglia, scuola, tecnici e club.

È uno dei punti decisivi del modello italiano: moltiplicare le occasioni competitive, costruire un percorso per i giovani, collaborare con allenatori privati e circoli, creare un ecosistema nel quale il talento non sia lasciato solo.

Il risultato si vede a Parigi. Non c’è soltanto Jannik Sinner. Ci sono Cobolli, Arnaldi, Musetti, Darderi, Paolini, Errani, Vavassori e tanti altri. C’è una profondità che il tennis italiano non aveva mai avuto in questa forma.

Cobolli-Arnaldi, il derby che vale la finale

Domani il centrale Philippe-Chatrier parlerà ancora italiano. Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi si giocheranno una semifinale storica: comunque vada, un azzurro sarà in finale al Roland Garros.

Cobolli arriva dalla grande rimonta contro Felix Auger-Aliassime. Arnaldi dalla vittoria nel derby con Matteo Berrettini, chiuso purtroppo dal ritiro del romano per un nuovo problema muscolare.

È una semifinale che ha il sapore della prima volta per entrambi. Due coetanei, due percorsi diversi, due ragazzi cresciuti dentro lo stesso movimento. Uno romano, l’altro sanremese. Uno più istintivo e travolgente, l’altro solido, resistente, capace di stare dentro la partita con lucidità.

Panatta consegnerà la Coppa

Domenica, alla finale maschile, ci sarà anche un filo di memoria. A consegnare la Coppa dei Moschettieri sarà Adriano Panatta, l’unico italiano ad aver vinto il Roland Garros, nel 1976.

Cinquant’anni dopo, un italiano proverà a raccogliere quella eredità. Alla vigilia del torneo molti immaginavano che il candidato naturale fosse Sinner. La sua uscita di scena è stata una delusione, ma il movimento azzurro ha risposto nel modo più forte: portando comunque un italiano in finale.

È forse questa la prova definitiva della crescita italiana. Non dipendere più da un solo campione. Avere alternative. Avere profondità. Avere una generazione intera che si sente autorizzata a sognare.

Berrettini guarda a Wimbledon

Nel giorno della festa, resta anche l’amarezza per Matteo Berrettini, costretto al ritiro contro Arnaldi. Il romano ha parlato di un dolore forte e della speranza di non doversi fermare a lungo.

Il suo obiettivo è Wimbledon, il torneo che più di ogni altro può riaccendere il suo tennis. Ma il nuovo stop pesa, perché arriva proprio mentre Berrettini sembrava aver ritrovato ritmo, fiducia e sensazioni positive.

La sua vicenda resta il lato fragile di questa stagione azzurra: il talento c’è, il cuore pure, ma il corpo continua a chiedergli conti durissimi.

Errani pensa già a Jasmine e all’erba

Anche Sara Errani guarda avanti. Dopo il trionfo nel misto con Vavassori, l’idea è tornare a giocare il doppio femminile con Jasmine Paolini a Wimbledon, se le condizioni fisiche della compagna lo consentiranno.

Errani continua a essere una delle figure più preziose del tennis italiano: esperienza, intelligenza tattica, spirito competitivo, capacità di trasformare ogni partita in una lotta. Il suo percorso dimostra che la longevità sportiva non è solo resistenza fisica, ma anche amore profondo per il gioco.

La Repubblica del tennis

Oggi l’Italia vista da Parigi sembra davvero una Repubblica fondata sul tennis. Non per retorica, ma per ciò che accade in campo: titoli Slam, semifinali, finali, giovani che crescono, veterani che resistono, coppie che vincono, un pubblico internazionale che applaude.

La presunta rivalità con la Francia, spesso alimentata più dai luoghi comuni che dalla realtà, qui non si vede. Appena varcate le Alpi, Parigi si mostra innamorata dell’Italia. Della sua energia, dei suoi giocatori, della sua capacità di rendere il tennis una storia collettiva.

Il Roland Garros 2026 non è ancora finito, ma una cosa l’ha già detta: il tennis italiano non vive più di episodi. È diventato un movimento. E quando un movimento arriva a Parigi con questa forza, anche i francesi si fermano ad applaudire.


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 Anna Buono

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