Da Saint-Vincent partirà il cambiamento delle case da gioco italiane?


Dal caso Saint-Vincent alla possibile revisione delle regole del settore: controlli, tracciabilità e antiriciclaggio al centro del lavoro degli amministratori giudiziari.

Gli Amministratori Giudiziari nominati dal Tribunale di Torino hanno affiancato in questi giorni l’Amministratore Unico Rodolfo Buat nella gestione dei profili procedurali e organizzativi rilevanti ai fini della prevenzione del riciclaggio di denaro. Sarà un lavoro lungo di almeno un anno, che il giudice dovrà convalidare il 14 luglio prossimo dopo aver sentito le parti. Ma i vertici del casinò non si opporranno.
Anche perché, l’Amministrazione Giudiziaria del Casinò di Saint-Vincent decisa dal Tribunale di Torino non è un atto punitivo. Lo ricordano i giudici nel decreto. “La finalità dell’istituto dell’amministrazione giudiziaria non è, infatti, repressiva ma piuttosto preventiva, volta, cioè, non a punire l’imprenditore che sia intraneo all’associazione criminale, quanto a contrastare la contaminazione antigiuridica di imprese sane, sottoponendole a controllo giudiziario con la finalità di sottrarle il più rapidamente possibile, all’infiltrazione criminale e restituirle al libero mercato una volta depurate dagli elementi inquinanti”.
I fatti sono noti, ma è opportuno ricordarli.

Nel dicembre del 2025 il Tribunale di Aosta dava evidenza di un’indagine che riguardava (e riguarda) false fatturazioni di alcune aziende piemontesi. Il profitto delle operazioni illecite era oggetto di riciclaggio presso il casinò di Saint-Vincent attraverso un cliente in complicità con due funzionari della casa da gioco. Intercettando le persone coinvolte si scopriva un sistema allargato ad altri comportamenti delittuosi di riciclaggio che riguardano altri clienti e alcuni porteur, sempre con la complicità degli stessi funzionari. In particolare, questi clienti portavano ingenti somme di danaro in contanti ben oltre il limite dei 5.000 euro previsti per legge e le cambiavano senza alcuna tracciabilità in fiche.

Si attende la conclusione dell’indagine e l’avvio della fase processuale. Nel frattempo, i vertici della società hanno provveduto al licenziamento dei funzionari  e a sporgere querela anche per altri fatti emersi al di fuori dell’indagine. L’Amministratore Unico Rodolfo Buat ha già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel prossimo processo.
È in questo contesto che il Tribunale di Torino interviene, ritendo opportuno che, al di là delle vicende giudiziarie valdostane, siano creati i presupposti affinché in futuro i fatti delittuosi di riciclaggio avvenuti non si debbano ripetere. Infatti, al di là di alcuni elementi di colpa dei vertici dell’azienda, “la misura richiesta risulta la sola idonea a rimuovere quelle “situazioni tossiche” che hanno creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente a elevato tasso di illegalità. Né si può ritenere che il problema descritto possa essere risolto soltanto rimuovendo le figure apicali dell’ente senza nulla mutare nel sistema organizzativo, giacché altrimenti il sistema illecito sarebbe destinato a perpetuarsi”.

Il primo obiettivo degli amministratori giudiziari sarà quello entro 30 giorni produrre una relazione particolareggiata con gli esiti delle prime verifiche relative al modello organizzativo e gestionale redatto ai sensi del d.lgs. 231/2001, valutando in particolare l’idoneità del modello con riferimento a fatti caratteristici dell’attività di riciclaggio emersi dall’indagine di Aosta: modalità del cambio di contante, identificazioni dei clienti, segnalazioni antiriciclaggio, modalità di ricezione o emissione di strumenti di pagamento tracciati, analisi delle attività e delle fatture dei porteur.
Avranno poi un anno di tempo, attraverso incontri con il management della società, e in particolare attraverso stabili rapporti con gli Amministratori della Società e con il personale direttivo coinvolto nelle aree oggetto di intervento, per svolgere un ampio riesame dei rapporti contrattuali con i porteur, per segnalare le violazioni della normativa antiriciclaggio, verificare la correttezza dei pagamenti tracciati.

Non una semplice attività consulenziale però. “Gli Amministratori Giudiziari eserciteranno direttamente i poteri spettanti all’organo amministrativo e agli altri organi sociali con riferimento” alla revisione del modello organizzativo e al rafforzamento dei presidi di controllo interno ed esterno, anche nominando un organo di controllo e vigilanza autonomo e indipendente.
Ma c’è di più. Gli amministratori dovranno “disporre che il cambio contanti-fiches o viceversa sia effettuato presso le casse di sala e con l’obbligo di identificazione del cliente, annotare l’orario dell’operazione, rilasciando ricevuta”. E poi “consentire il cambio contanti-fiches ai tavoli da gioco previa l’individuazione di un sistema che consenta al croupier di identificare il cliente e verificare se e quanto abbia già cambiato in precedenza, presso altri tavoli o presso le casse”. Infine, “rispettare il limite previsto per legge per il cambio di contanti, cumulando i vari cambi effettuati dalla stessa persona nella medesima giornata/serata”.
Tutto ciò non solo con riferimento al casinò di Saint-Vincent. Infatti, gli amministratori “potranno accedere ad altre case da gioco sul territorio nazionale per acquisire informazioni in merito alle modalità organizzative e operative adottate”.

Siamo alla vigilia di una rivoluzione? Forse no. Ma è probabile che da Saint-Vincent parta una riforma dei casinò italiani.
Il decreto legislativo 231/2007, la normativa quadro italiana per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, prevede ad esempio per i casinò ad esempio all’art. 53, comma 11, l’obbligo di identificazione dei clienti per operazione che raggiungano la soglia dei 2.000 euro. Le case da gioco hanno ritenuto la disposizione parzialmente sospesa, alla luce della disposizione dell’art. 54, comma 1, il quale prevede che “le amministrazioni e istituzioni interessate, a supporto dei prestatori di servizi di gioco, elaborino standard tecnici di regolamentazione”.
Le direttive previste non sono mai state elaborate, lasciando gli operatori nell’incertezza. Forse però qualcosa sta cambiando.


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 Anna Maria Rengo

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