“Così percossa ed attonita la terra al nunzio sta”: questa citazione da Il cinque maggio di Manzoni descrive bene lo stato d’animo con cui Anffas Fabriano APS sta vivendo questo momento. A sentire l’assessore Serafini, invece, sembrerebbe che tutto si sia svolto nella normalità.
Abbiamo ascoltato, qualche tempo fa, la replica alla nostra intervista, rilasciata a Radio Gold, nella quale l’assessore ha affermato che il servizio del Centro Diurno “Un Mondo a Colori” sarebbe stato garantito con continuità e con la massima attenzione verso le persone con disabilità, anche durante il trasferimento nella nuova sede presso la struttura “C’era l’Acca”.
Ribadiamo quanto già dichiarato da Anffas Fabriano APS nella precedente intervista a Radio Gold: non è stato affatto così. Dispiace entrare in polemica con l’amministrazione, ma dall’intervista sembra che i familiari abbiano espresso lamentele immotivate. In realtà, la decisione ha inciso sulla vita di circa 40 famiglie, informate soltanto un mese prima del trasferimento da una struttura all’altra.
Riteniamo che si sia trattato di un’azione pesante per le persone con disabilità e per il loro benessere psicofisico, assunta senza il necessario coinvolgimento preventivo delle famiglie, dell’UMEA e degli altri soggetti interessati, e senza un adeguato preavviso né una reale concertazione.
Nessuno ha contestato il fatto che la precedente sede del Centro Diurno “Un Mondo a Colori” sia stata dichiarata vulnerabile rispetto ai nuovi parametri sismici. Ciò che contestiamo è il tempo perso e il modo in cui è stata gestita la comunicazione. Già nel febbraio 2025 il Comune di Fabriano era a conoscenza dell’esito negativo comunicato dalla Regione Marche, ma non ha informato tempestivamente le famiglie, l’UMEA e, presumibilmente, nemmeno le cooperative che gestiscono le due strutture. Contestiamo inoltre il luogo scelto per trasferire il Centro Diurno. Si è passati dagli attuali 700 metri quadrati a 150 metri quadrati, poi ampliati a 185 con l’aggiunta di moduli provvisori. Tali spazi sono stati sottratti alla struttura “C’era l’Acca”, privandola di ambienti utilizzati dalle persone con disabilità per attività laboratoriali e fisioterapia. A nostro avviso, questi spazi non sono sufficienti ad accogliere dalle 16 alle 18 persone con disabilità, oltre agli educatori, alle altre figure professionali e ai volontari che quotidianamente affiancano gli utenti.
L’assessore parla di un trasferimento temporaneo, ma non chiarisce che l’attuale sede dovrebbe diventare definitiva con l’aggiunta di ulteriori 200 metri quadrati, la cui realizzazione è prevista, secondo le stime, entro la fine del 2027. Quando si afferma che lo spazio occupato era sottoutilizzato dagli utenti del “C’era l’Acca”, si omette che, diversi anni fa, quello stesso spazio aveva ospitato il progetto “Forno 10”. Oggi, con questa scelta, si rischia di stravolgere il progetto originario di una struttura residenziale socio-educativa e riabilitativa, costruito con impegno nel corso degli anni. È vero, come ricordato nell’intervista, che quando si cambia casa possono verificarsi disagi. Tuttavia, chi affronta un trasloco dispone normalmente di un tempo adeguato a programmare il cambiamento; spesso almeno sei mesi. In questo caso, invece, le famiglie sono state messe davanti a una decisione già assunta, con tempi estremamente ridotti.
Anffas Fabriano APS, insieme ai rappresentanti di numerosi familiari delle due strutture, contesta in particolare:
• il costo ritenuto eccessivo della nuova struttura;
• la scelta di collocarla a ridosso dell’attuale sede del “C’era l’Acca”;
• la richiesta di ristrutturare la vecchia sede del “Mondo a Colori” totalmente ignorata;
• la rapidità con cui è stata assunta la decisione, senza interpellare adeguatamente le parti interessate;
• la mancanza di attenzione verso le esigenze specifiche delle persone con disabilità, trattate come se fossero semplici “pacchi postali”, e non persone con fragilità, abitudini, bisogni e diritti.
La totale chiusura della Giunta rispetto a qualsiasi proposta di collaborazione da parte nostra lascia profondamente perplessi. Anffas si è attivata per individuare preventivi di ditte disponibili a costruire la nuova struttura a costi decisamente più contenuti, ma tali proposte non sembrano essere state prese in adeguata considerazione.
A destare ulteriore preoccupazione è anche il silenzio dell’UMEA, dell’Ambito e dell’Unione Montana. Quest’ultima aveva inizialmente destinato 150.000 euro per restituire uno spazio di 50 metri quadrati al “C’era l’Acca” e per la sistemazione esterna; successivamente, anche a seguito della nostra insistenza, tale somma è stata aggiunta ai 600.000 euro già previsti per la nuova struttura.
A tutto questo si aggiunge un’altra preoccupazione. Abbiamo appreso che la Protezione Civile, di cui il Sindaco è la prima autorità, avrebbe presentato nel 2022/2023 un progetto finanziato con fondi PNRR che prevede anche la costruzione di una pista di atterraggio per elicotteri in caso di calamità.
Tale progetto sembra non tenere adeguatamente conto della presenza, nella struttura preesistente “C’era l’Acca”, di persone con disabilità particolarmente vulnerabili e spesso intolleranti ai rumori. Il rumore degli elicotteri e il caos che potrebbe generarsi, anche durante eventuali esercitazioni, rappresentano elementi di forte criticità per chi vive quotidianamente quella realtà.
L’ultimo episodio, avvenuto durante il Consiglio comunale, è stato per noi particolarmente grave: ci siamo sentiti trattati in modo inaccettabile. Avevamo chiesto che l’emendamento dell’opposizione fosse discusso come primo punto all’ordine del giorno. L’emendamento proponeva un’ulteriore variazione di bilancio di 500.000 euro, da aggiungere ai 750.000 già stanziati — 600.000 dalla precedente variazione di bilancio e 150.000 dalla Comunità Montana — per arrivare a 1.250.000 euro. Secondo noi, questa somma sarebbe stata sufficiente per ristrutturare la vecchia sede del “Mondo a Colori” e restituire al “C’era l’Acca” gli spazi sottratti.
La nostra richiesta nasceva anche da un’esigenza concreta: molti di noi hanno familiari con disabilità a casa e non potevano trattenersi a lungo in aula. Il presidente del Consiglio comunale ha però affermato di non poter accogliere la richiesta, richiamando il regolamento. Quando un membro dell’opposizione ha proposto di mettere la questione ai voti, Balducci ha risposto che la votazione sarebbe stata possibile. Tuttavia, la consigliera Pallucca del PD è intervenuta esprimendo di fatto la volontà della maggioranza di non procedere al voto.
Siamo quindi rimasti in aula ad ascoltare tutte le interpellanze della minoranza e le risposte della Giunta fino alle 18:30, quando ci è stato comunicato che l’emendamento non poteva essere discusso per un vizio di forma. Per noi è stato assurdo: se la Giunta ne era già a conoscenza, avrebbe dovuto dirlo subito, invece di lasciarci attendere per ore, forse sperando che ce ne andassimo.
A quel punto è scoppiata la protesta e abbiamo espresso tutta la nostra indignazione. La Sindaca, nonostante le ripetute sollecitazioni a parlarci e a darci una risposta, è rimasta a guardare il telefono senza mai alzare gli occhi. Non siamo noi a non essere degni di questa amministrazione: è questa Giunta che, con il suo comportamento, dimostra di non essere degna di noi. E lo diciamo con il rammarico di chi ha sempre pensato che le persone fragili devono essere difese e protette. Questa amministrazione ha dimostrato di essere insensibile, arrogante, prepotente e di infischiarsene della disabilità. Qualcuno a cui purtroppo dobbiamo dare ragione una volta ci ha detto: con voi non vengono bene nemmeno i selfie e quindi contate meno di zero. Siamo utili solo in campagna elettorale…
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