Una serie di imposizioni mirate a “vessare” una categoria già provata da tempo: così gran parte dei gestori dei lidi in concessione legge le prescrizioni contenute nell’Ordinanza balneare 2026 della Regione Puglia.
Che, per certi aspetti, sembra voler trovare una soluzione all’inadeguatezza delle spiagge pubbliche creando una soluzione ibrida, che scontenta tutti.
Una spiaggia privata a cui si può accedere senza pagare ma utilizzandone, ad esempio, accessi per persone con disabilità obbligatori per legge o servizio di salvataggio.
Uno stabilimento, che ha dei costi di gestione piuttosto elevati tra tasse, bollette e stipendi del personale, per non parlare delle varie richieste da ottemperare in rispetto alla normativa vigente, come la differenziata e il divieto di vetro e plastica non compostabile, in cui il cittadino può entrare, portarsi bevande e cibo da casa e delegare lo smaltimento dei rifiuti gratis al personale pagato appositamente dal gestore del lido.
Sembra quasi che si cerchi di trovare un rimedio alla presenza chilometri di spiaggia libera privi di servizi igienici, differenziata, servizio di salvataggio e accessi per persone con disabilità, scaricando spese e responsabilità sui privati.
L’ordinanza 2026
Le nuove regole su fasce orarie, periodi di attività e libero accesso alle spiagge, unite alla possibilità per i bagnanti di introdurre cibo e bevande acquistati altrove, vengono presentate come una risposta ai rincari e alle polemiche che hanno caratterizzato le ultime stagioni estive.
Il rischio, però, è che si scarichi sui concessionari il peso di problemi ben più profondi e mai realmente affrontati sul lato pubblico: un intervento, insomma, che cerchi di compensare le inefficienze del pubblico imponendo nuovi vincoli al privato.
L’Ordinanza Balneare 2026 della Regione Puglia fissa la stagione ufficiale dal 23 maggio al 13 settembre, con l’obbligo di apertura degli stabilimenti dalle 9 alle 19. Il provvedimento disciplina l’utilizzo del demanio marittimo e introduce una serie di misure a tutela dei bagnanti e dell’ambiente: via libera all’introduzione di cibo e bevande dall’esterno anche nei lidi in concessione, divieto di plastica monouso con utilizzo consentito esclusivamente di materiali biodegradabili e compostabili, obbligo di garantire accessibilità e libero transito verso la battigia, possibilità di utilizzare ombrelloni e sdraio fino al tramonto e monitoraggio costante delle acque da parte di ARPA Puglia.
Ma proprio alcuni di questi aspetti stanno provocando la reazione degli operatori.
“Entrata selvaggia di cibo e bevande, tanto a pagare siamo noi”
Tra le voci più critiche c’è quella di Marcella Alessano, titolare del Lido Gandoli, secondo cui l’ordinanza rischia di trasformare gli stabilimenti in luoghi difficili da gestire dal punto di vista ambientale e organizzativo.
«Questa ordinanza che consente l’entrata selvaggia di generi alimentari non va bene», afferma. «Ci impongono giustamente il divieto di vetro sulla sabbia e l’utilizzo esclusivo di plastica compostabile. Ma cosa dovremmo fare noi ogni volta che arriva qualcuno con una borsa frigo? Aprirla e controllare se c’è vetro o plastica non conforme? Non dovrebbe essere compito nostro».
Secondo la concessionaria il problema non riguarda soltanto il danno economico per le attività di ristorazione presenti nei lidi, ma soprattutto la gestione dei rifiuti.
«Noi paghiamo operatori regolarmente assunti che a fine giornata controllano e separano ogni sacco della raccolta differenziata. Il problema è che nelle buste troviamo di tutto: residui di pasti, teglie, insalate di riso, cibo avanzato. Diventa una situazione disgustosa e alla fine il peso ricade completamente su di noi».
Altro nodo fondamentale è quello delle responsabilità derivanti dai nuovi obblighi: «Se un utente lascia del vetro sulla spiaggia e arriva un controllo, chi prende la multa? L’utente o il concessionario? Sono questioni fondamentali».
La titolare del Lido Gandoli respinge inoltre le accuse spesso rivolte alla categoria: «Siamo sempre dipinti come gli sceriffi, gli evasori o quelli che si sono appropriati della spiaggia. Non è così. Paghiamo una concessione e rispettiamo tutte le regole. Se il canone è considerato troppo basso non siamo noi a stabilirlo».
Per Alessano i numeri dimostrano che gli utenti continuano a preferire gli stabilimenti attrezzati: «Le spiagge sono aperte a tutti, ma appena arrivano servizi, pulizia, bagni e assistenza, i lidi si riempiono. Questo significa che il cliente cerca il servizio. Le spiagge libere sul nostro litorale esistono già e sono numerose. Per questo tutta questa pressione sui concessionari appare eccessiva».
Da qui l’appello al Governo affinché venga definita in modo chiaro e definitivo la questione delle concessioni: «Viviamo in una situazione di continua incertezza. Qualunque cosa facciamo veniamo accusati di essere nel torto. Eppure lavoriamo nel rispetto delle regole e investiamo quotidianamente sulle nostre strutture».
«Le ordinanze si rispettano, ma si crea confusione»
Altrettanto critico sugli effetti del provvedimento, è Marcello Carrino, proprietario del Sunbay di San Vito: «Le ordinanze sono leggi e vanno rispettate», premette. «Noi ci siamo adeguati immediatamente agli orari previsti, posticipando di mezz’ora sia l’apertura sia la chiusura. Dalle 9 alle 19 garantiamo tutti i servizi richiesti, compreso il salvamento».
Tuttavia, secondo Carrino, alcune disposizioni rischiano di generare tensioni e incomprensioni: «Dire al cittadino che può attraversare un lido privato per raggiungere il mare crea situazioni particolari, soprattutto in strutture che comprendono anche proprietà private. Noi ci adeguiamo, ma il problema è che si crea confusione sia tra gli esercenti sia tra i clienti».
Il nodo principale riguarda ancora una volta l’introduzione di cibo e bevande dall’esterno.
«Il primo effetto è evidentemente economico – spiega Carrino – Ma ce n’è un altro: si crea nel cittadino la percezione di avere un diritto assoluto all’interno di un’attività privata. È come entrare in un ristorante portandosi il pranzo da casa perché una norma lo consente».
Secondo il gestore del lido di San Vito esiste una disparità tra gli obblighi imposti ai concessionari e la situazione delle spiagge libere: «Nei lidi privati siamo soggetti a norme stringenti su sicurezza, assistenza, servizi e personale. Nelle spiagge pubbliche, spesso molto più affollate, mancano servizi igienici, salvamento e controlli. In teoria le regole esistono, ma nella pratica non vengono applicate con la stessa attenzione».
Il gestore teme che il nuovo impianto normativo finisca per trasferire sul privato problematiche che dovrebbero essere affrontate altrove.
«Sta emergendo la sensazione che tutte le criticità irrisolte delle spiagge pubbliche vengano scaricate sui lidi privati. Tra i balneari c’è ormai più rassegnazione che rabbia».
Anche sul tema dei controlli Carrino evidenzia una contraddizione: «Se un cliente attraversa il lido con una borsa frigo contenente vetro, come facciamo a impedirglielo? Già oggi è difficile far rispettare le regole ai nostri clienti. Figuriamoci a chi entra soltanto per raggiungere la spiaggia».
Servono più servizi, non più vincoli
Pur riconoscendo la necessità di garantire l’accesso al mare e il diritto dei cittadini a usufruire delle spiagge, molti gestori ritengono che la soluzione non sia aumentare gli obblighi per i concessionari, bensì investire nei servizi. Chi non vuole pagare uno stabilimento ha già a disposizione le spiagge pubbliche: il vero problema è che in molti casi lì mancano sicurezza, assistenza e servizi essenziali.
Da entrambe le testimonianze raccolte ai microfoni del CorrierediTaranto.it emerge, quindi, una critica comune: la sensazione che l’ordinanza balneare 2026, pur nata con l’obiettivo di ampliare diritti e tutele per i cittadini, finisca per attribuire nuove responsabilità ai concessionari senza affrontare le storiche carenze delle spiagge libere.
E mentre gli operatori si dichiarano pronti ad applicare ogni disposizione prevista dalla normativa, si chiede che anche il resto del sistema venga messo nelle condizioni di garantire gli stessi standard di sicurezza, pulizia e servizi che oggi vengono richiesti agli stabilimenti privati.
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