Negli Stati Uniti gli investimenti affiliati nei portafogli delle compagnie vita hanno raggiunto 413 miliardi di dollari nel 2025, il doppio rispetto al 2020. Sullo sfondo, indagini della SEC, inchieste federali e premi D&O in salita segnalano una fase di crescente attenzione sul settore
La crescita del private credit nei bilanci delle compagnie assicurative vita statunitensi è ormai un fenomeno strutturale, non una tendenza marginale. Negli ultimi dieci anni i grandi gestori di asset alternativi hanno individuato nel settore assicurativo un canale naturale per impiegare masse consistenti di capitale, acquisendo partecipazioni in compagnie vita e indirizzandone progressivamente i portafogli verso strumenti finanziari originati o distribuiti da società appartenenti allo stesso gruppo. Il risultato è misurabile: secondo i dati AM Best, nel 2025 le compagnie statunitensi hanno dichiarato investimenti infragruppo per 413 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2020, pari a circa il 7% dei 6.000 miliardi complessivamente investiti dagli assicuratori vita e dalle compagnie specializzate nelle rendite.
L’accelerazione più recente è documentata da un’analisi del Wall Street Journal, che ha rilevato una crescita del 22% degli asset affiliati detenuti da sei compagnie vita collegate a gruppi di private equity nell’ultimo anno, per un totale di 127 miliardi di dollari. Tra i casi più significativi figura American Equity Investment Life Insurance, il cui portafoglio di investimenti affiliati è passato da 450 milioni di dollari nel 2023 a 6,5 miliardi nel 2025, dopo l’acquisizione da parte di Brookfield Wealth Solutions. Anche Athene, controllata da Apollo Global Management, ha aumentato l’esposizione verso asset collegati fino a 52 miliardi di dollari – circa 12 miliardi in più rispetto all’anno precedente. In alcune realtà la quota è ancora più concentrata: è il caso di Security Benefit Life, dove oltre un terzo degli investimenti risulta classificato come affiliato.
La composizione di questi portafogli merita attenzione. Un’analisi AM Best pubblicata a dicembre ha rilevato che il 56% degli investimenti affiliati viene classificato come obbligazionario – il nucleo dei portafogli assicurativi, quello che copre gli impegni verso gli assicurati. La maggior parte di queste esposizioni è rappresentata da titoli garantiti da attività finanziarie, strutture più complesse rispetto ai tradizionali prestiti aziendali comunemente detenuti da altre compagnie. Kevin Clark, chief accounting specialist presso la Iowa Insurance Division, ha osservato che «la maggior parte dell’aumento degli investimenti affiliati negli ultimi anni è stata registrata tra gli assicuratori che collaborano con gestori patrimoniali affiliati dotati di maggiori capacità dirette di origination del credito».
I sostenitori del modello ne sottolineano i vantaggi competitivi. Durante una recente conferenza, Michael Pagano, responsabile della gestione dei clienti assicurativi terzi di Apollo, ha citato il collocamento nel 2024 di 11 miliardi di dollari di debito legato a uno stabilimento Intel in Irlanda come esempio della capacità del gruppo di aggregare investitori istituzionali attorno a operazioni di grande scala, difficilmente accessibili a singole compagnie. Le società con una significativa presenza di asset affiliati sostengono di selezionare esclusivamente investimenti coerenti con gli interessi degli assicurati, e Security Benefit ha dichiarato che tutte le operazioni con parti correlate vengono effettuate «a condizioni di mercato e tra soggetti indipendenti».
Tuttavia, è proprio sul piano della trasparenza e della correttezza valutativa che si concentrano le preoccupazioni più acute. Il settore del private credit è attraversato da una crescente ondata di richieste di riscatto da parte di investitori preoccupati per la salute dei portafogli crediti, che alcuni ritengono non accuratamente valorizzati. A pesare sono anche le esposizioni verso società tecnologiche – in particolare nel comparto software – che il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale potrebbe rendere obsolete. «C’è un rischio più acuto in questo momento, e non si sa come si manifesterà», ha detto David Guild, responsabile delle linee finanziarie dell’assicuratore MSIG USA. Il mese scorso il CEO di Apollo, Marc Rowan, ha riconosciuto la necessità di maggiore trasparenza sui valori dei fondi e ha annunciato che la società prevede di offrire una valorizzazione giornaliera per i propri fondi di private credit entro la fine di settembre.
Nel frattempo si moltiplicano le azioni legali e regolamentari. I procuratori federali stanno indagando sulle pratiche di valutazione di un fondo di private credit di BlackRock che aveva sorpreso gli investitori con una brusca svalutazione del portafoglio crediti. La SEC ha aperto indagini di enforcement su diversi grandi gestori del settore, e i regolatori hanno verificato l’esposizione delle banche verso l’industria. Un’ondata di cause legali legate al private credit ha fatto seguito al collasso di alcune società in cui è stata contestata la frode. Josh Naftalis, partner dello studio Pallas Partners ed ex procuratore nell’ufficio del procuratore federale di Manhattan, prevede che «la storia del private credit continuerà», con ulteriore contenzioso e scrutinio regolatorio all’orizzonte.
Le conseguenze si stanno già riflettendo sul mercato assicurativo delle polizze directors-and-officers. Gli assicuratori che coprono executive e consigli di amministrazione si stanno preparando a un’ondata di richieste di risarcimento e azioni regolamentari nel settore del private credit, con alcuni operatori che hanno già avviato aumenti dei premi. Secondo William Fahey, managing director di Marsh, i premi per i rinnovi delle polizze D&O nel segmento che copre private credit e private equity sono aumentati del 3% nel primo trimestre rispetto all’anno precedente – a fronte di una sostanziale stabilità per le società quotate. Diversi dirigenti del settore assicurativo stimano che nel breve periodo potrebbero registrarsi aumenti a doppia cifra, con un contestuale irrigidimento delle condizioni di copertura per i rinnovi e le nuove polizze.
La Banca dei Regolamenti Internazionali ha già evidenziato, in un rapporto dell’ottobre scorso, che «le società collegate al private equity possono affrontare conflitti di interesse» perché incentivate a indirizzare il capitale degli assicuratori verso investimenti da esse stesse originati. Secondo Josh Esterov, responsabile della ricerca sul settore assicurativo presso CreditSights, le operazioni affiliate possono generare vantaggi per entrambe le parti purché l’assicuratore mantenga una solida capacità di gestione del rischio e autonomia decisionale: in assenza di tali presidi, il rischio è che il gestore sia spinto ad aumentare continuamente la produzione di nuovi investimenti destinati al bilancio assicurativo. Regolatori e agenzie di rating continuano a monitorare un fenomeno che sta modificando in modo significativo la struttura degli investimenti assicurativi negli Stati Uniti, e la direzione del prossimo ciclo regolatorio sarà probabilmente più stringente di quella attuale.
L’articolo Assicurazioni vita e private credit: cresce l’esposizione infragruppo mentre si addensano rischi legali e regolatori proviene da Intermedia Channel.
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