Recuperare ciò che esiste, evitando qualsiasi tipo di demolizione e ricostruzione: nasce da questo principio l’idea vincitrice del concorso bandito lo scorso agosto da ADISU Puglia per la trasformazione degli ex uffici regionali di via Celso Ulpiani e dell’Hotel Campus di Bari in residenze universitarie.
Aggiudicato dallo studio toscano Colucci&Partners – in team con Esse Ingegneria, arch. Emilia Pellegrino, Engiserv Società di Ingegneria, Maria Serafina Gaudiano (geologa) e l’ing. Angela Martino – il concorso rappresenta il primo tassello del programma “Puglia Regione Universitaria”, attraverso il quale ADISU punta a incrementare l’offerta di alloggi per studenti e ricercatori e a costruire spazi capaci di favorire il diritto allo studio, la vita collettiva e la relazione con la città.
Un linguaggio architettonico unitario definisce i due edifici profondamente diversi, intervenendo sulle facciate e ripensando gli alloggi attraverso moduli abitativi flessibili. Le operazioni di addizione e sottrazione volumetrica diventano, così, lo strumento per migliorare la qualità degli spazi, senza però rinunciare alla riconoscibilità delle strutture esistenti.
Partendo dal rispetto dei vincoli urbanistici – che escludevano qualsiasi tipo di ampliamento – il progetto per l’ex Regione lavora per sottrazione, ricavando nuove logge e un ingresso coperto senza modificare il volume dell’edificio. Altro discorso, invece, per l’Hotel Campus, dove la disponibilità di volumetrie residue ha consentito un limitato ampliamento sui fronti nord e sud. Qui, infatti, un nuovo telaio di facciata regolarizza le geometrie esistenti e introduce spazi esterni per gli alloggi, conferendo maggiore profondità e uniformità all’insieme.
Al progetto architettonico si aggiunge l’attenzione agli spazi aperti, con il ripensamento integrale delle aree pertinenziali, reimmaginate come un sistema continuo di percorsi ciclopedonali che collegano i due edifici, estesi verso il campus universitario e le altre residenze studentesche.
Non solo valorizzazione del patrimonio esistente, dunque, ma anche miglioramento delle prestazioni funzionali e strutturali, riduzione di impatto ambientale e volontà di creare un sistema abitativo flessibile e replicabile sono gli elementi che hanno convinto la giuria a posizionare il progetto sul gradino più alto del podio.
Il continuum interno/esterno
La relazione tra interno ed esterno rappresenta il principio organizzativo di tutto l’intervento.
Definendo quattro gradi di separazione tra gli ambienti, il progetto articola in modo chiaro la transizione tra spazi pubblici, semi-pubblici e privati, garantendo al tempo stesso flessibilità funzionale, sicurezza e qualità dell’abitare.
Tutte le funzioni collettive vengono collocate come estensione diretta dello spazio urbano e del campus, a partire dai piani terra e seminterrato dell’Hotel, trasformati in ambienti permeabili, attraversabili e aperti alla città, lasciando spazio a piazza, bar, biblioteca e sala studio. In particolare, il seminterrato assume un ruolo centrale come spazio pubblico attrezzato, capace di accogliere attività collettive e di ampliare le possibilità di uso anche oltre la comunità studentesca.
La continuità tra edificio e città è rafforzata ulteriormente da un sistema di percorsi ciclopedonali che attraversa e connette il complesso, estendendosi oltre i confini del campus. All’interno di questa struttura porosa, la distribuzione delle funzioni segue un chiaro gradiente di privacy: gli spazi più riservati – come gli alloggi e i servizi associati – sono collocati ai livelli superiori e protetti da sistemi di controllo degli accessi, garantendo sicurezza e qualità della vita quotidiana.
Parallelamente, il modulo abitativo flessibile consente di mantenere un elevato numero di posti letto con tipologie semplici e ripetibili, favorendo la possibilità di aggregazione e riconfigurazione degli spazi in base alle esigenze gestionali.
Gli spazi esterni pertinenziali vengono ridisegnati con l’introduzione di pavimentazioni drenanti e prato armato per parcheggi e aree di sosta, definendo la chiara distinzione tra percorsi carrabili e pedonali, mentre le nuove aree verdi, progettate con specie autoctone e a bassa manutenzione, rafforzano ulteriormente il legame con il contesto climatico e paesaggistico.
Anche gli interni contribuiscono a definire questa continuità tra dentro e fuori: le camere privilegiano la luce naturale e la relazione visiva con l’esterno; gli spazi comuni, invece, sono pensati in continuità percettiva, con superfici trasparenti e ambienti flessibili che favoriscono socialità e interazione.
L’involucro edilizio, grazie al nuovo sistema a telaio, diventa elemento attivo di questo dialogo, generando profondità di facciata, balconi e porticati che estendono lo spazio abitativo verso l’esterno, offrendo ombra, comfort e nuove soglie di relazione tra edificio e città.
Innovare l’esistente
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la soluzione strutturale adottata per la riqualificazione dei due edifici. Dopo un’analisi preliminare che evidenziava le criticità legate alle geometrie esistenti e al comportamento sismico delle strutture, i progettisti hanno optato per l’inserimento di un esoscheletro in acciaio.
Applicato a entrambi i corpi di fabbrica, il nuovo sistema lavora come una struttura esterna capace di migliorare in modo significativo le prestazioni statiche e sismiche degli edifici, rendendo più regolare e controllabile la loro risposta alle sollecitazioni.
Oltre che efficace soluzione tecnica, l’esoscheletro diventa anche parte integrante del progetto architettonico, e contribuisce a definire l’immagine unitaria del complesso e il nuovo disegno delle facciate, diventando dispositivo attraverso cui il progetto affronta simultaneamente temi di sicurezza, trasformazione e identità. Se negli ex uffici regionali, il telaio esterno risolve le vulnerabilità emerse durante le verifiche strutturali senza alterare la volumetria esistente, nell’Hotel Campus accompagna la regolarizzazione delle sagome e permette di superare le irregolarità presenti sia in pianta che in elevazione.
Un restyling che punta al nZEB
Dal punto di vista energetico, il complesso è pensato come un sistema intelligente e controllabile, capace di adattarsi ai diversi usi e di garantire comfort, qualità dell’aria e sicurezza, ottimizzando nel tempo i consumi e la gestione quotidiana.
Il progetto di ristrutturazione punta a trasformare l’edificio in una struttura ad altissima efficienza energetica, fino al livello nZEB, con un approccio attento sia alla sostenibilità ambientale che alla gestione economica nel tempo. Una parte rilevante del fabbisogno energetico sarà, infatti, coperta da fonti rinnovabili, così da diminuire in modo significativo la dipendenza da energia esterna.
Il progetto prevede, inoltre, l’introduzione di sistemi per recupero e riutilizzo delle acque piovane, finalizzati alla riduzione degli sprechi e al miglioramento dell’efficienza complessiva del sistema edificio.
Grande attenzione, infine, nella scelta dei materiali, orientata a soluzioni a basso impatto ambientale e provenienti da filiere riciclate o locali, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ambientale lungo tutto il ciclo di vita dell’intervento.
I disegni di progetto
Graduatoria definitiva
- 1° classificato: Esse Ingegneria Srl (Mandataria) · Colucci & Partners Architettura (Mandante) · Arch. Emilia Pellegrino (Mandante) · Engiserv Società di Ingegneria Srl (Mandante) · Geol. Maria Serafina Gaudiano (Mandante) · Ing. Angela Martino (Mandante).
- 2° classificato: ABP Architetti S.R.L. S.T.P. (Mandataria) · ESA Engineering S.r.l. (Mandante) · OPEN Ingegneria S.r.l. società benefit (Mandante) · Geol. Reina Alessandro (Mandante).
- 3° classificato: Arch. Beatrice Comelli (Mandataria) · Studio Tecnico Esseelle Associati (Mandante) · Studio Tecnico C.N.C. S.S.T.P (Mandante) · Geol. Luigi Buttiglione (Mandante) · Arch. Davide Ventrella (Mandante) · HF Srl (Mandante).
- 4° classificato: Manens SpA (Mandataria) · Park Associati S.r.l. (Mandante).
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